Porti, la sfida per l’Alto Adriatico: «Il 69% delle imprese sceglie Genova»

Il confronto in Arsenale promosso da Venice Sustainability Foundation. Paolo Costa: «Integrare Venezia, Trieste, Ravenna, Koper e Rijeka per attrarre le mega navi e riportare l’Adriatico al centro delle nuove rotte»

Giorgio Barbieri

 

L’Alto Adriatico come nuova porta d’Europa, con una governance per i suoi cinque scali - Venezia, Trieste, Ravenna, Koper e Rijeka - in modo tale da metterli nelle condizioni di esprimere pienamente il proprio potenziale. È il messaggio emerso ieri dal convegno «Porti, interporti e corridoi. Venezia e l’Alto Adriatico come porta dei traffici verso l’Est», organizzato all’Arsenale di Venezia durante il Salone nautico da Venice Sustainability Foundation.

Dai dati illustrati nel corso dell’incontro è emerso che il 69% delle imprese venete continua a scegliere Genova come primo porto per le esportazioni e che tra il 2025 e il 2021, sul totale di 10,2 milioni Teu di aumento movimentati, il 56% si è concentrato nei porti olandesi e belgi, il 23% nei porti spagnoli, mentre i porti dell'Alto Adriatico hanno costituito solo il 4,1%.

Ed è stato Paolo Costa, presidente del comitato scientifico di Venice Sustainability Foundation nonché ex sindaco di Venezia ed ex ministro dei Trasporti, a delineare con maggiore forza il nodo strategico dell’Adriatico.

«Il Nordest italiano», ha detto, «si trova a un bivio che lo pone di fronte a un paradosso strutturale. L’arco portuale altoadriatico è il più vicino al baricentro dell’Europa economica, ma il suo ruolo è oggi relegato a una doppia condizione di marginalità che mina la prosperità produttiva del suo territorio: la difficoltà nel far risalire l’Adriatico alle meganavi e quella di attraversamento ferroviario del confine italo sloveno».

Costa ha insistito soprattutto sulla necessità di creare un vero sistema integrato tra i cinque scali. «La strada maestra per convincere i grandi carrier a risalire l’Adriatico con le mega portacontainer è creare la scala di attività integrando i cinque scali di Ravenna, Venezia, Trieste, Koper e Rijeka in un sistema unitario con una propria governance», ha affermato. Una visione che assegna a Venezia un ruolo preciso: diventare «infrastruttura abilitante per il lato occidentale» dell’intero sistema logistico dell’Alto Adriatico.

Sul ruolo di Venezia si è soffermato anche Renato Brunetta, presidente di Venice Sustainability Foundation, che ha definito porti, interporti e corridoi «non soltanto infrastrutture», ma «una scelta strategica sul futuro di Venezia, del Nordest e dell’Italia nella nuova geografia economica europea». Per Brunetta, le trasformazioni geopolitiche e commerciali in atto rendono le infrastrutture «strumenti essenziali di politica industriale, ambientale e di proiezione internazionale».

Nel suo intervento l’ex ministro ha rilanciato il ruolo storico della città lagunare. «Venezia, che per secoli ha costruito la propria forza sulla capacità di connettere mare, terra e mercati, può tornare a essere un laboratorio europeo di questa visione», ha dichiarato, aggiungendo che «l’Alto Adriatico non è una periferia del Mediterraneo, ma una frontiera avanzata dell’Europa verso l’Est e verso il mondo».

Una visione condivisa anche da Simone Venturini, sindaco eletto della città lagunare, che ha collegato il futuro della città alla sicurezza energetica, industriale e logistica europea, indicando Venezia e Porto Marghera come snodi strategici dei nuovi corridoi verso il Mediterraneo e l’Indo-Pacifico.

«Ripensare alle porte di accesso dell’Europa verso il mondo è una priorità strategica e Venezia può giocare un ruolo da protagonista», ha affermato, citando anche il peso delle grandi realtà industriali presenti sul territorio, da Fincantieri a Leonardo. Secondo il sindaco eletto, Porto Marghera «può giocare un ruolo da protagonista in fatto di sicurezza energetica e industriale nazionale».

Nel corso dell’incontro è emerso anche il tema delle connessioni ferroviarie e della multimodalità, considerati decisivi per rafforzare la competitività dell’Adriatico. Il direttore generale dell’Autorità portuale, Roberto Mantovanelli, ha ricordato gli investimenti previsti entro il 2026 per il potenziamento delle connessioni ferroviarie e stradali, superiori a 62 milioni di euro, oltre allo sviluppo della piattaforma Montesyndial e alle opportunità legate alla Zona logistica semplificata.

A fare da sfondo all’intero confronto è stata l’idea di una Venezia chiamata a tornare snodo internazionale logistico ed energetico. Un progetto che, nelle intenzioni dei promotori, punta a trasformare l’Alto Adriatico in una porta d’Europa capace di intercettare i nuovi flussi commerciali globali e di riportare il Nordest al centro delle grandi direttrici economiche continentali.

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