Indipendenza energetica a Nordest: «Sfruttare le centrali elettriche»

Federico Testa (Presidente di Magis): «Riprendiamoci gli impianti idroelettrici. E per la benzina serve un taglio strutturale dei prezzi»

Edoardo Bus
Il Nordest punta a sfruttare le centrali elettriche
Il Nordest punta a sfruttare le centrali elettriche

Più energia da fonti rinnovabili, meno tasse sulla benzina e un impulso forte per arrivare all’autonomia energetica anche regionale. È questa, in estrema sintesi, la ricetta che propone Federico Testa per affrontare la crisi energetica innescata dalla guerra in Medio Oriente. Testa è presidente di Magis – già Agsm Aim e leader energetico del Nord Est – oltre che grande esperto del settore, che frequenta a vario titolo da quarant’anni.

Federico Testa, Presidente Magis
Federico Testa, Presidente Magis

Presidente, a suo giudizio quanto è grave la situazione internazionale?

«È davvero molto seria, e ha conseguenze sia dal punto di vista energetico sia per quanto riguarda la competitività delle imprese. Nel primo caso, basti pensare al fatto che importiamo molto gas liquefatto dal Qatar (l’11% del totale, ndr). Si tratta di sette miliardi di metri cubi che arrivano a Rovigo e potrebbero non arrivare più o comunque essere destinati ad altri Paesi, che oggi diventano nostri competitor su tutte le fonti energetiche. Quanto alle imprese, ciò che accade nello stretto di Hormuz potrebbe portare le navi ad evitare il canale di Suez, per circumnavigare l’Africa, con impatti pesanti per le nostre forniture di tutte le materie prime in arrivo da Oriente».

Questo significherebbe un allungamento dei tempi ed una crescita dei costi...

«Certamente, se le merci in arrivo dalla Cina o da Ceylon prendessero questa rotta alternativa significherebbe allungare i tempi di due settimane, con evidenti costi maggiori, oltre che mettere a rischio i nostri porti, da Genova a Venezia. Gli armatori, infatti, potrebbero ritenere più efficace dirigersi su Anversa, per poi far transitare le merci verso l’Europa da questo porto».

Questa crisi quanto durerà e con quali costi?

«È impossibile dirlo, dipenderà dall’evoluzione della situazione internazionale e da quanta competitività riusciremo a mantenere nel tempo».

Come affrontare quindi, nel breve, la contingenza?

«Le accise mobili ce le siamo già “giocate” e comunque erano un’operazione dal respiro corto. Bisognerebbe seriamente mettere mano al prezzo della benzina, che è influenzato per più della metà dalle tasse. Visto che lo Stato ottiene un’Iva maggiore dall’aumento del costo del combustibile ci sarebbe lo spazio per intervenire in permanenza sulla tassazione, almeno proporzionalmente all’aumento del gettito dell’Iva».

Quanto alla situazione del gas, che arriva comunque da Paesi a rischio, quali rimedi propone?

«Diversificare le fonti e sviluppare l’autoproduzione, ovvero la produzione nazionale. In tante zone del nostro Paese il metano nel sottosuolo c’è e va estratto. È vero che nel mare Adriatico comporta qualche problema di subsidenza, ma è anche vero che se la Croazia estrae metano nello stesso mare il problema si potrebbe creare comunque senza ottenerne il minimo beneficio energetico».

E poi c’è il grande tema delle rinnovabili, che stanno crescendo, ma nel 2025 ancora il 59 per cento dell’elettricità italiana è stato prodotto da fonti fossili. Tra i grandi paesi europei l’Italia è quello in cui è più alta la quota di energia prodotta ancora in questo modo .

«È vero, qualche passo avanti è stato fatto e anche noi come Magis stiamo contribuendo molto. Ma qui a Nord Est dovremmo affrontare alla radice il problema, facendo una battaglia per ottenere le rendite clamorose dei nostri impianti idroelettrici. Mi chiedo perché su 34 concessioni ben 31 debbano essere appannaggio di un grande operatore pubblico romano (che Testa non nomina ma è Enel, ndr). Veneto e Friuli così non dispongono di margini da centinaia di milioni di euro, che invece potrebbero servire a sviluppare ulteriormente le infrastrutture energetiche».

Se avessimo del tempo a disposizione per programmare due mosse decisive per sviluppare la nostra competitività e non dover più dipendere dall’estero, a quali attività guarderebbe?

« In primis alla crescita delle rinnovabili, visto che c’è lo spazio ed il clima per farlo; in Spagna, per esempio, sono al 60% di produzione e inoltre la tecnologia ha portato progressi anche sul fronte della capacità di accumulo. E poi, io non ho pregiudizi sul nucleare, soprattutto nei momenti di picco dei consumi energetici trovo sia giusto ragionare anche su questa modalità di produzione, peraltro utilizzata da decenni nella vicina Francia. Non è per domani, ma certamente ci vorrebbero più di cinque anni». —

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