Kemica dentro Fedrigoni torna a parlare italiano: «Il 90% dei ricavi all’estero»
L’azienda di Savogna d’Isonzo produce adesivi di grande formato per il mondo dell’advertising. Nel 2024 il fatturato si è attestato 14,5 milioni

Più di trent’anni di storia, quattro proprietà, nazionalità e dimensioni diverse, ma sempre lo stesso prodotto. Resta fedele a se stessa Kemica, azienda di Savogna d’Isonzo, specializzata in autoadesivi per stampa grafica a grandi formati. La società, storica sede di uno stabilimento Coveme, nasce tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta dalla separazione di una costola del gruppo goriziano dei film in poliestere.
Per anni tra i principali stabilimenti produttivi della Tecnoconvert di Cornaredo (Milano), nel 2009 viene ceduta come ramo d’impresa a Poli-Tape Group, azienda tedesca a carattere familiare. A fine 2024 la nuova svolta: dopo 13 anni sotto la guida della famiglia Möhren, Kemica torna italiana con l’ingresso della società di Remagen nel gruppo Fedrigoni.
«Se un gruppo così grande e strutturato, guidato da importanti fondi d’investimento, è venuto a Savogna d’Isonzo a investire in un’azienda di 30 persone, vuol dire che qualcosa la sappiamo fare e che sul mercato il nostro nome aveva una buona risonanza», sottolinea il plant director Filippo Turati, rivendicando il valore di un’azienda che genera stabilmente tra i 13 e i 15 milioni di fatturato, capace di stare sul mercato «senza fare un’ora di cassa integrazione in 15 anni». Ma di questi tempi, riconosce il manager, «la forza competitiva non sta solo nel prodotto. E per noi poter sfruttare le sinergie di un grande gruppo, anche sul piano del rapporto con i fornitori, è una grande opportunità e un bel vantaggio».
Kemica, che oggi è parte della business unit Self adesive di Fedrigoni, ha chiuso il 2024 con 14,5 milioni di ricavi, in calo del 3% rispetto all’esercizio precedente. Un risultato figlio di un anno di assestamento, a seguito del passaggio di proprietà, ma anche di una fase di mercato non facile. «In generale il trend del settore si sta mantenendo un po’ piatto in questo periodo. Il 2024 non è stato per noi un anno eccezionale, ma non è andato neppure male: lavoriamo al 90% con l’estero e qualche contraccolpo lo abbiamo avvertito negli ultimi anni. La Russia, ad esempio, era uno dei mercati di sbocco migliori: ci siamo dovuti ingegnare e abbiamo iniziato a cercare mercati alternativi».
A dispetto del nome, l’azienda goriziana non si è mai occupata di chimica: il core business sono gli adesivi in formato commerciale, di grandi dimensioni e molto resistenti, utilizzati per cartellonistica stradale, pubblicità, fiere, vetrofania. L’impianto di Savogna produce ogni anno tra i 16 e i 18 milioni di metri quadrati di prodotto. Accanto alla rotativa continua, il reparto di converting trasforma le stampe in bobine di formato commerciale, lunghe fino a 50 metri, pronte per essere imballate e spedite in tutto il mondo.
«Vendiamo bene fuori dall’Europa. Siamo molto presenti in Nord Africa e nel Middle East e abbastanza forti anche in Sud America, Sudafrica e Regno Unito», spiega Turati. Gli anni del Covid hanno visto un vero e proprio boom di lavoro – «facevamo fatica a rincorrere gli ordini», racconta Turati – con un picco di richieste per la segnaletica adesiva necessaria a far rispettare le normative anticontagio e il distanziamento sociale in spazi pubblici e attività private. Il 2026 sarà ancora un anno di attesa per la ripresa del mercato, ma l’integrazione ormai ben avviata con il gruppo Fedrigoni fa ben sperare. «C’è anche un po’ di sana competizione interna. Noi prevediamo di confermare fatturato e volumi del 2025».
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