Nasce P49, una start up che pone l’uomo al centro dell’intelligenza artificiale

Il fisico Federico Faggin lancia la sfida con due imprenditori e un avvocato. Ecco le tre piattaforme che sono il cuore del progetto

Filippo Tosatto
Da sinistra Gianfranco Masello, Federico Faggin, Marco Greggio e Andrea Camporese
Da sinistra Gianfranco Masello, Federico Faggin, Marco Greggio e Andrea Camporese

Altro che buen retiro. Tornato a Vicenza dopo la lunga, straordinaria, avventura nella Silicon Valley culminata nell’invenzione del microprocessore e del touch screen, il fisico Federico Faggin inaugura un nuovo capitolo dello “studio scientifico della coscienza” e lo fa nel cuore del Nordest, a Padova, dando vita, insieme ad un pool di professionisti, alla società P49, così denominata perché tanti sono i processi codificati che trasformano l’intuizione in progetto complesso, è un polo di ricerca applicata e innovazione industriale nel campo dell’intelligenza artificiale.

Ispirata ad un manifesto etico, la start up adotta gli standard internazionali più stringenti: la ratio è quella dell’Human Centered, dove l’uomo è svincolato dalla “dittatura degli algoritmi” e collocato al centro dell’AI nativa. Che nel modello coltivato da Faggin «non è uno strato sovrapposto ma una componente originaria dell’architettura informatica, con il controllo umano integrato per disegno».

Imprese, sanità e non solo

Macchine dirette dalla mente, sì, che ne ha responsabilità e comando. Perché l’intelligenza artificiale «non risolve ciò che non è stato pensato ma amplifica ciò che esiste già. Se incontra metodo e consapevolezza, produce valore; in presenza dell’approssimazione, la moltiplica».

La deriva in agguato? Percorsi usati come scorciatoie, senza comprensione, da persone che «diventeranno sempre meno intelligenti» e «potranno essere manipolate».

Così, P49 lavora a ridisegnare i flussi decisionali in grandi imprese e Pmi, istituzioni sanitarie e finanziarie, pubblica amministrazione e contesti regolati: ovunque l’intelligenza artificiale sia concepita come asset strutturale.

Nel concreto, in un’azienda manifatturiera l’AI nativa consente di monitorare produzione, forniture e logistica, con sistemi capaci di segnalare criticità e suggerire interventi in tempo reale. In sanità, contribuisce all’analisi della documentazione clinica e amministrativa, riducendo tempi e complessità. Nell’attività amministrativa, agevola la gestione di procedure e processi decisionali, aumentandone efficienza e trasparenza. Accanto al grande scienziato, un quartetto di figure diverse per curriculum eppure complementari.

Scommessa sul Nordest

L’imprenditore Andrea Camporese, che ha coordinato la raccolta di oltre 80 milioni di euro per l’oncologia pediatrica della Città della Speranza e il pioniere Franco Masello, tra i “costruttori” della Fondazione; Oscar Staffoni, industriale di lungo corso, e l’avvocato d’impresa Marco Greggio, attivo in Italia e all’estero.

«Abbiamo scelto la forma giuridica della società benefit», fa notare quest’ultimo «è un vincolo al perseguimento di un beneficio comune, sociale e ambientale, accanto all’obiettivo economico. I nostri interlocutori? I ricercatori, gli investitori e le aziende, le persone che utilizzano le piattaforme. Oggi l’AI agisce in assenza di regole, perciò è necessaria una salda base etica. Quella che Faggin teorizza da tempo: al ritorno dagli Stati Uniti, ha ricevuto sollecitazioni da ogni parte ma ha scelto di investire qui, in Veneto, regione a forte vocazione produttiva, dotata di un Pil importante ma relegata nei bassifondi della classifica delle start up tecnologiche. È tempo di crescere e noi ci candidiamo ad hub di formazione, capace di convogliare idee, esperienze, professionalità, capitali».

Al momento, nella neonata società lavora una decina di giovani creativi e i primi progetti sfornati investono il diritto, la musica, i programmi digitali.

Tre piattaforme inedite

«La prima», illustra Greggio «è una piattaforma di supporto alle imprese nella gestione degli aspetti legali. Attraverso strumenti addestrati su fonti giuridiche certificate, aiuta le aziende a interpretare normative, predisporre contratti e documenti, rispondere a quesiti legali e individuare possibili criticità prima che si trasformino in problemi. I pareri e i documenti prodotti, inoltre, possono essere verificati e validati da una rete di avvocati, coniugando l’efficienza della tecnologia con l’esperienza dei professionisti».

A seguire, una piattaforma musicale dedicata alle attività commerciali che distribuisce brani creati da una nuova generazione di musicisti AI. Il modello consente agli autori un guadagno reale attraverso lo streaming della loro musica nei locali; e offre a negozi, ristoranti, hotel, un catalogo originale, costantemente aggiornato, esente da obblighi Siae grazie a una licenza royalty-free inclusa nel servizio.

E infine: «Un computer concepito per ospitare agenti di intelligenza artificiale che operano in autonomia, svolgono attività e collaborano tra loro a beneficio del proprietario, mantenendo dati, identità e processi sotto il controllo dell’utente grazie a un software progettato per massimizzare sicurezza e privacy». Le prime reazioni del mercato? «Incoraggianti, direi. La serietà dell’offerta, innovativa nel panorama nazionale, suscita interesse. Registriamo contatti significativi, alcuni di standing internazionale primario».

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