Vendita Snaidero, sindacati favorevoli: «Può essere la svolta»
Trattativa con Colombini Group, per Cgil, Cisl e Uil closing in tempi brevi per il rilancio del brand: «Positiva l’acquisizione da parte di un gruppo industriale»

Parlano di possibile svolta positiva e di rilancio del marchio dopo anni di crisi. I rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil approvano la trattativa, che è avviata a una positiva conclusione, per la vendita di Snaidero a Colombini Group, azienda marchigiana leader nel settore dell’arredamento e del design, che annovera brand noti come Febal e Bontempi.
Proprio ieri, a margine di un incontro sui corsi di formazione obbligatori per i lavoratori, i sindacalisti hanno avuto un primo contatto con le maestranze, circa 260 dipendenti in contratto di solidarietà in deroga fino al febbraio del 2027.
E il clima che si respirava in fabbrica, dove si lavora a singhiozzo pochi giorni la settimana per l’esiguità degli ordini, era finalmente di sollievo.
«Sapevamo che si era aperto un tavolo di trattative per la cessione di Snaidero», commenta Massimo Minen della Feneal Uil, «ma non pensavamo che si fosse a un punto così avanzato. Siamo molto favorevoli a questa ipotesi, è un po’ quello che chiedevamo da anni, ovvero un progetto industriale serio e concreto. Certo, finché non si metteranno le firme nero su bianco sugli atti conclusivi, restiamo cauti, non vogliamo creare false aspettative o speranze tra i dipendenti, disillusi dall’andamento degli ultimi tempi. Però siamo convinti che questa potrebbe essere la svolta che attendevamo. Anche le Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie) dello stabilimento sono d’accordo, in tanti hanno tirato un sospiro di sollievo. Da parte dell’attuale proprietà non abbiamo avuto ulteriori conferme a quanto trapelato oggi riguardo la trattativa con Colombini Group. Abbiamo chiesto ai vertici aziendali di convocarci non appena ci saranno novità o si creeranno le condizioni per la chiusura. Saranno previsti investimenti nella produzione, è il cambio di passo tanto agognato».
Sulla stessa lunghezza d’onda Carlo Cimenti della Fillea Cgil. «Non ci lasciamo trasportare dall’entusiasmo, ci vuole prudenza finché non avremo certezze», spiega il sindacalista, «però le trattative lasciano ben sperare in una conclusione favorevole. Auspicavamo l’arrivo di un gruppo industriale che, a differenza di un fondo di investimento, ha sicuramente una visione differente che può aiutare l’azienda a riprendersi. Alla Snaidero serve un vero e robusto rilancio dopo anni difficili. C’è bisogno di un’inversione di tendenza in tempi brevi per non perdere un pezzo di storia industriale di questa regione». Intanto dal 21 aprile l’azienda ha aperto l’opportunità delle uscite volontarie per dipendenti vicini alla pensione o per altri motivi, ma finora, in queste due settimane, non ci sono state adesioni alla proposta.
L’interesse di Colombini Group (con sede a San Marino) per le cucine friulane si è manifestato all’inizio del 2026 e ha portato a una due diligence lampo, conclusa positivamente nell’arco di un paio di mesi, che dovrebbe portare entro l’inizio dell’estate a un nuovo assetto societario con l’ingresso di Colombini Group nel capitale di Snaidero. Con quale quota non è ancora dato sapere. Certo è invece che gli attuali azionisti resteranno tutti, pur diluiti. Dal fondo IDeA CCR II (in fase di passaggio da DeA Capital a Green Arrow Capital), che oggi detiene il 36% del capitale, a Invitalia (34%), Friulia (29%), Amco e la famiglia Snaidero (Edi, Elvia e Finsnaidero con lo 0,5%). Quote che erano state recentemente ridefinite con un aumento di capitale da 7 milioni, a valle del quale Invitalia e Friulia avevano aumentato il proprio peso. Ora, a distanza di poco più di due mesi, l’assetto è destinato a cambiare nuovamente per effetto dell’operazione che restituirà il timone dell’azienda a un player integralmente industriale.
Riproduzione riservata © il Nord Est








