Il prosciutto crudo di San Daniele vale 1,15 miliardi per il territorio

I dati elaborati da The European House - Ambrosetti: la ricchezza prodotta sostiene l’occupazione e il settore turistico. Ogni anno 160 mila i visitatori nella cittadina del Friuli collinare alla ricerca del prodotto Dop

Lucia Aviani

Si conferma realtà strategica per l’economia del Friuli Venezia Giulia il Consorzio del Prosciutto di San Daniele, il cui impatto va ben oltre la produzione delle celebri cosce e le ricadute sulla sfera turistica: lo certificano i dati – diffusi ieri – elaborati da The European House – Ambrosetti, che documentano come il “sistema San Daniele” sia in grado di generare un valore condiviso rilevante per l’intera regione.

Se il fatturato alla produzione si attesta su quota 360 milioni di euro, il settore innesca un effetto leva significativo: per ogni euro di fatturato generato si attivano infatti 2,2 euro aggiuntivi per l’economia; nell’insieme, il comparto crea una ricaduta totale superiore a 1,15 miliardi di euro, ricchezza che si riversa direttamente sul territorio, sostenendo l’occupazione e le filiere, a testimonianza di come la Dop economy rappresenti una risorsa fondamentale per la competitività italiana.

Parte integrante di un sistema Dop nazionale che ha superato, nel 2024, i 20,7 miliardi di euro di valore, il prosciutto crudo di San Daniele contribuisce in misura rilevante a tale lusinghiero risultato.

Trentuno i produttori consorziati, oltre 2,5 milioni i prosciutti Dop che escono ogni anno dagli stabilimenti sandanielesi, destinati all’export (sia sul mercato europeo che in quello extraeuropeo) nella misura del 18%.

La produzione coinvolge allevamenti certificati in dieci regioni del centro-nord Italia e una rete di 44 macelli autorizzati, garanzia di filiera strutturata e controllata in ogni fase.

Seicentocinquanta gli operatori coinvolti in percorsi di formazione professionale, 2.300 i professionisti della distribuzione e dell’HoReCa formati, 5.500 i consumatori protagonisti, lo scorso anno, di masterclass.

Cifre importanti, dunque, che si riflettono sul settore turistico: il San Daniele stimola l’afflusso di circa 160 mila visitatori all’anno nella cittadina collinare, il 32% dei quali alla ricerca, specificamente, di esperienze legate alla Dop, tra visite guidate e degustazioni.

Alla base del trend c’è una capillare diffusione della cultura del prodotto, capace di richiamare gli appassionati del genere, ma anche semplici curiosi verso i luoghi di produzione, trasformando la conoscenza teorica in esperienza diretta.

Il prosciutto di San Daniele si fregia insomma del “titolo” di motore primario per il turismo, sia a livello locale che regionale.

Il 32% dei visitatori che fanno tappa a San Daniele del Friuli cerca esperienze legate proprio al crudo Dop: ecco così il successo e il conseguente proliferare di visite guidate tematiche, degustazioni sensoriali, attività ristorative dedicate, a tutto vantaggio della ricettività.

«I numeri delle attività di formazione e delle ricadute turistiche – commenta Mario Emilio Cichetti, direttore generale del Consorzio – dimostrano che il nostro prodotto è un’eccellenza alimentare e un ecosistema che genera valore, fondato su pilastri di sostenibilità che mettono in relazione capitale umano, territorio e filiera produttiva, creando ricchezza».

Di «importante tassello per il sistema economico del Friuli Venezia Giulia» ha parlato l’assessore regionale alle attività produttive Sergio Emidio Bini, al termine di un incontro svoltosi ieri con il presidente del Consorzio Nicola Martelli.

Particolare apprezzamento è stato espresso dall’esponente della giunta Fedriga per il percorso d’innovazione intrapreso dalla realtà consortile, che nel 2025 ha inaugurato un impianto per il riciclo del sale esausto, esempio virtuoso di economia circolare a livello nazionale ed europeo. «Si tratta – ha sottolineato Bini – di un modello che dimostra come tradizione e sostenibilità possano procedere insieme, rafforzando ulteriormente la competitività del comparto. La qualità certificata Dop e la reputazione costruita negli anni sono asset fondamentali per affrontare questa fase dei mercati nazionali e internazionali». —

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