Il Nord Est culla di imprese quotabili in Borsa

Sono oltre 220 le aziende con caratteristiche economico-finanziarie potenzialmente coerenti per entrare in Borsa, sono 36 quelle già nei listini

Lorenza Raffaello
Una immagine dell'esterno del palazzo della Borsa di Milano
Una immagine dell'esterno del palazzo della Borsa di Milano

Il Nord Est  dispone di un potenziale significativo ancora inespresso nel rapporto con il mercato dei capitali. Sono oltre 220 le società potenzialmente quotabili nell’area triveneta e circa una quarantina sono le aziende trevigiane con le carte in regola per essere quotate in Borsa.

Una su cinque dell'intera platea del Nord Est e circa il doppio di tutte le venete già listate sul mercato azionario. Un record per la Marca che, per quotabili, viene solo dopo Vicenza (23% del totale). Dati che raccontano di un territorio che potrebbe essere pronto a un cambiamento, anche impattante, del tessuto produttivo costituito per lo più da piccole e medie imprese guidate da un imprenditore. 

Le quotabili, quante sono

Secondo l'analisi presentata da Intermonte nel corso del convegno "Il Triveneto verso la Borsa: capitali per finanziare la crescita. Incontro tra imprenditori, investitori e professionisti", promosso dall'ordine dei commercialisti e dei revisori contabili di Treviso nei giorni scorsi a Palazzo Bomben,  sono oltre 220 le società del Nord Est con caratteristiche economico-finanziarie potenzialmente coerenti con un percorso di quotazione, a fronte delle 36 delle imprese del territorio effettivamente quotate, di cui 26 in Veneto, due in Trentino-Alto Adige e otto in Friuli-Venezia Giulia. Di queste, 18 sono presenti su Euronext Milan e 18 su Euronext Growth Milan.

Un divario netto e che potrebbe aprire nuovi scenari per il territorio e per tutto il sistema imprenditoriale. Il fatto, poi, che il 19% siano trevigiane potrebbe essere ancora più significativo per una zona a forte vocazione imprenditoriale come quella. Eppure tutto sembra fermo. «La Borsa non deve essere percepita come un approdo distante o riservato a pochi, ma come una leva concreta per finanziare crescita, acquisizioni, passaggi generazionali, managerializzazione e internazionalizzazione», sottolinea Francesco Ballarin, vicepresidente dell'Odcec di Treviso, «il Triveneto ha imprese solide, patrimonialmente strutturate e con progetti industriali che possono dialogare con il mercato dei capitali molto più di quanto accada oggi».

L'identikit

Ma quali sono le aziende che potrebbero essere ammesse alle negoziazioni? In primis devono rispondere a criteri economico-finanziari selettivi. A cominciare dall'Ebitda margin superiore al 10%, un utile netto positivo e rapporto tra indebitamento finanziario netto e cassa inferiore a tre volte. Dall'analisi sono state escluse le società dei settori financial e real estate, per concentrare l'osservazione sul tessuto industriale, manifatturiero e dei servizi del territorio.

I settori

La distribuzione settoriale restituisce una fotografia coerente con la struttura produttiva del Triveneto. Il comparto più rappresentato è quello dell'industria e manifattura, pari al 36% delle società potenzialmente quotabili, confermando la forte vocazione manifatturiera e industriale dell'area. Seguono il settore beni e servizi non essenziali con il 16%, le materie prime con il 15%, il comparto beni di consumo essenziali con l'8%, le servizi di pubblica utilità ed energia con il 6%, la tecnologia con il 5% e sanità e salute con il 3%. Ne emerge un quadro in cui la possibile entrata del Triveneto in Borsa riguarda soprattutto imprese industriali, aziende manifatturiere evolute e società con modelli di business già strutturati, capaci di generare marginalità, utile e sostenibilità finanziaria.

Lorenzet: «Quotazione a servizio della crescita»

«La quotazione è spesso considerata un punto di arrivo più che un punto di partenza: le imprese vanno invece preparate per la Borsa e spesso da noi manca un percorso che le accompagni a essere realmente pronte per il mercato», commenta Sonia Lorenzet fondatrice di Lilith Capital Holding.

«La quotazione non dovrebbe essere considerata un traguardo da raggiungere a tutti i costi, ma uno strumento al servizio della crescita. Molte Pmi sono in una fase intermedia; hanno prima bisogno di rafforzare la governance, affrontare il passaggio generazionale, managerializzarsi, crescere per aggregazioni e consolidare la propria presenza sui mercati internazionali, in sintesi passare a essere delle realtà indipendenti dalla figura dell'imprenditore. In questi casi il ruolo di partner finanziari pazienti e con una forte esperienza imprenditoriale può essere determinante per accompagnare l'azienda in un percorso di sviluppo strutturato e per prepararla a poter poi affrontare in maniera efficace un percorso di quotazione».

Secondo Lorenzet, la Borsa, per essere davvero attrattiva, deve rappresentare un partner per l'azienda e per l'imprenditore e accompagnarne lo sviluppo. Infine, è fondamentale che la Borsa riesca ad esprimere un valore dell'azienda che sia coerente con le sue prospettive industriali di lungo periodo».

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