In Fvg l’azienda è sostenibile: ecco la mappa delle società benefit
I dati di Agenzia Sviluppo Impresa: siamo al secondo posto in Italia. Rosolen: «La persona al centro»

Benefit, ovvero quando l’impresa integra nel proprio business elementi intangibili, ma oggi davvero importanti, che hanno a che vedere con il benessere delle persone, il progresso sociale, gli aspetti ambientali. Il Friuli Venezia Giulia, con le sue 5 imprese su 10 mila diventate società benefit, è al secondo posto tra le regioni italiane, dietro solo alla Lombardia e davanti a Lazio e Veneto. Se in valori assoluti i “numeri” sono ancora modesti, è anche vero che il trend di crescita è molto sostenuto.
La variazione tra ottobre ’22 e agosto ’23 segna infatti +52%, come emerge dai dati di Agenzia Sviluppo Impresa e Regione Fvg. Nessun settore è stato escluso da questa crescita che coinvolge l'agricoltura come le attività manifatturiere, il commercio al pari delle costrizioni, la ristorazione come le attività professionali scientifiche e tecnologiche, la sanità e l’immobiliare.
«L'esplosione delle società benefit - considera l’assessore al Lavoro, formazione, università e ricerca, Alessia Rosolen - l’abbiamo registrata a ridosso degli anni del Covid, e si interseca con alcune modifiche che abbiamo rilevato, penso al fenomeno delle grandi dimissioni, all’affermarsi del lavoro agile, al progresso del welfare aziendale, all’attenzione al lavoro delle donne, alla conciliazione tra lavoro e famiglia, alla certificazione sulla parità di genere. Tutti temi - sottolinea Rosolen - che dimostrano anche come il lavoro continui ad avere un primato nella vita delle persone».

Di tutto questo si parlerà nel corso della seconda edizione di Fabbricare Società, forum nazionale dedicato alle Società Benefit che si svolgerà al Savoia Excelsior Palace di Trieste il 24 ottobre e presso il Cinema Visionario di Udine il 25 ottobre.
Seconda edizione di un evento che nasce in Friuli Venezia Giulia «siamo stati i primi in Italia - rimarca Rosolen - aprendo la strada ad un percorso che conduca ad una migliore comprensione di quali siano i fenomeni attraverso i quali cambia il mondo del lavoro. Un genere di approfondimento che facciamo sempre in presenza di dati negativi, ma che è opportuno e utile fare anche rispetto fenomeni positivi».
E quello delle società benefit innegabilmente lo è perché dimostra, nei fatti, come occorra andare oltre la logica del profitto e dell’incremento dei margini per garantire la competitività, occupandosi anche delle persone e dell’ambiente. Integrando le due mission che sono il generare profitto, evidentemente, e il dividere gli utili a favore degli shareholder, e lo scopo benefit, ovvero creare beneficio agli stakeholder.
Se non si coltiva la centralità della persona, all’interno dell’azienda, il rischio è la fuga dei talenti, Ecco dunque che costruire relazioni, promuovere il benessere nei luoghi di lavoro, valorizzare le competenze, favorire la conciliazione fra esigenze lavorative e vita privata, diventano fattori cruciali per l’esistenza di un’azienda.
«Le società benefit nascono negli Usa - ricorda Rosolen -, dove trovano una prima definizione normativa, sono arrivate in Italia, dove hanno trovato la medesima attenzione, ma se guardiamo al passato affermano una cultura che, in Friuli, ha qualche secolo. Basta pensare a Linussio, che avviò in Carnia la tessitura occupandosi del lavoro delle donne che avevano figli; ai Cantieri Cosulich, con la costruzione di un pezzo di Monfalcone fatto di case per gli operai; Torviscosa; ma anche Olivetti o Mattei...». La valorizzazione di un modello positivo del fare impresa.
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