Innovazione, Zoppas spinge il Nord Est: «Lombardia e Emilia corrono di più»
Il presidente dell’Ice dopo il Ces a Las Vegas: «Qui un sistema virtuoso tra imprese, università e centri di ricerca»

«Il Nord Est rimane un motore di innovazione del Paese e del continente, ma sotto alcuni aspetti tecnologici si ha l’impressione che Lombardia ed Emilia Romagna corrano più veloci». A dirlo il presidente dell’Ice, l’Istituto per il Commercio Estero, Matteo Zoppas, che ragiona sull’ottimo successo dell’Italia alla cinquantanovesima edizione del Ces di Las Vegas negli Usa. La più grande fiera internazionale delle nuove tecnologie che ha visto proprio l’Italia, tra i suoi principali protagonisti. Un evento che ha accolto oltre 141.000 partecipanti, di cui oltre 57.000 internazionali e 4.500 espositori, di cui 1.400 startup. Grazie allo spazio dedicato all’Italia organizzato dall’Ice hanno potuto partecipare all’evento anche 51 startup italiane: 17 erano lombarde, 9 del Lazio, 7 le pugliesi e 8 dal Nordest (5 le venete, 2 quelle provenienti dal Friuli Venezia Giulia e 1 dal Trentino Alto Adige).
Il Nord Est continua ad essere una delle prime regioni in Italia anche in termini di innovazione e tuttavia non calca più il podio. Stiamo perdendo colpi?
«Non credo proprio, anzi. Se sotto alcuni aspetti, come quelli relativi agli investimenti in data center e nell’applicazione di nuove tecnologie alla produzione, si può avere l’impressione che Lombardia ed Emilia Romagna viaggino molto velocemente, il Nord Est può contare su un sistema virtuoso di imprese di prim’ordine, università e centri di ricerca che ci può mettere nelle condizioni di dare quell’accelerazione, necessaria, allo sviluppo e all’integrazione dell’Ia nell’innovazione di processo e di prodotto».
In un mondo così complesso, ha ancora senso presentare il meglio della propria proposta tecnologica in un Paese, come gli Stati Uniti?
«Il Ces non è solo una vetrina per il mercato statunitense, che per altro resta tra i più interessanti e ricettivi, quanto piuttosto un evento globale in cui le principali imprese tecnologiche del mondo scelgono di presentare i loro nuovi prodotti e discutere sulle direttrici dello sviluppo dei prossimi anni. Non esserci sarebbe miope sia dal punto di vista della proposta tecnologica che da quello della comprensione dei trend globali. In questo senso siamo orgogliosi di osservare che l’Italia, dopo la Corea del Sud, è stata la nazione europea che ha avuto la presenza più massiccia all’evento».
Quali sono stati i principali trend tecnologici di cui si è parlato al Ces 2026?
«I macro trend di quest’anno sono stati la robotica e l’Intelligenza artificiale: la prima sta facendo passi da gigante. Le soluzioni presentante sono sempre meno assistite, più autonome e versatili. I robot umanoidi vengono proposti per impieghi sulle linee produttive delle imprese ma anche per l’uso domestico, in cucina e nella gestione della casa con una flessibilità incredibile. Molto più evoluta e ormai pervasiva è invece l’Intelligenza artificiale, vero comune denominatore di quasi tutti i progetti presentati: dal software per la gestione aziendale fino all’integrazione con i prodotti di consumo quotidiano, passando dall’innovazione dei processi produttivi, della gestione di ordini e burocrazia e fino alle tecnologie per la guida autonoma».
Proprio allo stand italiano al Ces di Las Vegas come Ice, e insieme ad Anfia, avete presentato una 500e a guida autonoma equipaggiata con la tecnologia del gruppo Aida (Artificial Intelligence Driving Autonomous) del Politecnico di Milano. Ha avuto successo?
«Certo! È forse il meglio che si può fare considerato l’investimento e le normative presenti in Ue. Nel frattempo però, proprio arrivando a Las Vegas in auto, siamo stati superati da veicoli a guida autonoma a marchio Waymo e Zoox (quest’ultima addirittura senza voltante) non solo perfettamente funzionanti e attivi sulle strade pubbliche ma anche molto performativi in termini di abilità alla guida. Non amo essere provocatorio ma mi conceda una considerazione: l’intelligenza artificiale e’ più facile da applicare di quanto si pensi, soprattutto per le aziende, ma se non se ne coglie l’opportunità, il rischio è quello di vedere il divario tecnologico crescere in maniera esponenziale. Il nostro obiettivo, grazie al supporto del governo e della Farnesina, è di superare i 700 miliardi di euro di export italiano nel mondo ma per farlo dobbiamo stare al passo».
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