Concessione Padova-Brescia, la scadenza è a ostacoli: rischio rinvio per la holding

Lo stop di Art (ente di vigilanza) e il contenzioso al Tar complicano il passaggio di gestione. Pesa anche il debito di 158 milioni della concessionaria verso lo Stato

Sabrina Tomè
L'autostrada A4
L'autostrada A4

Somiglia a quelle tratte autostradali costellate di cantieri con conseguenti code e rallentamenti prima dell’agognato casello, il percorso che porterà alla scadenza della concessione della A4 Brescia-Padova, il prossimo 31 dicembre. L’ostacolo che si è frapposto nel raggiungimento del traguardo è il parere 65 dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti.

L’Art, nella sua veste di ente di vigilanza, ha in sostanza detto al ministero di Matteo Salvini che i documenti presentati dalla società di gestione A4 Holding, controllata da Abertis, in vista di fine anno, non vanno bene. E questo per effetto di un debito di 158 milioni della concessionaria verso lo Stato, rispetto al quale c’è l’«obbligo di azzeramento entro la scadenza della concessione». Lo “scoperto” è legato alla mancata attuazione di investimenti previsti, a fronte di pedaggi regolarmente incassati.

Ma su questo aspetto A4 Holding è netta: quei soldi non sono dovuti perché a causare i ritardi è stato il ministero, rallentando l’approvazione dei Piani economici finanziari, non aumentando i pedaggi e, conseguentemente, rendendo impossibile l’attività della concessionaria. E su queste contrapposte posizioni, ecco il secondo ostacolo: l’apertura di un contenzioso anche davanti al giudice, il Tar del Lazio.

I pareri di Art

La data decisiva è dunque il 31 dicembre quando, alla scadenza della concessione, il ministero dei Trasporti dovrà decidere se procedere con nuova gara oppure attraverso affidamento diretto secondo il modello dell’in house e in tal caso entrerebbe in scena Cav, società di Regione e Stato.

Per arrivarci, però, serve prima l’esame del Piano economico finanziario di A4 Holding da inviare al Comitato interministeriale Cipess. Art ha analizzato il documento relativo al periodo 2018- 2026 e a luglio ha pubblicato il suo primo parere destinato al ministero. Secondo tale valutazione i documenti andavano rivisti inserendo le spese per pagare i sistemi di telepedaggio, l’adeguamento alle nuove regole per i pedaggi, i guadagni da attività commerciali, il canone da dare ad Anas, l’inflazione. E poi c’è la questione dei mancati investimenti, con riferimento alla Valdastico Nord. A4 Holding ha inviato il materiale chiedendo una risposta entro 10 giorni per poi trasmettere il tutto al ministero.

Si è arrivati così al primo ottobre, quando il presidente di Art Nicola Zaccheo si sofferma sul debito di 158 milioni sostenendo che vista l’impossibilità «di procedere al relativo riassorbimento entro la naturale scadenza della concessione, fissata al 31 dicembre 2026, mediante una modifica delle tariffe applicabili alla medesima annualità, il saldo delle poste figurative a debito non può essere considerato definitivamente acquisito da parte del concessionario, né può essere trasferito nel valore di subentro.

Il concessionario è pertanto tenuto ad impegnarsi nell’Atto Aggiuntivo a corrispondere al concedente un importo corrispondente alla quota residua di tale debito assicurando in caso di eventuale differimento temporale il rispetto del principio di neutralità finanziaria». Infine «permangono elementi ostativi alla prosecuzione dell’iter procedimentale relativo alla proposte del Pef», rendendo necessario che Pef e Pfr siano «opportunamente corretti».

La concessionaria

Per A4 Holding il debito di 158 milioni è imputabile ai minori ricavi legati a ritardi del ministero nell’approvazione dei Piani economici finanziari e nel mancato adeguamento dei pedaggi. E quindi nessuna somma è dovuta allo Stato.

La questione è ora oggetto di un contenzioso davanti al giudice amministrativo: sarà il Tar del Lazio a decidere chi dovrà coprire la cifra. E comunque lo scontro, secondo la concessionaria, non inciderà sulla scadenza del 31 dicembre: se proroga ci sarà, non sarà legata alla questione economica, ma a lungaggini burocratiche nella definizione della successione. La società sta insomma “preparando gli scatoloni” nel senso che ritiene di aver trasmesso tutta la documentazione richiesta e necessaria e confida ora nell’indizione di una gara per la nuova gestione. L’eventuale affidamento in house potrebbe, al contrario, aprire altri fronti di contenzioso.

La Regione Veneto

Ma la contestazione di Art rispetto alla necessità di azzerare il debito è destinata a incidere sui progetti e sui tempi della Regione Veneto con riferimento al progetto dell’in house?

A Palazzo Balbi sono convinti che non ci saranno ripercussioni. Sul fronte economico viene escluso infatti che il subentrante debba dare soldi all’attuale concessionario e pertanto la contrapposizione resta tra A4 Holding e ministero, destinata a non incidere sulla successione nella gestione. Non si temono slittamenti nella scadenza: se ci saranno, fanno capire a Venezia, saranno contenuti e da attribuire esclusivamente alle complessità burocratiche delle procedure di subentro.

Art deciderà a novembre la concessione autostradale tipo: un passaggio decisivo per un’altra concessione in scadenza, l’A22 AutoBrennero.

Riproduzione riservata © il Nord Est