Kito Chain Italia, nessun dietrofront sugli esuberi

Fumata nera oggi pomeriggio in Confindustria a Tolmezzo: l’azienda non fa un passo indietro sui 19 esuberi, il sindacato chiede con fermezza che siano ritirati e che si apra un ammortizzatore sociale. Confronto aggiornato al 5 giugno 

M.d.c.

Fumata nera per la vertenza Weissenfels. L’incontro che oggi, nella sede di Confindustria a Tolmezzo, ha visto un nuovo momento di confronto tra la delegazione sindacale unitaria e la direzione di Kito Chain Italia si è conclusa con un nulla di fatto. L’azienda, di proprietà del gruppo americano Columbus McKinnon, ha confermato gli esuberi. «Registriamo assenza di progressi concreti sulle questioni fondamentali poste dalla rappresentanza dei lavoratori – hanno fatto sapere a margine dell’incontro i rappresentanti di Fim Cisl Fvg, Liduino D’Orlando, e di Fiom Cgil Udine, Fabio Beuzer -. La direzione ha confermato la volontà di procedere con 19 esuberi, senza fornire alcuna novità riguardo all'adozione di ammortizzatori sociali adeguati proposte di un progetto industriale che garantisca il futuro dello stabilimento di Fusine in Val Romana».

Le parti sociali hanno ricordato come l’ex Weissenfels rappresenti «un presidio strategico per l'occupazione e per l'equilibrio socio-economico di un territorio complesso quale l'Alto Friuli» e hanno ribadito all’azienda le proprie richieste: il ritiro immediato della dichiarazione di 19 esuberi, nessuno spostamento di macchinari dallo stabilimento, l’applicazione di ammortizzatori sociali congrui e adeguati per affrontare una crisi di tale portata e un progetto industriale credibile e sostenibile, indispensabile per tutelare il futuro della fabbrica e del suoi lavoratori.

 

«Come sigle sindacali _ hanno concluso -, abbiamo inoltre confermato la nostra volontà di mantenere la vertenza in stretto raccordo con le Istituzioni dl governo, sia a livello regionale che nazionale, attraverso un confronto con il ministero del Lavoro».Ancora una volta, ieri, i lavoratori e il sindacato hanno ricevuto testimonianze di attenzione e vicinanza da diversi soggetti istituzionali. Tra questi il vicepresidente del consiglio Fvg, Stefano Mazzolini, che aveva già assicurato il proprio supporto alle maestranze intervenendo al presidio fuori dalla fabbrica di qualche giorno fa, in occasione dello sciopero: «L’avvocato dell’azienda ci ha detto di non essere ancora riuscito a far digerire agli americani la proposta dell’apertura dell’ammortizzatore sociale e il ritiro degli esuberi che per noi restano condizioni fondamentali». 

 

 

A seguire da vicino la vertenza è anche il segretario di Sinistra Italiana Circolo Pedemontana Friulana, Saverio Scalera, che a nome del partito ha fatto sapere di ritenere «l'atteggiamento aziendale inqualificabile socialmente in quanto è totale la mancanza di rispetto nei confronti della forza lavoro patrimonio professionale che va difeso e valorizzato e disprezzo nei confronti delle Istituzioni che si sono schierate compatte con classe lavoratrice».

«Una proprietà che non ha alcuna visione industriale circa il sito storico di Fusine Valromana visto che non riesce a presentare nessun piano industriale. Con il nostro senatore Tino Magni faremo ogni tipo di intervento parlamentare a difesa di ogni singolo posto di lavoro della ex Acciaierie Weissenfels» ha concluso Scalera.
Se ne riparla il 5 giugno, «data in cui – hanno concluso i sindacalisti – esortiamo la direzione aziendale a presentarsi con risposte concrete ai quesiti posti, alle preoccupazioni dei lavoratori e dell'intera comunità tarvisiana».

 

Riproduzione riservata © il Nord Est