Aeroporti, Catania chiama i big: Save e Mundys studiano il dossier

Gara da 300 milioni di euro. Il polo del Nordest ha presentato la manifestazione di interesse

Giorgio Barbieri
La pista d'atterraggio dell'aeroporto di Catania
La pista d'atterraggio dell'aeroporto di Catania

La partita entra nella fase decisiva e attira i grandi nomi delle infrastrutture europee.

L’aeroporto di Catania Fontanarossa, insieme allo scalo di Comiso, si prepara alla gara per la cessione della quota di maggioranza della Sac, la società di gestione, in un’operazione che potrebbe ridisegnare gli equilibri aeroportuali del Mediterraneo e che vede già muoversi player italiani e internazionali.

Tra i più attenti ci sono Save e Mundys, ma il dossier interessa anche fondi infrastrutturali, operatori aeroportuali e capitali sovrani.

Nei giorni scorsi il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha mandato un messaggio politico chiaro: il governo sostiene apertamente il percorso di privatizzazione e guarda già a un possibile riassetto più ampio del sistema aeroportuale siciliano, coinvolgendo in prospettiva anche Palermo e Trapani.

Sul mercato andrà almeno il 51% della Sac. Secondo le valutazioni circolate negli ultimi mesi, l’intera società potrebbe valere tra 500 e 600 milioni di euro, portando il valore teorico del 51% tra 255 e 306 milioni.

I nomi che guardano al dossier spiegano da soli la rilevanza industriale della gara. Mundys, società attiva nel settore infrastrutture presieduta da Alessandro Benetton, valuta questo asset insieme a diversi altri. Ma grande attenzione arriva anche dal Nordest.

Anche Save, la società che gestisce il polo aeroportuale del Nordest con Venezia, Treviso e Verona, osserva con interesse il dossier Catania all’interno di una strategia di crescita per linee esterne. Il gruppo guidato dal presidente Enrico Marchi e dall’Ad Monica Scarpa ha già inviato una manifestazione di interesse e studierà il dossier.

Secondo le ricostruzioni di mercato, il fronte dei potenziali concorrenti è molto ampio. Tra i soggetti citati figurano F2i attraverso 2i Aeroporti, rafforzata dall’operazione con Cdp Equity, il fondo sovrano di Abu Dhabi Adq, oltre ai grandi operatori internazionali Aena, Ferrovial, Vinci Airports, Groupe ADP, Corporación América, già presente in Italia con il sistema Firenze-Pisa, fino a Fraport e Royal Schiphol Group.

La procedura prevede manifestazioni di interesse entro il 3 giugno 2026. Dopo la verifica dei requisiti, i soggetti ammessi potranno accedere alla documentazione e presentare una prima offerta con piano industriale. Solo successivamente si arriverà alle offerte vincolanti. Alla fase finale potranno accedere al massimo cinque concorrenti, con una soglia minima di 80 punti su 100.

Dietro la gara c’è soprattutto una questione industriale. Nel 2025 l’aeroporto di Catania ha raggiunto circa 12,5 milioni di passeggeri, ma la crescita del traffico impone nuovi investimenti per aumentare capacità e qualità dei servizi, migliorare la gestione dei picchi stagionali e integrare realmente lo scalo di Comiso. Il contratto di programma 2024-2027 prevede oltre 340 milioni di investimenti, mentre il piano di lungo periodo guarda a un fabbisogno complessivo di circa 1,3 miliardi fino al 2049 tra nuova pista, terminal, parcheggi, viabilità e intermodalità ferroviaria e metropolitana.

Il ministro Urso ha sottolineato la valenza geopolitica dell’operazione, sostenendo che «gli aeroporti di Catania e Comiso rappresentano il più importante asset strategico per lo sviluppo dell’isola». Il ministro ha collegato la centralità della Sicilia anche agli attuali equilibri internazionali e alle tensioni nel Golfo Persico, osservando come l’isola possa rafforzare il proprio ruolo nelle rotte tra Oriente e Occidente e tra Nord e Sud del mondo.

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