Ascopiave chiude l’era Cecconato, dopo gli scontri la sfida è la crescita

La multiutility al cambio del vertice con conti ai massimi. Dopo le tensioni esplose tra holding e Comuni ora sul tavolo un piano da 675 milioni e i nuovi equilibri

Roberta Paolini

Il lungo ciclo di Nicola Cecconato arriva al capolinea e, con l’assemblea del 3/4 giugno, in Ascopiave si chiuderà una stagione durata quasi un decennio. Ma più che un semplice avvicendamento manageriale, quello che si prepara nella multiutility veneta assomiglia alla conclusione di una complessa partita di potere sotterranea tra i Comuni soci, holding Asco ed esili equilibri politici. La successione non segna soltanto l’uscita di scena dell’uomo che ha guidato una profonda trasformazione; rappresenta anche il tentativo di riportare il baricentro della governance da una leadership accentrata a un sistema più collegiale, capace di ricomporre fratture che negli ultimi mesi avevano assunto i contorni dello scontro giudiziario.

Cecconato lascia una società molto diversa da quella ereditata. Nei nove anni alla guida ha sommato su di sé (per volontà della stessa Holding di controllo essendo il gruppo quotato) le leve strategiche del gruppo, ricoprendo contemporaneamente il ruolo di presidente, ad e, dal 2022, anche quello di direttore generale. Una struttura verticale costruita in una fase straordinaria della storia aziendale, quando Ascopiave ha ridisegnato radicalmente la propria identità attraverso operazioni miliardarie, negoziati con colossi come A2A e Hera e una progressiva metamorfosi da utility tradizionale a player focalizzato sulle reti energetiche regolamentate.

Paradossalmente la sua uscita non arriva in un momento di debolezza industriale. Il gruppo ha chiuso il 2025 con un Ebitda record di 154,1 milioni di euro. Il patrimonio netto ha raggiunto gli 856 milioni, mentre il capitale investito ha superato 1,5 miliardi. Numeri che testimoniano una società con una dimensione ormai lontana da quella della utility locale.

Eppure la tenuta dei numeri non è bastata a preservare quella politica. Il logoramento del consenso attorno alla figura di Cecconato si è consumato dentro Asco Holding, la cassaforte dei Comuni soci che esercita il controllo della società. Nel febbraio scorso la holding ha chiesto una modifica statutaria che avrebbe impedito la contemporanea presenza in consiglio e nella direzione generale, introducendo una incompatibilità sostanzialmente costruita attorno alla struttura di poteri consolidata negli anni dall'amministratore uscente. Formalmente la richiesta è stata poi ritirata, ma il messaggio era ormai arrivato a destinazione: il ciclo era considerato concluso. La lista presentata da Asco Holding ha escluso Cecconato e disegnato una governance fondata su una diarchia. Alla presidenza dovrebbe salire Giovanni Zoppas, manager con un lungo percorso tra industria e grandi gruppi, Benetton, Coin, Thélios, Tecnica Group, già presente nell'universo Ascopiave. A Stefano Faè andrà invece il ruolo operativo di amministratore delegato.

Ma mentre il ricambio nella maggioranza procedeva lungo binari relativamente ordinati, la partita vera si spostava sul terreno delle minoranze. La presentazione della lista promossa dai Comuni di Segusino e Spresiano ha aperto uno scontro dai contorni quasi surreali. L'esclusione della lista da parte del cda uscente per presunte irregolarità procedurali ha innescato una battaglia legale culminata in un ricorso d'urgenza davanti al Tribunale di Venezia. Sul tavolo non c'era soltanto un problema formale: il rischio era che l'intera assemblea di rinnovo potesse essere travolta da un contenzioso capace di paralizzare la società.

La risposta del consiglio è stata un capolavoro tattico: revoca dell'assemblea a poche ore dall'udienza e rinvio di tutto a giugno. Una scelta che ha sterilizzato il ricorso cautelare, disinnescando il pericolo immediato. Il compromesso è emerso nelle settimane successive. I Comuni ribelli hanno rinunciato a ripresentare proprie liste e il ruolo di minoranza è stato progressivamente ricondotto nell'alveo di ASM Rovigo. La nuova architettura appare oggi blindata e l'assemblea dovrebbe limitarsi a certificare un equilibrio già raggiunto lontano dai riflettori.

Ascopiave esce dall'era Cecconato con un piano industriale da 675 milioni di euro di investimenti e una sfida che richiederà capacità esecutiva più che visione strategica. Il gruppo punta a portare l'Ebitda a 191 milioni entro il 2029, ma per finanziare la crescita l'indebitamento potrebbe avvicinarsi ai 911 milioni. E su questo il nuovo board avrà lavoro da fare, se la stagione della crescita non vuole considerasi conclusa.

 

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