Il risiko delle partecipate:Scaroni vicino al bis in Enel
La scelta dovrebbe essere per la continuità in quasi tutti le società maggiori. Resta aperto il rebus su Cingolani alla guida di Leonardo e su Di Foggia in Terna

Si apre una delle settimane più delicate per il sistema delle grandi partecipate pubbliche italiane. Nei prossimi giorni inizierà infatti a prendere forma il nuovo assetto di governance di alcune tra le principali aziende strategiche del Paese: energia, difesa, infrastrutture e servizi finanziari. In gioco ci sono circa 100 posizioni chiave in 21 società controllate, tra amministratori delegati, presidenti e consiglieri di amministrazione.

A guidare il complesso puzzle delle nomine sono il Ministero dell’Economia e delle Finanze e Cassa Depositi e Prestiti, chiamati a bilanciare due esigenze in tensione: garantire la continuità industriale dei gruppi e allo stesso tempo ridefinire gli equilibri politici nelle presidenze. Considerando che le principali partecipate al rinnovo (Enel, Eni, Leonardo, Poste, Terna) sommano una capitalizzazione di mercato totale superiore ai 256 miliardi e ricavi vicini ai 200 miliardi di euro. La linea che sembra emergere, almeno nelle intenzioni del Governo, è piuttosto chiara. Gli amministratori delegati che stanno portando avanti i piani industriali dovrebbero restare al loro posto. Le presidenze, invece, appaiono molto più esposte alle dinamiche politiche della maggioranza. L’unica partita già formalmente chiusa è quella di Poste Italiane. Il Mef ha depositato il 2 aprile la lista ufficiale in vista dell’assemblea del 27 aprile, sancendo la continuità ai vertici del gruppo.

Matteo Del Fante è stato confermato per il quarto mandato consecutivo come amministratore delegato, una scelta che riflette i risultati record raggiunti dal gruppo nel 2025 – oltre 13 miliardi di ricavi – e la necessità di completare le principali operazioni strategiche avviate negli ultimi anni. Rimane al suo posto anche Silvia Maria Rovere alla presidenza. Per le altre grandi società pubbliche bisognerà attendere ancora qualche giorno. Le liste dovrebbero essere depositate tra oggi e il 17 aprile. Nel caso di Eni, il nome di Claudio Descalzi continua a essere considerato una garanzia. L’attuale amministratore delegato si avvia verso uno storico quinto mandato, con un orizzonte che arriverebbe fino al 2029. In un momento segnato da forti tensioni geopolitiche e dalla ridefinizione degli equilibri energetici globali, il Governo sembra intenzionato a puntare sulla continuità. Più incerta appare invece la presidenza: Giuseppe Zafarana è dato in bilico e il nome che circola con maggiore insistenza per la successione è quello del generale Andrea De Gennaro, attuale comandante della Guardia di Finanza.

Uno scenario simile si intravede anche in Enel, dove l’amministratore delegato Flavio Cattaneo appare ben posizionato per ottenere la riconferma. I risultati finanziari degli ultimi due anni – con una riduzione significativa del debito e un miglioramento dei margini – rafforzano la sua posizione. Anche alla presidenza la linea sarebbe per la stabilità, con Paolo Scaroni che dovrebbe bissare come numero uno.
Più articolata la partita che riguarda Leonardo, il gruppo della difesa e dell’aerospazio considerato uno dei pilastri della sicurezza tecnologica europea. Fino a pochi giorni fa la riconferma di Roberto Cingolani appariva quasi scontata. Tuttavia, negli ultimi giorni sono emerse alcune frizioni politiche, legate a una poltrona che fa gola ai partiti. Nonostante le tensioni, Cingolani resta il candidato più accreditato per un secondo mandato, mentre eventuali alternative – come l’attuale ad di Fincantieri Pierroberto Folgiero (in scadenza di mandato l’anno prossimo, ma la cui permanenza alla guida del gruppo sarebbe determinante visto il lavoro fin qui svolto) o Lorenzo Mariani country manager di Rheinmetall Italia – restano per ora ipotesi di scenario, per quanto Mariani secondo fonti romane sia tornato in auge negli ultimi giorni.
Leonardo sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Il piano al 2030 prevede una crescita significativa degli ordini e dei ricavi, con ordini cumulati nel quadriennio a 132 miliardi e obiettivo ricavi a 30 miliardi di euro. Tra le partite più intricate c’è però quella di Terna, che nelle ultime settimane è diventata il vero rebus della tornata. L’attuale amministratore delegato Giuseppina Di Foggia potrebbe essere destinata a un nuovo incarico, con alcune indiscrezioni che la vedono possibile candidata alla guida di FiberCop. In caso di uscita, il nome più accreditato per la successione sarebbe Pasqualino Monti, oggi amministratore delegato di Enav. —
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