Smart glasses, l’incognita privacy frena la corsa di EssilorLuxottica

Il Garante di Amburgo mette sotto esame i Ray-Ban Meta. Nel mirino il Led poco visibile e il consenso sui dati. L’azienda non vede un impatto concreto sulle vendite

Giorgio Barbieri

 

 

Non ci sono solo le tensioni tra gli eredi di Leonardo Del Vecchio e il confronto sulla governance di Delfin a pesare su EssilorLuxottica. Un secondo fronte si è recentemente aperto attorno a uno dei prodotti sui quali passa una parte importante delle prospettive di crescita del colosso dell’occhialeria con le radici ad Agordo: gli smart glasses sviluppati insieme a Meta. Un rischio diverso, che riguarda il prodotto, la privacy e le regole che potrebbero condizionarne lo sviluppo.

L’ultimo segnale è arrivato dalla Germania. Il 10 settembre il Commissario di Amburgo per la protezione dei dati e la libertà d’informazione ha pubblicato un lungo rapporto tecnico e giuridico sui Ray-Ban Meta AI Glasses. Non è una sanzione, non vieta la commercializzazione degli occhiali e non formula contestazioni direttamente nei confronti di EssiLux, ma mette sotto esame alcune caratteristiche centrali del prodotto.

Il Garante ha analizzato gli occhiali, l’app Meta AI e i flussi di dati, arrivando persino a smontare il dispositivo. Il punto di partenza è la difficoltà per chi si trova davanti a chi li indossa di capire che cosa stia accadendo. È proprio questa discrezione a diventare un problema. Tanto che l’authority scrive che gli occhiali «sono per loro natura più simili a una bodycam», una telecamera indossata sul corpo, che a un telefonino.

Il rapporto si concentra quindi sul Led bianco frontale che dovrebbe avvertire chi viene ripreso. «Il semplice lampeggiare di un Led non indica in modo sufficiente che vengono registrati video e audio», aggiunge il rapporto. I test hanno quindi mostrato che adesivi o altri sistemi possono impedire alla luce di essere visibile lasciando comunque funzionare il dispositivo. La conclusione è che per rispettare gli obblighi di trasparenza potrebbero essere necessarie ulteriori forme di avvertimento, come comunicazioni verbali o pittogrammi. Ma nel caso dell’utilizzo di Meta AI «i requisiti per un consenso valido saranno spesso praticamente impossibili da soddisfare nelle situazioni quotidiane».

Ancora più delicato è l’utilizzo delle informazioni raccolte per addestrare l’intelligenza artificiale. Il rapporto distingue infatti fra l’uso dell’Ai per rispondere a una richiesta dell’utente e il successivo impiego dei dati per migliorare i modelli di Meta. C’è poi il riconoscimento facciale. Nell’applicazione i tecnici di Amburgo hanno trovato tabelle di database i cui nomi rimandano a volti e gruppi di volti. Erano vuote e sul punto l’autorità è molto prudente: «Non è stata trovata alcuna prova che venisse effettuato il riconoscimento facciale». Ma aggiunge che le strutture individuate «indicano chiaramente la possibilità di implementarlo».

Il dossier tedesco non è isolato. Il 12 agosto l’organizzazione per i diritti digitali HateAid aveva presentato una denuncia contro Meta, EssilorLuxottica e alcuni retailer tedeschi, sostenendo che i Ray-Ban Meta possono violare le norme contro i dispositivi utilizzabili per registrazioni nascoste. Sul punto la procura di Francoforte ha avviato una verifica preliminare. Si tratta di accuse ancora da accertare, ma quel giorno Meta perse in Borsa il 3,38% e EssilorLuxottica il 4,28%, da 171,75 a 164,4 euro, con volumi quasi triplicati rispetto alla seduta precedente.

Il fronte è aperto anche negli Stati Uniti. Il 4 marzo è stata depositata in California la prima di una serie di proposte di class action. I ricorrenti contestano la promessa secondo cui gli occhiali sarebbero stati «designed for privacy», sostenendo che contenuti condivisi con Meta AI sarebbero potuti arrivare ad esterni incaricati di classificare dati per migliorare l’intelligenza artificiale. Meta ha replicato che foto e video restano sul dispositivo a meno che l’utilizzatore scelga di condividerli e che, quando ricorre a personale esterno per esaminare contenuti inviati a Meta AI, adotta misure per evitare che vengano visionate informazioni identificative. Dal 4 al 9 marzo Meta perse l’1,17%, Essilux il 5,4%.

La questione è rilevante perché gli smart glasses sono ormai tutt’altro che marginali. EssiLux li considera uno dei motori della propria trasformazione. A giugno l’ad Francesco Milleri, presentando una nuova collezione con Meta, rivendicava di essere stato tra i primi a portare gli smart eyewear sul mercato e indicava l’obiettivo di «raggiungere sempre più persone». Nei risultati semestrali il gruppo ha poi indicato la crescita dei wearable dotati di Ai tra i fattori che sostengono il business. Interpellata dal Financial Times, EssilorLuxottica ha affermato di non vedere un impatto concreto sulle vendite, pur assicurando di prendere seriamente le preoccupazioni sulla privacy.

È questo il punto industriale. Le contestazioni non riguardano una caratteristica marginale, ma ciò che rende gli occhiali innovativi: videocamera sempre disponibile, registrazione senza mani, analisi attraverso l’Ai di ciò che vede chi li indossa e possibile utilizzo dei dati. Eventuali interventi regolatori potrebbero imporre modifiche al software, sistemi di segnalazione più evidenti o limitazioni ad alcune funzioni. Non significa che accadrà e, inoltre, il tema potrebbe riguardare più i software di Meta che l’hardware di Essilux (le montature). Ma al confronto sulla governance di Delfin si aggiunge un’altra incognita: quella sul futuro di uno dei prodotti sui quali EssiLux ha costruito una delle sue maggiori scommesse industriali.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © il Nord Est