Danieli-Shinagawa, via libera a FreeEste. Si riapre la partita del punto franco
L’Autorità portuale firma per l’insediamento dell’azienda che produrrà polveri da colata nell’Interporto di Trieste. Consalvo: «Ora fare chiarezza definitiva sull’applicazione»

La joint venture Danieli-Shinagawa ottiene l’autorizzazione a produrre in regime di punto franco nelle aree di Bagnoli della Rosandra gestite da Interporto Trieste.
La firma del presidente dell’Autorità portuale Marco Consalvo è arrivata sottotraccia nelle scorse settimane, dopo il parere favorevole dell’Agenzia delle Dogane. Era il tassello mancante per il decollo del progetto nippofriulano per la realizzazione di polveri da colata da impiegare nei processi di laminazione dell’acciaio.
Dopo questo primo disco verde, sarà ora l’analisi di materie prime e produzioni a dire se e in quali ambiti del progetto saranno applicabili realmente le agevolazioni fiscali e doganali. Come sempre, però, la via è stretta perché la piena attuazione del regime dei punti franchi manca sempre dell’inserimento della questione nel Codice doganale dell’Unione europea.
E se l’Agenzia delle Dogane promette di fare il possibile nelle condizioni date, l’Autorità portuale spinge perché si faccia finalmente chiarezza sull’attuazione dell’extradoganalità, da cui passa la possibilità di riconoscere alle aziende operanti a Trieste la facoltà di importare componenti da paesi extra Ue ed esportare il prodotto finito ancora una volta fuori dall’Unione europea, senza pagare i dazi d’importazione imposti da Bruxelles. A ciò si somma poi il versamento dell’Iva posticipato fino all’uscita delle merci da Trieste, già vigente per tutte le attività logistiche e noto come differito doganale.
La possibilità di esenzioni non è dunque una certezza, ma la vicinanza al porto, le infrastrutture ferroviarie e i vantaggi fiscali per la parte logistica hanno convinto a prescindere le due multinazionali. Il progetto industriale sarà condotto dalla joint venture Shinagawa Danieli Advanced Materials, che produrrà polveri da colata di nuova generazione. Le polveri creano uno strato fluido tra le piastre di colata e il flusso di acciaio liquido a 1.500 gradi, lubrificando le superfici, prevenendo difetti e rendendo possibile una velocità di colata più elevata, come quella praticata nei nuovi impianti elettrici a basse emissioni.
E qui si spiegano le ragioni di un’alleanza che unisce le competenze dei giapponesi nell’ambito delle tecnologie refrattarie e quelle dei friulani nell’ingegneria dei macchinari per la produzione di acciaio.
Interporto Trieste sta ultimando costruzione e allestimento della palazzina destinata a uffici e laboratori, che affiancheranno la parte industriale ospitata in una porzione dei capannoni ex Wärtsilä. L’installazione dei macchinari comincerà a giorni e, assieme ai test, richiederà qualche mese, con l’avvio delle linee a metà 2027, dopo l’individuazione dei fornitori. Danieli non commenta la notizia, limitandosi a far sapere che il progetto procede senza intoppi.
L’investimento complessivo si aggira attorno ai 12 milioni di euro (reperiti grazie a un finanziamento agevolato Frie tramite CiviBank-Sparkasse) e si tradurrà nell’assunzione di oltre 30 addetti fra operai e tecnici specializzati, parte dei quali impiegati nella ricerca per lo studio delle miscele. Numeri leggermente ridimensionati rispetto alle previsioni, ma le aziende già valutano un raddoppio del sito, che ad oggi occupa 5.000 metri quadrati fra superfici coperte e spazi per la logistica e avrà una capacità produttiva di 10.000 tonnellate all’anno di polveri, con un fatturato stimato di 30 milioni.
Ma la vicenda industriale si lega a Trieste con l’eterna questione del sempre inespresso punto franco , rimasta irrisolta anche dopo le aspettative suscitate dieci anni fa dal decreto ministeriale del 2017. Dopo aver firmato l’autorizzazione all’insediamento, il presidente dell’Adsp Conslavo manda allora un messaggio chiaro: «L’extradoganalità deve essere assolutamente garantita, perché rappresenta la forza di Trieste e siamo convinti ci siano sul piano normativo tutte le condizioni per consolidarne l’attuazione. Altrimenti sarebbe un passo indietro e non va bene. I rapporti con la Dogana sono eccellenti e avremo mododi chiarire definitivamente questa partita». Su cui tuttavia manca ancora una volta il passo definitivo del governo italiano nei confronti della Commissione europea, con l’esplicita richiesta dell’inserimento dell’extradoganalità triestina nella regolamentazione Ue. Un passo promesso da governi di ogni colore, incluso l’attuale, ma mai realizzato.
Franco Letrari, direttore territoriale dell’Agenzia delle dogane del Fvg, sottolinea intanto «l’ottima sinergia fra istituzioni e privato, che fa sì che altre due importanti aziende investano sull’area di FreeEste dopo Bat e Innoway. Ora si aprirà una fase due per definire processi di lavorazione e prodotti utilizzati. Si troveranno certamente soluzioni positive applicando le regole attualmente in vigore».
Riproduzione riservata © il Nord Est








