Prosecco, i dazi non frenano le bollicine: boom in Francia, Asia ed Est Europa
Nei primi cinque mesi del 2026 le vendite negli Usa calano rispetto al 2025, ma crescono sul 2024. Bene Francia, Est Europa e Asia: «Gli spumanti piacciono e il Prosecco avrà sempre buon mercato»

Il Prosecco non si è lasciato intimorire dai dazi. Anzi. Nei primi 5 mesi del 2026 le vendite a volume sono cresciute del 9% negli States rispetto allo stesso periodo del 2024 (senza dazi), e sono calate del 6,4% rispetto al 2025 solo a causa dell'effetto scorta dei primi mesi di quell’anno.
Non solo. Il Prosecco ha avuto anche la forza di guardarsi altrove: i mercati consolidati si sono rinforzati e, in più, si sono aperti nuovi varchi, fino a qualche anno fa considerati impercorribili. Le bollicine ora stanno seducendo l’Oriente (Thailandia e Cina, in primis) e dominando le terre dello champagne segnando un aumento dell’8%.
L’analisi
I dati emergono dall’ultima edizione del Wine monitor redatto da Nomisma. Il quadro, confrontato con tutti gli altri vini è uno dei più rosei a livello nazionale. La ricerca si riferisce al Prosecco Dop, che aggrega al suo interno i risultati della denominazione Doc, quella del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene Docg e quella dell’Asolo Montello.
«Il Prosecco tiene: in questi 5 mesi rispetto al 2025 perde circa un 2,2% a valore e un 1,5% a volume, niente rispetto agli altri vini», spiega Denis Pantini, responsabile del Nomisma Wine Monitor, che analizza il trend dei 10 principali mercati «La Russia, tra i top 10 mercati di destinazione, si conferma il mercato più dinamico con una crescita a doppia cifra: 75,1% a valore e 79,4% a volume. I primi due mercati di sbocco mostrano segnali di debolezza: gli Stati Uniti calano del 12,5% a valore e 6,4% a volume mentre il Regno Unito perde l’11,3% a valore e l’8,8% a volume. Continua, invece, a crescere l’export in Francia, che dopo un 2025 in forte spolvero, registra un ulteriore aumento del 13,4% a valore e del 12,7% a volume».
I mercati emergenti
«Ci sono dei mercati, soprattutto quelli che escono dai soliti contesti tradizionali, che stanno crescendo», sottolinea Pantini, che però specifica alcuni dettagli. Secondo il responsabile della ricerca, la performance migliore la starebbe operando il Doc, che sta dimostrando di avere un ottimo riscontro soprattutto in mercati consolidati come quello francese, che negli ultimi anni ha avuto un exploit, riuscendo a surclassare anche la Germania: «La Francia cresce sia rispetto al 2025 che al 2024, in questi primi 5 mesi stiamo assistendo ad una crescita molto importante».

Pantini spiega i motivi: «Sta andando forte la moda dell’aperitivo, dello spritz, ma comincia a piacere anche il Prosecco puro». Non solo Francia. A riservare grandi sorprese è anche il mercato dell’Est Europa: dalla Polonia alla Repubblica Ceca, dalla Romania, alla Slovacchia. Secondo Nomisma sono tutti mercati in crescita a doppia cifra percentuale. Poi c’è il mercato del Centro Sud America con il Messico che segna una crescita quest’anno di quasi 16%, del 90% a valore.
Gli asiatici
I mercati emergenti che hanno fatto un balzo maggiore in termini percentuali sono, però, quelli asiatici: Thailandia, Giappone e Cina. «Quello cinese è un mercato interessante perché in un momento di calo dei consumi di vino rosso, che ha sempre rappresentato più del 90% del totale delle richieste, i consumatori cinesi più giovani stanno guardando con attenzione ai bianchi e, soprattutto, agli spumanti: il Prosecco ne sta beneficiando», commenta Pantini.
Gli States
«I dazi hanno condizionato il mercato degli Stati Uniti, falsando i primi 5 mesi dell’anno scorso. Le vendite sono aumentate per paura della maggiorazioni doganali, ma nonostante questo assistiamo a una tenuta che si traduce in una crescita rispetto al 2024».
Pantini sottolinea come i dazi abbiano creato una bolla: «Il timore dei dazi ha portato a spedire molto più prodotto di quello che il mercato riusciva ad assorbire per il semplice motivo che gli importatori volevano evitare di pagare di più».
La Gdo
Nomisma ha analizzato anche il mercato della Grande distribuzione, il terreno in cui il Prosecco è più forte. Le prime tre denominazioni vendute a livello nazionale sono il Prosecco Doc, il Conegliano Valdobbiadene Docg e il Franciacorta.
Il Prosecco ha un peso di circa il 27% delle vendite totale degli spumanti a valore. Il Conegliano il 20% e il Franciacorta l’8%.
Se si considerano i primi 6 mesi di quest’anno, il Doc cresce a volume del 10% sul 2025, il Valdobbiadene Conegliano Docg del 5% e il Franciacorta del 6%, per tutti una crescita superiore alla media del settore spumanti del 3,4%. A trainare è il Doc che esporta 6 volte tanto rispetto alla Docg, 600 milioni di bottiglie contro 100 milioni d Docg. «Si tratta di un effetto sistemico positivo, entrambe le denominazioni possono giocarsela sulla base delle proprie peculiarità e distintività», chiude Pantini.
L’intervista
Si è parlato di bolla, di mercato drogato, di punto di non ritorno. Oggi che l’export è ripartito, gli addetti al settore sminuiscono i timori dei dazi, quello che un anno fa sembrava una condanna.
Settimo Pizzolato, presidente del gruppo vinicolo, distillati e liquori di Confindustria Veneto Est, scatta una fotografia del comparto con l’intento di fare chiarezza.
Presidente, è giusto parlare di bolla?
«Sicuramente si può parlare di confusione. Con la paura dei dazi c’è stata una corsa a caricare i container, un’ansia partita dalla fine del 2024 in previsione del 2025. Dopo questa corsa, durante l’anno siamo stati tutti un po’ più fermi. Nel frattempo sono aumentati anche i costi. Quindi è stato riscontrato un certo rallentamento. Alcuni hanno alzato i prezzi, altri li hanno tenuti uguali, qualcuno ha fatto mancare la merce nei i magazzini, e si è creata un po’ di confusione. Quest’anno invece è tornata la regolarità. Le vendite stanno andando bene, le aziende negli Stati Uniti hanno consolidato un’ottima reputazione e immagine».

Oggi come è la situazione?
«C’è un dato che può essere esemplificativo, quello delle vendite nelle catene di supermercati che ci dice che le vendite del Prosecco, ma anche di vini come il rosato, stanno avendo un incremento molto interessante».
Gli States non sono però il primo mercato per il Prosecco.
«No, il numero uno continua ad essere la Germania, a cui seguiva l’Inghilterra, la Francia e al quarto posto gli Stati Uniti. Negli ultimi anni si sono invertite le posizioni di Francia e Uk, con un sorpasso dei francesi».
E poi ci sono i mercati emergenti, dall’Est Europa all’Asia.
«Sì, ci sono mercati emergenti che stanno conoscendo il prosecco ed è importantissimo per noi, ma i numeri non sono paragonabili con i primi mercati di destinazione».
Perché il mercato dei vini è in caduta libera, mentre il Prosecco si salva?
«Se guardiamo gli altri vini in tutta Italia è veramente una situazione preoccupante, noi qui siamo molto fortunati perché c’è un intero territorio che lavora per questo. E poi il motivo principale riguarda il consumatore».

È cambiato il consumatore?
«Sì, certo. Siamo diventati tutti giovani, anche i sessantenni e oltre: beviamo il vino soprattutto nelle occasioni degli aperitivi, cerchiamo qualcosa di fresco. Il cambiamento è questo».
Il mercato del vino bianco non cresce quanto quello del Prosecco.
«Non è solo questione di vino bianco, ma della bollicina che va molto, piace perché è leggera, e qua si spiega perché il Prosecco sta vendendo molto in Francia. Lo Champagne fa quasi 13 gradi, il Prosecco 11. È molto più leggero, è molto più semplice il consumo e l’occasione d’uso è piacevole».
Cosa ci dobbiamo aspettare nel prossimo futuro?
«Il Prosecco avrà sempre buon mercato, non possiamo pensare che ci sarà crisi del Prosecco, sarà sempre uno dei vini che tiene, non solo in Italia, ma anche nei Paesi europei. Gli spumanti piacciono, stiamo vedendo interesse anche per lo spumante di Pino Grigio».
Tornando alla questione del territorio, a volte assistiamo a delle rivalità tra le varie denominazioni, soprattutto quando nel caso della Doc sono stati assegnati 6.000 nuovi ettari. Arriveremo ad una pacificazione?
«Questo è un tema che stiamo affrontando come Gruppo vignaioli di Confindustria Veneto Est. Siamo sicuri che questa situazione cambierà con l’ingresso delle nuove generazioni. Loro sapranno superare queste rivalità. Il Prosecco è nato sulle colline, questo è assodato, ma ora c’è un intero territorio che lo produce. Sono convinto che sia necessario aprirsi mentalmente. Bisogna diventare tutti imprenditori e continuare a raccontare le nostre tradizioni. Le nuove generazioni che guideranno le cantine sulle colline sapranno aprirsi e nascerà una bellissima collaborazione».
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