Dai cantieri fermi all’ipotesi di concordato: cosa sappiamo sulla crisi della Rizzani De Eccher
Dopo il nuovo stop ai lavori, questa volta a Venezia, il gruppo friulano rischia di perdere alcuni dei suoi maxi appalti. E su che cosa accadrà ora non è possibile trarre indicazioni ma solo alcune ipotesi: eccole

«Noi lavoriamo molto bene quando il mercato va male». Claudio Nardone, amministratore delegato di Sagitta Sgr, è una presenza non sporadica sui media che si occupano di finanza, dove viene invitato a raccontare il particolare mercato in cui opera la società che dirige, specializzata nella gestione di “crediti non performanti”.
Le situazioni complesse, per una società come la milanese Sagitta, parte del gruppo internazionale Arrow Global, non devono essere dunque rare da affrontare. È lecito però domandarsi se Nardone e il suo team si aspettassero un quadro così complicato quando, nel dicembre 2024, hanno rilevato la maggioranza del capitale della Rizzani De Eccher.
L’ultima notizia sulla crisi del gruppo di costruzioni friulano è arrivata martedì: i subappaltatori che lavorano sul cantiere per la costruzione della bretella ferroviaria tra Mestre e l’aeroporto di Venezia hanno iniziato a portare via i macchinari.
Rfi – Rete ferroviaria italiana, la committente dell’opera - che dovrebbe essere conclusa entro il 2026 essendo finanziata dal Pnrr - ha fatto sapere che già da tempo aveva messo in atto misure per fronteggiare la crisi finanziaria di De Eccher, il general contractor, arrivando a pagare direttamente fornitori e subappaltatori. Da dicembre, tuttavia, l’emergere di carenze nella sicurezza e nel presidio del cantiere ha costretto Rfi a fermarsi, in attesa di capire che cosa intende fare la società.
Questa domanda in giro per l’Italia negli ultimi mesi devono essersela posta in parecchi. Da tempo, infatti, si susseguono allarmi sui ritardi accumulati nelle grandi opere in cui è impegnato il gruppo. A Trieste è congelato da agosto il cantiere per la ricostruzione dell’Ospedale di Cattinara.
Sempre a Nord Est, sull’autostrada fra Venezia e Trieste proseguono a rilento i lavori per la realizzazione di dieci cavalcavia tra San Donà e Portogruaro. In Sicilia sono fermi i lavori per il raddoppio della statale fra Catania e Ragusa, dove De Eccher ha l’appalto per un lotto di 18 chilometri. Ancora in Sicilia, sulla ferrovia tra Palermo e Catania, è stato accumulato un ritardo di un anno e mezzo nei lavori per il raddoppio dei binari nella tratta fra Catenanuova e Dittaino. Anche questo è un progetto finanziato dal Pnrr e così, stando alle indiscrezioni, Rfi starebbe tentando di risolvere il contratto.
Di fronte a emergenze di tale portata, in questi mesi è stato impossibile ottenere dal gruppo risposte su come intende agire per affrontare problemi che riguardano la collettività. Una delle ultime comunicazioni ufficiali risale al dicembre 2024, quando Sagitta aveva annunciato di aver rilevato la partecipazione di maggioranza della Rizzani De Eccher attraverso un fondo specializzato nella gestione di crediti in sofferenza. Le quote di controllo erano state affidate a una società ad hoc, battezzata Construction Holding, nella quale i due fratelli Marco e Claudio de Eccher avevano una partecipazione ridotta al 12% ciascuno, mentre Sagitta Sgr aveva in mano il restante 86%.
Al vertice era stato insediato un nuovo consiglio di amministrazione, guidato dall’amministratore delegato Alberto Franzone, anch’egli al debutto nella società. Il cambio di controllo faceva seguito a un accordo con i creditori che aveva permesso al gruppo di chiudere una procedura di composizione negoziata della crisi, facendo mostra di essere pronta a ripartire e trovando il sostegno di importanti creditori e istituzioni come Intesa Sanpaolo, UniCredit e Sace, nonché stringendo un’alleanza con Autostrade per l’Italia (Aspi), al fine di realizzare lavori sulla rete autostradale nazionale per 850 milioni di euro.
Il rilancio promesso da Sagitta, però, era durato lo spazio di poche settimane. Dopo due mesi, infatti, Franzone aveva lasciato la società e, nell’aprile 2025, De Eccher aveva chiesto una nuova procedura di composizione negoziata, riportando la crisi al punto di partenza. Che cosa era successo?
Dall’istanza presentata in Tribunale per chiedere nuovamente la protezione dai creditori emergono numerose difficoltà che hanno minato le fondamenta del piano di salvataggio, allargando il disavanzo nei conti, come i ritardi del Ministero delle Infrastrutture nell’approvazione del piano economico e finanziario di Autostrade per l’Italia, che hanno fatto slittare i lavori concordati, una lite arbitrale relativa alla realizzazione di alcuni ponti e viadotti in Australia, i costi non previsti per la costruzione di una bioraffineria e di un grattacielo in Olanda. Fattori, questi ultimi due, che riportano d’attualità le origini del primo dissesto del gruppo, che ha patito pesantemente l’esposizione sul mercato russo, diventato un macigno dopo l’invasione dell’Ucraina, nonché i problemi finanziari emersi su grandi commesse in Medio Oriente e in Africa.
Lo scorso aprile il Tribunale di Trieste concede dunque un altri otto mesi di tutela nei confronti dei creditori. Quando il periodo di tregua sta per finire, viene presentata una nuova richiesta di misure protettive, che lo scorso dicembre il tribunale respinge, non rilevando significativi passi avanti che giustifichino un ulteriore proroga. È da quel momento che la crisi nei cantieri, già evidente, esplode.
Su che cosa accadrà ora, da Sagitta e dall’impresa non è possibile trarre indicazioni. Esperti esterni ritengono che le strade percorribili siano poche, e che le più probabili siano un concordato preventivo in continuità, che permetterebbe a Sagitta di restare tra i soci, oppure un’amministrazione straordinaria, con la nomina di un commissario.
Nel frattempo, in via Buttrio 36 a Cargnacco, il comune di Pozzuolo del Friuli dove si trova la sede centrale del gruppo, le luci dei grandi uffici con le vetrate che affacciano sulla strada principale della zona industriale restano accese. La tensione si percepisce chiaramente nello sguardo di chi entra ed esce dal quartier generale ma si continua a lavorare. Il garage di fronte alla sede è pieno.
Alla reception continuano ad arrivare telefonate di clienti e aziende. Alla richiesta di chiarimenti su quanto sta accadendo risponde l’avvocato Michela Comuzzo: la società «sta lavorando» e, anticipa, «a breve potrebbero esserci novità». —
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