Bilanci di previsione approvati: l’Autorità portuale di Trieste è operativa
Chiuso in breve tempo l’esercizio provvisorio imposto alle 16 Adsp per il ritardo del disco verde da parte del Mef

Allarme rientrato nei porti italiani, dopo che il ministero dell’Economia ha approvato i bilanci di previsione 2026 delle 16 Autorità portuali, permettendo al ministero dei Trasporti di comunicare agli enti l’uscita dall’esercizio provvisorio. La gestione economico-finanziaria delle Adsp entra in un regime ordinario, consentendo ai presidenti di mettere in campo quanto programmato.
La posizione del Mit
Il via libera ai bilanci di previsione offre al ministero dei Trasporti l’occasione per diramare una nota affilata, che risponde a quanti avevano paventato che l’esercizio provvisorio fino ad aprile (come da lettera inviata alle Authority sotto Natale) nascondesse la volontà di Roma di congelare le iniziative dei presidenti, in attesa che la riforma dei porti trasferisca al centro la regia sugli investimenti infrastrutturali che saranno gestiti dalla nuova spa pubblica Porti d’Italia.
«Ancora una volta – scrive il ministero – qualcuno ha tentato di sovrapporre la narrazione alla realtà, alimentando letture forzate che nulla hanno a che vedere con i fatti. La verità è semplice e documentata: completato l’iter istruttorio da parte del Mef, il Mit ha approvato i bilanci di tutte e 16 le Autorità di sistema portuale. Un passaggio che non rappresenta né un’eccezione né una criticità, ma l’applicazione di una prassi consolidata, seguita sotto governi di ogni colore politico, per una corretta vigilanza a tutela della trasparenza e della buona gestione delle risorse pubbliche».
E ancora: «Chi oggi prova a trasformare un adempimento tecnico ordinario in un presunto segnale di allarme sceglie consapevolmente di confondere i piani, insinuando dubbi dove non esistono e alimentando tensioni inutili in un settore che richiede invece stabilità, affidabilità e visione. Non esiste alcun commissariamento, né formale né sostanziale. Esiste un sistema portuale che opera regolarmente, con conti controllati, procedure rispettate e piena continuità amministrativa garantita, grazie al coinvolgimento degli organi competenti così come previsto dall’ordinamento».
Il bilancio di Trieste
A leggere il documento approvato lo scorso novembre dal comitato di gestione dell’Autorità portuale di Trieste e Monfalcone, si rileva un quadro positivo sul versante finanziario, pur in presenza di «innumerevoli variabili negative che hanno caratterizzato lo scenario internazionale a partire dal 2022». Il bilancio di previsione fissa le entrate a 307.742.355 euro e le uscite 564.138.269 euro, con il pareggio raggiunto grazie all’impiego di 256.395.913 euro provenienti dall’avanzo di amministrazione degli esercizi precedenti. L’avanzo di amministrazione previsto al 31 dicembre 2026 vale invece 15.914.649 euro.
Cifre importanti, dovute alla grande mole rappresentata dal Fondo complementare al Pnrr, assegnate negli anni scorsi e superiori ai 400 milioni. Risorse dovute ai molti investimenti infrastrutturali in corso a Trieste, che spiegano dunque la dimensione delle uscite e pure la capacità di ripianare il segno negativo con l’avanzo.
Lo scenario
La relazione programmatica è firmata dall’allora commissario straordinario Donato Liguori, oggi tornato in pianta stabile nel ruolo di direttore Mit con delega ai Porti. E vi si ritrovano tutte le difficoltà e i punti di forza che saranno oggetto di verifica nel corso dell’anno, tra guerra in Ucraina, crisi mediorientale, attacchi Houthi nel Mar Rosso, dazi Usa e rallentamento dell’industria europea.
Variabili negative che pongono «non poche difficoltà per delineare un ipotetico panorama previsionale sull’andamento del traffico del nostro sistema portuale», che nello specifico vive la rottura dell’alleanza Msc-Maersk, con la previsione (centrata quasi millimetricamente) di un -20% dei volumi container nel corso del 2025, che fa di Trieste l’unico scalo nordadriatico a segnare risultati calanti.
Liguori resta però ottimista sul medio periodo, evidenziando come l’Adriatico orientale sia il bacino portuale europeo cresciuto di più negli ultimi 15 anni: Trieste, Capodistria e Fiume registrano un +177% dei traffici, di molto superiore al +45% del Mediterraneo occidentale e al +16% degli scali nordeuropei.
Ciò che la relazione non poteva prevedere è l’avvenuta ripresa di un servizio transoceanico di Msc su Trieste. Mentre resta aperta la questione dei 180 milioni per il progetto di Servola, che il neopresidente Marco Consalvo ha indicato come assoluta priorità da chiarire con il Mit già entro gennaio.
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