Pratic, Durì traccia la linea per crescere: «Destagionalizzare prodotti e mercati»
Il manager scelto dal nuovo azionista StellaGroup racconta le strategie di sviluppo dopo l’uscita degli Orioli. «Un’azienda da non stravolgere ma da valorizzare»

Destagionalizzare per crescere. Allargando il portafoglio prodotti e aprendo nuovi mercati. È la strategia che intende perseguire il nuovo amministratore delegato di Pratic, Marco Durì, dallo scorso mese di gennaio al vertice della storica azienda friulana produttrice di pergole. Il primo manager alla guida della società estraneo alla famiglia fondatrice, che nel 2023 ha venduto il 100% delle quote al francese StellaGroup.
Dopo un biennio di transizione affidato alle cure di Edi Orioli, figlio di uno dei due fondatori, Bruno (l’altro era il fratello Giuseppe), nonché quattro volte vincitore della Parigi-Dakar. Un testimone importante, quello ricevuto da Durì, che testimonia da un lato la fiducia di chi ha fatto la storia di quest’azienda e di chi oggi ne detiene la proprietà, che al tempo stesso dimostra così l’investimento sul territorio e le sue forze migliori. Nessuna volontà di uniformare, allineare o standardizzare, bensì quella di valorizzare i propri brand.
«Ringrazio gli Orioli e la proprietà per la fiducia di cui sento tutta la responsabilità», esordisce il nuovo ad, friulano doc – 52 anni, originario di Mortegliano –, «il gruppo ha capito che questa è un’azienda da non stravolgere ma valorizzare. Cercherò di farlo insieme a un gruppo di persone molto valide».
Il 2025 per Pratic si è chiuso a 56,5 milioni, in leggera flessione rispetto ai ricavi dell’anno precedente che erano stati pari a 57. Ha tenuto anche il margine Ebitda adjusted, che si è confermato intorno al 31 per cento. «Possiamo dire che è stato un anno di assestamento, dopo il boom post Covid», ha spiegato l’Ad ricordando che nel 2022 l’azienda aveva toccato gli 80 milioni e che, in generale, l’anno scorso è andata meglio della media del mercato delle protezioni solari.
«Il budget per il 2026 è di 61 milioni» ha aggiunto anticipando che i primi cinque mesi sono andati bene, «abbiamo registrato un più 10% sullo stesso periodo dell’anno precedente, ma sarei prudente: non abbiamo ancora risentito dei disturbi derivanti dalla situazione in Medio Oriente, qualcosa lasceremo sul campo».

La strategia per la crescita nel medio-lungo termine è destagionalizzare prodotti e mercati. Quello delle tende e delle pergole solari è tradizionalmente un mercato legato alla primavera-estate, che rallenta durante l’autunno e l’inverno. «Dobbiamo pensare a integrare la nostra gamma di prodotti, un percorso già avviato con i primi complementi d’arredo, e puntare a mercati controstagionali.
Un esempio? Il Medio Oriente, dove non siamo presenti», spiega Durì ricordando che nel momento di assestamento del mercato l’estero è quello che ha sofferto di più. «Dobbiamo recuperare in Francia, Germania e Olanda, anche grazie alla presenza in questi Paesi delle altre aziende del gruppo con cui possiamo sviluppare importanti sinergie». E poi gli Stati Uniti, «dove abbiamo una piccola attività di esportazione che deve diventare strategica».
StellaGroup conta 13 brand divisi in tre business unit, 560 milioni di ricavi e 2.400 dipendenti di cui una media di 235 è occupata a Fagagna. La fabbrica friulana, fondata nel 1960, è la flagship nella business unit outdoor. Nata dalla produzione di cappottine, nel tempo si è evoluta passando dalle tende solari per arrivare alle pergole bioclimatiche, vere e proprie estensioni delle abitazioni, in alcuni casi concepite come spazi stand alone. Prodotti di fascia alta, che danno forma a nuovi spazi, progettati nei minimi dettagli, all’esterno ma anche all’interno, con vetri scorrevoli, tende, illuminazione a led e accessori.
Alla crescita del brand si è accompagnata quella del sito produttivo, passato – grazie alla visione dello studio di architettura Geza di Udine – che ha visto più ampliamenti, così essenziali nel disegno e nell’integrazione con l’ambiente circostante da essersi meritato diversi premi a livello internazionale.
Agli investimenti su strutture, prodotti e non ultimo energia – sui tetti dell’impresa sono installati pannelli fotovoltaici per una potenza di circa 800 kW che coprono tra il 35 e il 40 per cento del fabbisogno –, Pratic ne ha affiancati anche alcuni dedicati ai dipendenti, tra i quali la realizzazione di una palestra interna. Investimenti che proseguiranno, assicura Durì: «In particolare su macchinari e impianti, che da sempre, in Pratic, sono all’avanguardia».
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