Gdo, l’Antitrust indaga sui prezzi alimentari. Ecco il business a Nord Est
I listini sono cresciuti di quasi il 25% in quattro anni, otto punti più dell’inflazione generale. Nel Triveneto un settore solido e concorrenziale, con il colosso Eurospin e diversi grandi gruppi

L’Antitrust accende i riflettori sul ruolo della grande distribuzione organizzata nella formazione dei prezzi lungo la filiera agroalimentare, aprendo un’indagine conoscitiva per verificare se e come il potere contrattuale delle catene abbia inciso sull’impennata dei listini alimentari degli ultimi anni.
Un’inchiesta che arriva in un momento in cui la Gdo continua a crescere, soprattutto a Nord Est, una delle aree più forti del Paese: nel 2024 il settore ha superato i 112 miliardi di euro di ricavi complessivi e Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino pesano per oltre un quarto del fatturato nazionale con ricavi per le prime 25 imprese del territorio pari a oltre 35 miliardi .
Secondo i dati Istat richiamati dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, tra ottobre 2021 e ottobre 2025 i prezzi dei beni alimentari sono aumentati del 24,9%, quasi otto punti percentuali in più rispetto all’inflazione generale, ferma al 17,3%. Una forbice che, per l’Antitrust, segnala un forte squilibrio di potere contrattuale all’interno della filiera, in particolare a svantaggio degli agricoltori nei confronti delle grandi catene distributive.
Proprio il passaggio tra produttori e distributori viene indicato come uno snodo cruciale della filiera, determinante sia per il livello di remunerazione dei fornitori e la redditività delle attività a monte, sia per la formazione dei prezzi al consumo. L’indagine mira ad approfondire in particolare le modalità con cui le catene della Gdo esercitano il loro potere di acquisto, anche attraverso forme di aggregazione non societaria come cooperative, centrali e supercentrali.
Sotto la lente finiscono inoltre le richieste di corrispettivi ai fornitori per l’accesso ai servizi di vendita - dall’inserimento in assortimento al posizionamento a scaffale, dalle promozioni al lancio di nuovi prodotti, fino al cosiddetto trade spending - e il peso crescente dei prodotti a marchio del distributore, le private label. Temi che, sottolinea l’Autorità, hanno un rilievo concorrenziale diretto perché rappresentano leve strategiche nella competizione tra operatori della Gdo e incidono in modo significativo sulle dinamiche dei prezzi finali.
All’apertura dell’inchiesta hanno fatto seguito le prime reazioni. Per Coldiretti, il confronto è necessario e arriva in un momento delicato per il mondo agricolo. «Più trasparenza c’è e meglio è. Noi pensiamo che, sicuramente, la parte dell’agricoltura in questi ultimi decenni sia stata particolarmente penalizzata», afferma Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto, «ci tengo anche a evidenziare che ben vengano tutte le operazioni che vanno a ridistribuire il valore sulla filiera. Perché a pagare non possono essere solo il primo e l’ultimo anello». Salvan ricorda anche come i prezzi dei prodotti agroalimentari siano rimasti per anni sostanzialmente fermi rispetto ad altre filiere produttive «mentre continuavano ad aumentare i costi di produzione».
«Come Confagricoltura», spiega Umberto Daneluzzi, direttore regionale Friuli Venezia Giulia, «proponiamo che sullo scaffale venga indicato anche il prezzo pagato al produttore. Questo permetterebbe di iniziare a costruire consapevolezza anche nel consumatore. Il settore è particolarmente sotto pressione per cui sarebbe necessario e come Confagricoltura Fvg abbiamo iniziato ad andare nelle scuole per spiegare agli studenti la cultura del cibo fondamentale per mettere equilibrio nella filiera».
Dal fronte della Gdo interviene Federdistribuzione. «L’indagine trova la distribuzione moderna assolutamente disponibile a collaborare con estrema trasparenza su tutte le dinamiche di settore», commenta il presidente Carlo Alberto Buttarelli, «per quanto riguarda l’inflazione abbiamo operato fin dai primi picchi inflattivi nel 2022-2023 per frenare il rincaro», dice, ricordando il confronto con l’industria di marca per un impegno «anche del mondo produttivo di farsi carico di una parte degli aumenti. All’epoca quell’operazione l’abbiamo sostenuta quasi interamente noi».
Il Nord Est è tra le culle più fertili della Grande distribuzione organizzata. In un contesto economico tradizionalmente votato all’impresa familiare, una generazione di piccoli commercianti ha infatti dato vita a una rete di supermercati capaci di conquistare importanti quote di mercato. L’unico gruppo nordestino ad aver davvero valicato i confini regionali e a essersi imposto come leader nazionale del settore è però Eurospin. Ma ci sono anche numerosi altri big della grande distribuzione tra cui Lidl, Aspiag, Pam Panorama, Gruppo Unicomm, Supermercati Tosano Cerea e Alì. Un ecosistema solido chiamato a confrontarsi con l’esame dell’Antitrust sugli equilibri di filiera e sulla formazione dei prezzi.
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