Doccia fredda Ideal Standard, lo stabilimento chiude a fine 2021: 500 dipendenti rischiano di perdere il lavoro

L’Ideal Standard di Trichiana è sul mercato. Ovvero chiusa entro fine anno, con poco meno di 500 posti di lavoro. E’ la comunicazione arrivata dal fondo australiano Anchorage, che nel 2014 aveva sostituito gli americani di Bain Capital, i quali si era portati a casa l’industria bellunese, chiudendo quella di Orcenico, in provincia di Pordenone.

BELLUNO. Un fulmine a ciel sereno. L’ Ideal Standard di Trichiana sul mercato. Ovvero chiusa entro fine anno, con poco meno di 500 posti di lavoro. E’ la comunicazione arrivata dal fondo australiano Anchorage, che nel 2014 aveva sostituito gli americani di Bain Capital, i quali si era portati a casa l’industria bellunese, chiudendo quella di Orcenico, in provincia di Pordenone.

I sindacati hanno convocato le assemblee di fabbrica e al termine faranno il punto della situazione. Già da qualche settimana, però, la situazione era attenzionata: da Confindustria Dolomiti, da Cgil, Cisl e Uil, soprattutto dalla Regione. Già l’anno scorso, ripetutamente, l’assessore al lavoro Elena Donazzan aveva paventato i rischi di un possibile ridimensionamento, chiedendo precisi impegni al Gruppo.

La risposta è stata di volta in volta rassicurante, ma in forma sempre più debole. I sindacati non si capacitavano del fatto che a fronte della crisi della pandemia, negli altri stabilimenti europei del Gruppo crescessero le commesse (o si mantenessero in equilibrio), mentre diminuivano a Trichiana.

Ieri, alla lettura dell’anticipazione da parte de "Il Corriere delle Alpi", negli ambienti di Confindustria e del sindacato si è materializzato quasi il panico, per il timore che la situazione stesse esplodendo ora dopo ora. Pare che la gravità della vicenda sia al grado più elevato, ma che ci possa essere qualche margine d’intervento.

A preoccupare è il fatto che Anchorage è un fondo con vocazione finanziaria, non industriale. E che già l’anno scorso avesse fatto capire di voler vendere parti o l’intero gruppo dell’ Ideal Standard. Anzi, in piena pandemia si sarebbe palesata anche una realtà tedesca interessata all’acquisto. I sindacati di categoria non vogliono commentare. Ovviamente lo faranno oggi in assemblea. Il sindaco Stefano Cesa è preoccupatissimo.

"Per un anno, dal maggio scorso, stiamo pensando al peggio. Dai vari incontri che sui sono succeduti – racconta – ci sono arrivate, di volta in volta, delle rassicurazioni, ma non complete. Ecco perché alla nomina dei ministri Franco e D’Incà, nostri concittadini, ho scritto loro una lettera sia di congratulazioni, che per chiedere il loro sostegno alla causa delle nostre due principali industrie, l’Acc e l’ Ideal Standard". Cesa svela di non aver sollecita soluzioni di mero assistenzialismo, ma innovative. E con riferimento alle politiche industriali per tutto il territorio. "I due casi, Acc e Ideal Standard, dimostrano la necessità non di immaginare rimedi spiccioli, ma soluzioni all’interno di strategie industriali davvero innovative".

Sono passati solo cinque annui da quando l’ad Ireneo Vottre, in occasione della festa per i 50 anni dell’azienda, così affermava: «Possiamo davvero parlare di una nuova fase di sviluppo che è iniziato con un processo di cambiamento e d’innovazione determinato da una serie di investimenti, per un importo di 8 milioni di euro, che nel giro di tre-quattro anni ridaranno la necessaria competitività alla storica fabbrica di Trichiana». Gli australiani erano arrivati solo da un anno.

“L’impegno della Regione del Veneto rispetto a questa realtà – affermava l’assessore Donazzan solo nel novembre scorso - proseguirà con il massimo sforzo, nella consapevolezza che si tratta di un impegno fondamentale a garanzia e tutela dei lavoratori di Ideal Standard e di un intero territorio. Per questo guardiamo con grande attenzione all’appuntamento di febbraio: per un nuovo patto rispetto alle prospettive del sito che metta insieme tutte le parti coinvolti".

Ideal Standard è presente a Trichiana-Borgo Valbelluna, nella Repubblica Ceca a Teplice, in Bulgaria a Sevlievo e nel Regno Unito a Rugeley. Trichiana, a causa della pandemia, è stato il primo dei quattro stabilimenti a chiudere, ed è stato l’ultimo a ripartire, il 29 giugno scorso, senza peraltro alcuna indicazione di basi produttive e numero di lavoratori, a differenza delle altre sedi continentali.

Da qui le dure polemiche della primavera e dell’estate 2020. "Non è credibile – accusava l’assessore regionale Elena Donazzan – che non esista una programmazione aziendale in una realtà strutturata qual è Ideal Standard: è diritto dei lavoratori, delle organizzazioni sindacali che li rappresentano e delle istituzioni che hanno attivato gli ammortizzatori sociali di essere messi a conoscenza dei programmi aziendali per i prossimi mesi".

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