Dai lampioni al riciclo della plastica: Fimic cresce nei mercati esteri mettendo al centro le persone
In 15 anni è passata da 5 a 60 dipendenti e da 700 mila a 16 milioni di fatturato e punta ai 20 per il 2026

Davanti alla sede di Fimic, azienda di Carmignano di Brenta specializzata in macchine per il riciclo della plastica, c’è un cantiere aperto. Tra poco, ospiterà un nuovo capannone e la mensa per i dipendenti. È l’ennesima espansione che vive l’azienda, che dal 2011 è passata da cinque a sessanta collaboratori, e da 700 mila euro a 16 milioni di fatturato.
Fondata oltre 60 anni fa, Fimic è sempre stata guidata da una idea ben precisa: il lavoro non è solo un modo per portare a casa uno stipendio, ma per offrire un servizio alla comunità, e rafforzarla al tempo stesso. Una visione che ha portato Giuseppe Canaia, nonno dell’attuale amministratrice delegata Erica Canaia, a iniziare a produrre lampioni per il paese che non ne aveva, e che tutt’oggi è il principio guida della cultura aziendale, come dimostrato dai programmi di supporto genitoriale, dai percorsi dedicati alla salute e dalle numerose iniziative di team building .
Dai lampioni, con l’ingresso in azienda del figlio Antonio negli anni Novanta, Fimic entra nel mondo della plastica. Un ingresso «quasi casuale», spiega Erica: «Un'azienda della zona ci chiese di costruire una ghigliottina. Da lì arrivarono altri ordini, anche dalle cartiere», racconta. «Poi un cliente mostrò a mio padre un filtro acquistato da poco, spiegandogli che aveva diversi limiti. Lui iniziò a ragionarci sopra e nacque quello che ancora oggi è il nostro prodotto di punta». L’inventiva e la creatività di Antonio hanno guidato l’innovazione in tutti questi anni, e lo fanno tutt’ora. Infatti, da quando ha ceduto la guida dell’azienda alla figlia 15 anni fa, è a capo della ricerca e sviluppo.
Erica Canaia fa parte di quel esiguo 2,9% di chief executive officer donne in Italia. E ha iniziato a ricoprire quel ruolo da giovanissima: «Entravo nelle aziende e molti pensavano fossi la segretaria. A un certo punto sono arrivata persino a tingermi i capelli di scuro. Era l'unica cosa che pensavo potesse aiutarmi a essere presa più sul serio». Ma nonostante le difficoltà, l’ad è riuscita a far crescere Fimic molto rapidamente, soprattutto nei mercati internazionali. «Quando sono entrata in azienda la parte commerciale praticamente non esisteva», spiega. «Ma ho capito subito che mi piaceva vendere in fiera».
Così Erica inizia a viaggiare, a costruire una rete di clienti, arrivando a prendere fino a 110 voli l’anno. «Oggi siamo praticamente ovunque, anche se in Europa vendiamo il 40% delle macchine. Il Sud America sta crescendo molto, gli Usa meno perché non si ricicla ancora come si dovrebbe, ma confido che il mercato crescerà e noi saremo pronti». L’obiettivo, è chiudere il 2026 a 20 milioni di fatturato. Erica Canaia è fiduciosa sul futuro, e nonostante l’instabilità geopolitica renda difficile fare programmazione e costruire una visione di lungo periodo, in questo momento l’azienda sta valutando investimenti per 3 milioni di euro. La speranza è che l’aiuto arrivi anche dall’Europa: «Dovrebbe avere il coraggio di imporre regole più forti sull'utilizzo della plastica riciclata», commenta, «e tutelare maggiormente il proprio sistema industriale».
Dalla sua scrivania, attraverso i vetri, è possibile osservare tutte le persone che lavorano negli uffici. Qualcuno ha visto l’azienda crescere, altri sono arrivati da poco. «Quando arrivo capisco subito se qualcuno non sta bene, lo vedo dagli occhi», racconta. Fare impresa, infatti, per lei è «una missione». «Significa essere psicologo, stratega, organizzatore. Affrontare continuamente problemi e aiutare le persone a superarli. Fosse stata solo una questione economica», aggiunge, «avrei scelto altre strade».
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