Il Mef ricandida in Poste per il secondo mandato la triestina Wanda Ternau

Manager internazionale, pianista, una laurea in ingegneria elettronica e un Mba alla Bocconi. Ha lavorato alla Banca Mondiale di Washington ed è stata nei board di Ferrovie e di Rfi

Giulia Basso

 

Tra i nomi nella lista che il Ministero dell'Economia ha depositato per il rinnovo del cda di Poste Italiane ce n'è uno che porta dritto a Trieste: Wanda Ternau, classe 1960, già consigliera dal 2023 e ora ricandidаtа per un secondo mandato. Laureata in ingegneria elettronica con lode, manager globale, pianista diplomata al Tartini e fotografa di talento, Ternau ha studiato nella sua città, poi è andata alla Bocconi per l'Mba e ad Aberdeen per un master in diritto delle costruzioni e arbitrato internazionale. Ha insegnato economia aziendale all'Università di Trieste, ha lavorato alla Banca mondiale di Washington su progetti energetici tra Russia, Giordania e i Territori palestinesi, ha trascorso quattro anni in Kazakistan a gestire operazioni di estrazione petrolifera sul campo. È tornata in Italia per sedere nei cda di Rfi, Ferrovie dello Stato, Mediaset, Mercitalia, presiedendo per sette anni il comitato audit e governance di Fs. È fellow del Chartered Institute of Arbitrators di Londra. E, quasi en passant, ha preso il diploma di pianoforte al Conservatorio Tartini con il massimo dei voti e ha coltivato la sua passione per la fotografia, frequentando le classi del Corcoran College di Washington e la master class di Freeman Patterson: alcune sue opere fanno parte della collezione permanente della Banca mondiale. Un curriculum che si legge due volte, per essere certi di non aver saltato nulla.
Il Mef, che controlla il gruppo direttamente per il 29,26% e attraverso Cassa Depositi e Prestiti per un ulteriore 35%, ha scelto di puntare sulla continuità ai vertici, confermando il presidente Silvia Rovere e l'amministratore delegato Matteo Del Fante, e di integrare il board con nuovi profili. Accanto a Ternau, la lista comprende Salvatore Muscarella, Francesco Scacchi e Olga Cuccurullo come candidati consiglieri. L'assemblea degli azionisti, convocata per il 27 aprile, sarà chiamata a confermare la lista.
Per Ternau è il secondo mandato consecutivo. In Ferrovie dello Stato ha presieduto per sette anni il comitato endoconsiliare audit per controllo, rischi e governance, un ruolo che richiede rigore, indipendenza di giudizio e familiarità con la complessità regolatoria dei grandi gruppi infrastrutturali. Esattamente il profilo che serve a Poste nel momento in cui si appresta ad affrontare una sfida ambiziosa.

L'operazione su Tim ridisegna infatti i contorni del gruppo. Lo scorso 22 marzo Poste Italiane ha lanciato un'offerta pubblica di acquisto e scambio totalitaria sulla ex Telecom, per un corrispettivo complessivo di circa 10,8 miliardi di euro, con l'obiettivo di procedere al delisting di Tim da Euronext Milan entro la fine del 2026. Il gruppo combinato si configurerebbe come una delle principali piattaforme integrate del Paese: ricavi aggregati per 26,9 miliardi, un Ebit pro-forma di 4,8 miliardi, oltre 150 mila dipendenti e sinergie stimate in 700 milioni annui tra ricavi e costi.

La logica industriale è chiara: con l'acquisizione di Tim, Poste punta a diventare il grande fornitore nazionale di infrastrutture digitali per la pubblica amministrazione e le imprese, dispiegando intelligenza artificiale, cloud e Internet delle cose su scala sistemica. Il nuovo gruppo potrà contare su 18 data center e diventerà l'azionista di riferimento del Polo Strategico Nazionale, il cloud statale che gestisce dati sensibili di oltre 640 pubbliche amministrazioni con contratti pluriennali per circa quattro miliardi di euro: un asset che, in un'epoca di crescente attenzione alla sovranità digitale, vale ben più del suo valore contabile. Il governo deterrà il 50,1% del soggetto combinato.
C'è anche una cornice geopolitica che l’amministratore delegato Del Fante ha citato esplicitamente, richiamando le conclusioni dell'ultimo Consiglio europeo sulla necessità di ridurre le dipendenze strategiche dell'Europa nelle infrastrutture digitali. Se nel 1997 il Tesoro avviò la privatizzazione di Telecom Italia in piena stagione globalista, quasi trent'anni dopo, con guerre e protezionismi che ridisegnano le mappe economiche, la direzione si è invertita: la ex telefonica di Stato si appresta a rientrare nell'orbita pubblica, questa volta attraverso Poste. Un cambio di paradigma che non riguarda solo l'Italia: in tutta Europa i governi stanno riscoprendo il valore strategico del controllo pubblico sulle reti digitali, e l'operazione di Del Fante si inserisce in questa corrente più ampia.
La scommessa di Poste è dimostrare che lo Stato, stavolta, sa anche fare l'imprenditore digitale. È un'operazione che richiede nervi saldi e visione lunga: chi ha visto dall'interno come si governa la trasformazione di un grande gruppo pubblico, come si sorvegliano i rischi quando le infrastrutture critiche sono in gioco, non si lascia sorprendere dalla complessità. Forse è proprio per questo che il Mef ha scelto di tenere a bordo una figura come Wanda Ternau.

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