Da Barolo a Miami, i grandi progetti del legno riciclabile di Woodn Greenwood

L’azienda di Roberto Chemello, storico collaboratore di Leonardo Del Vecchio, che alle porte di Treviso produce frangisole, doghe, rivestimenti, pannelli realizzati in composito di fibra di legno

Luca Piana
Seminole Hard Rock Hotel & Casino
Seminole Hard Rock Hotel & Casino

Nel reparto produzione della Woodn Greenwood, alle porte di Treviso, l’effetto ottico è stupefacente: i profili in legno escono da macchinari utilizzati normalmente nei processi di estrusione della plastica, nei quali il materiale fuso entra in una matrice sagomata che gli dà forma.

Qui, invece, dai macchinari escono frangisole, doghe, rivestimenti, pannelli e quant’altro viene ordinato dagli architetti che hanno progettato – alcuni esempi – il resort Le Massif e la base della Skyway a Courmayeur, il Grand Park Hotel, affacciato sul porto di Rovigno, l’avveniristica cantina dell’Astemia Pentita a Barolo, o ancora il Seminole Hard Rock Hotel & Casino, a Miami, dominato da un albergo a forma di chitarra elettrica.

Il segreto dei prodotti è che non sono propriamente di legno, o almeno lo sono in parte: «Nell’architettura di oggi il legno sta conoscendo una grande diffusione ma, com’è ovvio, dopo un paio d’anni all’aperta è già ingrigito», dice Roberto Chemello, che oggi è il proprietario di Woodn Greenwood ma nella precedente vita professionale è stato uno dei più stretti collaboratori di Leonardo Del Vecchio ai tempi dell’espansione all’estero di Luxottica, per la quale ha lavorato dal 1979 al 2008. «I nostri prodotti, invece, sono garantiti per durare nel tempo», spiega Chemello, «dato che non cambiano colore, forma, non sono attaccabili dall’umidità e non lasciano schegge».

Roberto Chemello nello stabilimento della sua impresa, a Treviso
Roberto Chemello nello stabilimento della sua impresa, a Treviso

Il materiale utilizzato è un composito di fibra di legno, certificata Fsc, e Pvc, con la prima che varia da un minimo del 25 a un massimo del 70 per cento, a seconda della destinazione. Nella fabbrica di Treviso il Wpc – Wooden Plastic Composite - arriva sotto forma di granuli prodotti esternamente, che vengono poi lavorati dagli estrusori. I prodotti, già pronti per il montaggio sulla base dei progetti dei clienti, sono interamente riciclabili dalla stessa Woodn Greenwood, che reimmette nel processo anche tutti gli scarti di lavorazione.

L'Oberoi Beach Resort ad Ajman, negli Emirati Arabi
L'Oberoi Beach Resort ad Ajman, negli Emirati Arabi

La vocazione internazionale del Chemello manager ha intessuto anche la sua avventura di imprenditore. Nel Wpc si è imbattuto nei primi anni Duemila in Cina, dove ha conosciuto due imprenditori che avevano acquistato un’azienda locale.

«Erano proprio i primi passi, con tanti problemi tecnici», racconta. Entrato nella società come partner finanziatore, la rileva per intero nel 2008, chiude lo stabilimento in Cina e trasferisce la produzione prima nel Veneziano, poi qui a Treviso. Sviluppa il prodotto, stringe accordi per la distribuzione – dagli Stati Uniti all’Australia - e intraprende i vari processi di certificazione, uno dei quali è ancora in corso, per poterne estendere l’uso nelle delicate acque della Laguna di Venezia: «Mi dà grande soddisfazione un porticciolo che abbiamo costruito alle Fondamenta Nuove tanti anni fa, i pali sono ancora perfetti», sorride.

La stazione di partenza della cabinovia Skyway, a Courmayeur
La stazione di partenza della cabinovia Skyway, a Courmayeur

Con ricavi 2024 di 6 milioni, saliti a 6,5 milioni quest’anno («abbiamo perso quasi metà del fatturato negli Stati Uniti, dove i cantieri si sono bloccati in attesa di chiarezza»), un ebitda «che negli anni buoni arriva al 12%», Woodn Greenwood sta lavorando a nuovi sviluppi. Ha certificato i prodotti come ignifughi, si è messa alla prova nella cantieristica e realizzato per la tedesca Dedon un tavolo da esterni disegnato da Philippe Starck, «che si è rivelato un ottimo test per nuove applicazioni dei nostri materiali». L’avversario, come per altri, sono i prodotti di basso prezzo, spesso in arrivo dalla Cina: «Ai clienti dico sempre che non devono pensare a com’è oggi il rivestimento che hanno acquistato ma a come sarà fra un anno. E sui nostri sono sicuro». 

Riproduzione riservata © il Nord Est