Snaidero chiude il reparto verniciatura: 28 esuberi

Indetto lo stato di agitazione. I sindacati: «Dal 2018
a oggi gestite 100 uscite, ma il tempo della responsabilità è finito. L’azienda ritiri la decisione»

Maura Delle Case
La sede dell’azienda Snaidero a Majano
La sede dell’azienda Snaidero a Majano

aura Delle Case / Majano

Continua la crisi alla Snaidero di Majano. Dopo l’ennesimo periodo di ammortizzatori sociali attivato lo scorso mese di novembre, l’azienda mercoledì ha incontrato le parti sociali e annunciato l’intenzione, allo scadere del contratto di solidarietà a fine gennaio, di chiudere il reparto verniciatura ed esternalizzare la funzione. Si profilano dunque 28 esuberi, tanti i lavoratori in forze al reparto, che si vanno ad aggiungere ai 34 gestiti nel corso dell’ultimo anno. Una decisione inaccettabile per Carlo Cimenti, Sonia Quatrida e Massimo Minen, segretari territoriali di Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil, che ieri hanno proclamato lo stato di agitazione e inviato una richiesta alla Regione affinché convochi un tavolo di crisi per affrontare, con urgenza, la situazione della fabbrica friulana di cucine, di cui i sindacalisti intendono investire anche il Comune di Majano. Un richiamo al quale ha dato una prima risposta ieri il governatore Fvg, Massimiliano Fedriga, ricordando che la Regione ha sempre dato il proprio supporto, con tutti gli strumenti a disposizione, sia ai lavoratori che alle imprese.

l’appello alle istituzioni

L’accorata richiesta d’intervento che le parti sociali rivolgono alle istituzioni si lega anche al fatto che il 42% della società è detenuto da soggetti pubblici – Friulia, la finanziaria della Regione Fvg, con il 9%, e Invitalia, l’agenzia nazionale per lo sviluppo controllata dal ministero dell’Economia, per la quota restante – con quest’ultima che nel non lontano 2023 ha iniettato in Snaidero 15 milioni di nuova liquidità a sopporto di un piano industriale mai decollato. E di investimenti che – sempre a sentire il sindacato – latitano.

«Siamo di fronte a una situazione molto seria e preoccupante, che vede l’aggravarsi di un lungo periodo di crisi, che perdura dall’ingresso di Dea Capital come socio di maggioranza nel 2018 e ha visto un massiccio utilizzo di ammortizzatori sociali» ha esordito Cimenti ricordando che nell’arco dei 7 anni la forza lavoro si è già ridotta di 100 unità.

Risparmio di un milione

L’annunciata chiusura del reparto verniciatura arriva dunque come una mazzata, che a sentire i sindacati non è avvalorata dai numeri – «parliamo di un risparmio di appena un milione l’anno» –, che a sentire la Rsu rischia di incidere sulla qualità del prodotto e che, non ultimo, ha il sapore della mancata riconoscenza nei confronti degli importanti sacrifici compiuti dai lavoratori negli ultimi anni che hanno pagato economicamente, con riduzioni – a raccontarlo sempre la Rsu – del 30/40% delle buste paga a causa dei continui ricorsi agli ammortizzatori sociali.

cambio della proprietà

«I tempo della responsabilità è finito di fronte a una scelta unilaterale, inaccettabile nel metodo e nel merito, che deve essere ritirata» ha aggiunti Cimenti rivolgendo, insieme ai colleghi, un appello al socio di maggioranza, il fondo IDeA Ccr II, ancora per poco controllato da DeA Capital che si prepara a cederlo a Green Arrow Capital, uno dei principali operatori indipendenti nel panorama degli investimenti alternativi e sostenibili in Italia, con tutta probabilità all’inizio dell’anno prossimo. Un riassetto societario che interviene dunque nel pieno della crisi di Snaidero.

I sindacati denunciano la mancanza di un piano industriale dell’azienda. «Dal 2018 a oggi – ha dichiarato Minen – abbiamo visto avvicendarsi due amministratori delegati (prima Massimo Manelli, ora Alessandro Trivillin), ma mai un vero piano industriale: solo riposizionamenti di mercato che si sono rivelati infruttuosi e continue riduzioni di personale».

Per Minen la decisione di chiudere il reparto «essendoci le condizioni per un rinnovo degli ammortizzatori è ancora più inaccettabile. Chiediamo all’azienda e ai soci di parte pubblica quel senso di responsabilità che lavoratori e sindacato hanno dimostrato in questi anni per supportare le prospettive di rilancio dell’azienda». «Chiediamo di mettere in campo – ha concluso Quatrida – tutti gli strumenti disponibili per tutelare lavoratori, lavoratrici e un’azienda che resta un patrimonio di questa regione».

La difficoltà di Snaidero affonda le radici indietro nel tempo. L’ingresso del fondo, che nel 2018 ha rilevato la maggioranza della società nell’ambito dell’accordo ex art 182 bis non ha portato al rilancio atteso, complice anche una situazione di mercato non facile, con il Covid prima e la complessa situazione geopolitica internazionale di oggi. Il 2024 si era chiuso per l’azienda con 49,2 milioni di ricavi, in calo rispetto ai 52 dell’anno precedente, e con un una perdita di 6,8 milioni, questa ridotta rispetto al rosso di 10 milioni dell’ultima riga del conto economico 2023. E ancora, il bilancio dello scorso anno presentava un indebitamento di 27,7 milioni, non una cifra particolarmente rilevante di per sé che lo diventa però se misurata sui ricavi complessivi dell’azienda. Considerato il massiccio ricorso alla cassa integrazione ordinaria prima e al contatto di solidarietà poi, che come detto hanno portato le giornate lavorate a una media di 1, 2 a settimana per lavoratore, difficilmente il bilancio di quest’anno chiuderà con risultati brillanti. Contattato telefonicamente, ieri Trivillin ha preferito non rilasciare dichiarazioni.

Stando a quanto comunicato dai sindacalisti, l’ad sarà in breve affiancato da un nuovo Chief of operations, Dante Giacomelli, chiamato a Majano dall’azienda francese del gruppo.

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