Pnrr, i tempi dei progetti. «Difficoltà per personale e procedure complicate»

Relazione della Corte dei Conti sullo stato di attuazione: alcuni ritardi recuperati, ma restano criticità. Nel Nord Est è arrivato il 17,7% dei finanziamenti mentre Sud e Isole insieme assorbono il 44%

Sabrina Tomè
I binari del tram a Padova, progetto finanziato dal Pnrr
I binari del tram a Padova, progetto finanziato dal Pnrr

La parte del leone la fa il Mezzogiorno: Sud e Isole insieme assorbono il 44% dei finanziamenti Pnrr. Il Nord Est si accontenta del 17,7% delle risorse (8,4 miliardi), dietro al Centro che incamera il 20,1% e al Nord Ovest che raggiunge il 18%. È la distribuzione geografica dell’iniezione di fondi così come fotografata dalla Corte dei Conti che ha approvato la relazione sullo stato di attuazione del Pnrr negli enti territoriali aggiornato al 28 agosto 2025, analizzando gli aspetti legati alla gestione finanziaria, all’evoluzione della spesa e alla rendicontazione dei progetti. Tra le criticità più diffuse emerge la carenza di personale. E, in Veneto, con Padova capofila, vengono denunciati ritardi nell’arrivo dei fondi dal Mef con conseguente crisi di liquidità per l’ente locale e l’ipotesi ventilata di ricorrere a un mutuo-ponte per far fronte ai pagamenti.

Il quadro generale

Il documento esprime qualche preoccupazione a livello nazionale sui tempi di completamento degli interventi, pur in presenza di situazioni eterogenee. I dati sul rispetto del cronoprogramma indicano la «presenza di lievi ritardi per circa la metà dei progetti» anche se figura «un recupero dei ritardi iniziali durante la fase in corso, lasciando presupporre un’accelerazione nella realizzazione del cronoprogramma in vista delle scadenze prefissate».

Alla fine dell’estate 2025 risultava impegnato il 59,2% dei 60,8 miliardi di euro necessari agli interventi, mentre i pagamenti si aggiravano intorno al 30% del costo complessivo, che salgono a quasi il 32% (oltre 15 miliardi) se si considerano le sole risorse Pnrr (47,5 miliardi).Vengono lamentate carenze nel coordinamento tra amministrazioni titolari e soggetti attuatori; difficoltà nel raccordo tra livelli statali, regionali e locali; insufficiente integrazione tra strutture politiche e apparati tecnici.

«Ricorre il tema della fragilità organizzativa di molti enti locali, aggravata dalla carenza di personale tecnico specializzato e dall’elevato turn-over, che incide negativamente sulla continuità amministrativa dei progetti», si legge.

Il problema del personale

Veneto e Friuli Venezia Giulia condividono il problema della carenza di personale tecnico amministrativo. In Veneto la maggior parte dei comuni capoluogo non ha fatto ricorso a professionisti esterni, preferendo avvalersi dei soli esperti assegnati dalla Regione. Vicenza ha fatto assunzioni a tempo determinato a carico del bilancio comunale, ma con difficoltà di reperimento di personale tecnico. Belluno ha evidenziato criticità legate alla mancata sostituzione di dipendenti andati in pensione e all’aumento dei carichi. La sezione regionale ha segnalato che «pur essendo garantito il supporto operativo degli esperti, persistono problemi di capacità amministrativa e di reclutamento che possono incidere sul rispetto dei target e delle scadenze del Piano».

Lamentati inoltre ritardi nell’aggiornamento dei dati sulla piattaforma nazionale, tali da non rispecchiare lo stato reale dei progetti. Il quadro veneto riflette quello delineato dal Friuli Venezia Giulia dove si pone l’accento sulle «problematiche connesse a rallentamenti nella realizzazione di progetti» che «spesso, sono riconducibili a complessità nell’iter tecnico-amministrativo e autorizzatorio. Difficoltà sono state rilevate nei rapporti con i soggetti appaltatori e nell’acquisizione di pareri e autorizzazioni». La Sezione regionale si sofferma sulle difficoltà relative agli avvicendamenti di tecnici negli uffici comunali, sulle crisi finanziarie delle ditte appaltatrici e sui loro inadempimenti.

I definanziamenti

Stando ai dati del maggio scorso erano attivi in Friuli Venezia Giulia 1.544 interventi, spalmati fra 226 enti attuatori. Alcuni progetti sono stati definanziati e sostituiti da fondi statali (a Porcia, Udine e Pordenone, mentre per la cabinovia Trieste-Porto vecchio Carso i fondi Pnrr sono stati sostituiti da quelli statali per oltre 48,7 milioni di euro).

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