Wauters: «Rossignol su Montebelluna centro R&D dove investiremo»

L’amministratore delegato del gruppo francese: «Questo territorio è un unicum»

Giorgio Barbieri

«A Montebelluna non abbiamo una semplice fabbrica, ma un vero e proprio centro di ricerca e sviluppo. Qui vinciamo medaglie ai massimi livelli con scarponi da sci alpino, nordico, pattinaggio artistico e, più recentemente, nel trail running».

Parola di Vincent Wauters, dal 2020 amministratore dello storico gruppo francese Rossignol (337 milioni di ricavi) che in provincia di Treviso, nel cuore del distretto dello Sportsystem, possiede uno stabilimento all’avanguardia con i marchi Rossignol Lange e Risport Skates. Rossignol è sinonimo di sport invernali ed è inevitabile partire dalle Olimpiadi, che vedranno un centinaio di atleti gareggiare sotto le insegne del brand francese.

Con Milano-Cortina 2026 che tipo di ciclo economico si apre per il settore degli sport invernali?

«Ci sono due grandi dinamiche da considerare. Oggi, in un contesto segnato da incertezza, pressione e ansia diffuse, vediamo sempre più persone cercare l’esperienza in montagna. E anche quando manca la neve, le persone continuano a scegliere la montagna, praticando altre attività sportive. La seconda dinamica è che quello degli sport invernali resta un mercato maturo. In termini di volumi complessivi la crescita è limitata. In questo scenario emergono i marchi più autentici e Rossignol è uno dei pochi brand realmente coinvolti nello sport a tutti i livelli, dai club giovanili fino alla Coppa del mondo».

Che peso ha oggi l’Italia per il gruppo Rossignol?

«È un mercato fondamentale. L’Italia è sul podio dei nostri Paesi chiave, dopo Francia e Stati Uniti. Qui realizziamo una quota molto rilevante del nostro fatturato e impieghiamo circa il 20% dei dipendenti del gruppo. È un Paese speciale, anche per la qualità del talento e delle competenze. Qui abbiamo funzioni centrali come l’abbigliamento e il direct-to-consumer, oltre allo stabilimento e centro di eccellenza di Montebelluna».

Arriviamo proprio al distretto Asolo-Montebelluna, riferimento mondiale dello Sportsystem. Che ruolo svolge oggi per Rossignol?

«Montebelluna è un unicum. Nel mondo esistono solo due grandi poli per la calzatura sportiva ad alte prestazioni: uno negli Stati Uniti, a Portland, e uno qui. La forza del distretto sta nella combinazione di un grande bacino di talenti, brand forti e una competizione sana e positiva tra professionisti e aziende. Il nostro stabilimento di Montebelluna non è solo una fabbrica ma un centro R&D capace di eccellere in diverse discipline».

Sono previsti ulteriori investimenti su Montebelluna?

«Assolutamente sì. Il footwear è al centro della nostra strategia futura e Montebelluna diventerà sempre più un polo avanzato di ricerca e sviluppo. Stiamo investendo in design e risorse tecniche e non escludiamo, in prospettiva, di mettere questo know-how anche al servizio di altri brand in ambiti diversi. Questo potrebbe portare a ulteriori investimenti».

Quanto è centrale il rapporto con gli atleti nello sviluppo dei prodotti?

«È essenziale. Molti brand di montagna stanno spostando il focus verso l’urban fashion. Noi invece vogliamo restare un brand globale di sport di montagna, profondamente legato alla performance. Gli atleti sono il cuore di tutto: non solo per i risultati, ma per il loro carattere e la loro credibilità. Progettiamo con loro, testiamo con loro».

Guardando al futuro, quali sono le direttrici principali di investimento del gruppo?

«Direi tre. La prima è restare fedeli al nostro core: innovazione, performance e stile. La seconda è la diversificazione per diventare un vero brand di sport di montagna, non solo di sci, riducendo la dipendenza dalle condizioni nivologiche. La terza è la sostenibilità: non si può essere impegnati sulla montagna senza assumersi responsabilità ambientali. Stiamo lavorando su energia, materiali riciclati, tracciabilità e riduzione delle emissioni».

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