Rizzani De Eccher, Webuild al lavoro per il possibile salvataggio

Il colosso tricolore delle costruzioni ha avviato una due diligence per approfondire la situazione del gruppo friulano in crisi

Maura Delle Case

C’è Webuild, colosso italiano delle costruzioni da 12 miliardi di euro di ricavi nel 2024 e 59 miliardi di portafoglio ordini al 30 giugno 2025, al lavoro sul dossier Rizzani De Eccher. Da quanto si è appreso, la società è impegnata in una due diligence per passare alla lente d’ingrandimento le commesse in portafoglio di De Eccher come la sua situazione patrimoniale, economica e finanziaria, la forza lavoro e i contenziosi in essere.

Il gruppo, guidato dall’Ad Pietro Salini, sarebbe interessato in particolare alle commesse ferroviarie affidate da Rfi a De Eccher e alle sue controllate, essendo Webuild titolare di gran parte dei cantieri sulla rete ferroviaria nazionale, ma non sarebbe escluso un interesse anche per altri lavori, alla luce della grande eterogeneità delle competenze in capo alla compagnia che vanta un track record di 13.686 chilometri di ferrovie realizzati, 895 di metropolitane, 82.708 di strade e autostrade, 1.023 di ponti e viadotti, 320 dighe e impianti idroelettrici.

Se per l’esito della due diligence bisognerà aspettare, l’attesa è invece finita per la risposta del tribunale di Trieste alla richiesta del gruppo di De Eccher di accesso al concordato preventivo in continuità che è stata positiva, accompagnata dalla nomina di tre commissari giudiziali: Andrea Bonfini, Massimo Simeon e Alessandro Danovi. Un sì che garantisce alle quattro aziende del gruppoche hanno firmato il ricorso – Sacaim, Chrysas e Desium oltre alla holding – la momentanea protezione dai creditori e il tempo - 60 giorni, prorogabili di ulteriori 60 - per presentare la proposta e il piano concordatario che dovranno cercare di rispondere alle attese del ceto creditizio, tanto finanziario che commerciale, con quest’ultimo che conta ben 2.600 tra fornitori e subappaltatori. Una missione tutt’altro che banale considerato che il passivo accumulato del gruppo friulano delle costruzioni nel suo complesso è pari a un miliardo di euro.

Tornando ai possibili investitori, Webuild non è l’unico soggetto ad essersi attivato. A partire dall’accesso alla composizione negoziata della crisi, De Eccher ha infatti portato avanti ulteriori dialoghi con operatori del settore, per sondare l’interesse e la disponibilità del mercato a valutare un investimento nei vari rami d’azienda «nell’interesse del percorso di risanamento e dei propri creditori», si legge nella richiesta accolta dal tribunale. Un lavoro che ha fruttato una manifestazione d’interesse da parte di Makeen International, società fondata in Lussemburgo nel 2015, che fa capo al gruppo saudita Al-Ayuni Investment and Contracting, specializzato nella costruzione di strade, ponti e altre infrastrutture. Già il 10 dicembre scorso Makeen avrebbe confermato l’interesse nel proseguire le interlocuzioni e negoziazioni già avviate con il socio di riferimento nell’ipotesi di realizzare due diverse operazioni: un investimento da 15 milioni in capitale in un polo specialistico, da effettuarsi nel contesto della cessione del ramo di azienda, e un ulteriore investimento in una newco al fine di supportare l’esecuzione dei progetti di costruzione e implementare il processo di ristrutturazione della società. Con l’accoglimento della richiesta di accesso alla procedura concorsuale, che segue il niet dell’ufficio giudiziario a due domande di misure cautelari avanzate alla stessa società a dicembre, De Eccher avrà ora a disposizione 60 giorni per presentare la sua proposta ai creditori e il piano per metterla in atto. Le strade che si prospettano sono principalmente due. L’ingresso in società dell’investitore e l’iniezione di liquidità a supporto del piano oppure la divisione del “motore” produttivo dal debito, conferendo il primo – vale a dire commesse, asset industriali strategici, forza lavoro e i rapporti essenziali – a una newco, da cedere poi all’investitore, lasciando invece le passività in capo a De Eccher che con gli introiti della vendita farebbe fronte almeno in parte ai debiti per poi essere posta in liquidazione. A seguire con apprensione l’evolversi della crisi, sono anche i 1.800 lavoratori a libro paga del gruppo Rizzani De Eccher, di cui quasi 600 operativi in Friuli Venezia Giulia. Per molti di loro, gli addetti dei cantieri fermi in diverse parti d’Italia, dall’ospedale triestino di Cattinara al raccordo ferroviario con l’aeroporto Marco Polo di Venezia, sono stati attivati gli ammortizzatori sociali. Chrysas ha fatto ricorso dal 20 ottobre alla cassa integrazione straordinaria, Desium dal 9 febbraio. Uno strumento utile a tamponare il momento di stallo, sul quale però i sindacati ora chiedono chiarezza. A tal fine è stato convocato un incontro tra parti sociali e azienda, che da ieri è slittato a oggi pomeriggio alle 14. Un vis à vis dal quale potrebbe emergere qualche informazione ulteriore, circa i rapporti con i possibili investitori, la presentazione del piano e la ripartenza dei cantieri fermi. Alcuni dei quali – vedi la bretella ferroviaria tra la stazione di Mestre e l’aeroporto di Tessera – hanno l’esigenza di ripartire il prima possibile essendo stati finanziati con i fondi del Pnrr e in quanto tali soggetti alle stringenti scadenze previste dal piano concordato con l’Unione Europea. — © RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © il Nord Est