Costruzioni, dopo il Pnrr il volano con Piano casa e spesa degli enti pubblici
L’Osservatorio dell’Ance prevede una crescita 2026 del 5,6% dopo il calo dell’1,1% nel 2025. Il vicepresidente nazionale Petrucco sugli anni a partire dal 2020: «Un lustro trasformativo»

C’è un futuro oltre il Pnrr. Ne sembrano convinti i costruttori associati all’Ance, l’associazione nazionale di categoria che ieri ha presentato il suo Osservatorio Congiunturale. Dopo un purgatorio lungo quasi dodici anni, dalla crisi finanziaria del 2008 al 2020, prima il Superbonus 110%, funesto per le casse pubbliche ma provvidenziale per il rilancio dell’edilizia, poi il Pnrr hanno rilanciato il settore, che negli anni ’10 aveva perso 140 mila imprese e nella prima metà dei ’20 ne ha recuperate 50 mila.
«Questo lustro è stato di crescita quantitativa di fatturato, occupazione e redditività, ma soprattutto trasformativo» ha detto Piero Petrucco, amministratore delegato della friulana Icop e vice presidente dell’Ance con delega al Centro Studi.
Alla trasformazione ha contribuito soprattutto il Pnrr, che ha imposto alle stazioni appaltanti attenzione al risultato e rigore nei tempi trasformando la pubblica amministrazione e le imprese, le oltre 6 mila che hanno lavorato e stanno realizzando per realizzare le opere previste dal Pnrr. «Queste imprese hanno aumentato volumi e fatturato – ha aggiunto Petrucco – la redditività dal 2019 è raddoppiata, ma soprattutto hanno aumentato la produttività, un balzo del quale il settore e l’Italia intera hanno un disperato bisogno. Ora sono più solide patrimonialmente, meno indebitate, meglio organizzate, un patrimonio da non disperdere ma anzi da valorizzare».
Il 2025 si è chiuso in marginale calo dell’1,1% dai massimi dall’anno precedente, dovuto al crollo del 15,6 dell’edilizia abitativa compensato in buona parte dalle opere pubbliche, più 21%, trainate dal Pnrr. Il Pnrr avrà la sua coda nel 2026, e contribuirà significativamente alla crescita del 5,6% del settore che l’Osservatorio prevede per quest’anno, ma ci dovrebbe essere anche una ripresa 3,5% dell’edilizia privata. E poi? La vera novità è che secondo l’analisi dell’Ance dopo non c’è il buio, ma ci sono altri 120 miliardi già iscritti a vario titolo nei bilanci di Stato ed enti territoriali ai quali c’è da aggiungere il Piano casa.
Piano meglio del previsto
Ma andiamo con ordine. Tra il 2020 e il 2025 il settore ha creato 350 mila posti di lavoro, il 20% del totale, gli investimenti sono cresciuti del 70% e il contributo alla crescita del pil nazionale è stato del 15%. La sorpresa è stata che il Pnrr ha funzionato meglio delle aspettative. Secondo gli ultimi dati sono stati spesi 101,3 miliardi di euro sui 194 totali, i due quinti delle opere sono stati completati, un altro 38% è in stadio avanzato o intermedio.
I cantieri aperti sono circa 16 mila. Le opere che mancano all’appello sono in gran parte interventi di minore entità che potrebbero essere almeno in parte completate entro l’anno. Non utilizzeremo tutte le risorse che l’Europa ci ha messo a disposizione ma il risultato, viste le premesse, può considerarsi positivo.
Ma, come dicevamo, l’effetto del Pnrr non è solo quantitativo. Il Piano ha innescato meccanismi di efficienza e creato nuove competenze nelle stazioni appaltanti e determinato un salto di qualità delle imprese coinvolte, che sono soprattutto ma non solo quelle medio grandi, che tra il 2017 e il 2024 hanno registrato un aumento dei dipendenti del 67% e della produttività del 148%. Per concludere il Piano con successo sarà necessario uno sforzo ulteriore nei pochi mesi rimasti.
Tre fattori
Il prudente ottimismo sul futuro si basa su tre fattori: un numero, 120 miliardi tra fondi europei e nazionali già stanziati di qui al 2033, quantitativamente quasi un altro Pnrr; la nuova qualità conquistata da stazioni appaltanti e imprese; il Piano casa.
La casa è stato un argomento dimenticato negli ultimi 25 anni, la crisi demografica ci ha fatto forse pensare che il patrimonio abitativo esistente fosse adeguato, ma altri fenomeni hanno cambiato il quadro. L’overtourism ha assorbito parti importanti dell’offerta abitativa nelle città d’arte e in molte metropoli lo spostamento dai paesi e dalle città minori ha determinato un aumento della domanda e dei prezzi.
Un’analisi originale dell’Osservatorio dell’Ance mostra che per le famiglie con reddito di 15 mila euro l’acquisto o l’affitto di una casa ne assorbe l’80% a Milano e Firenze, il 70% a Roma e Bologna, per le famiglie con un reddito di 22 mila il peso è superiore al 40% a Milano, Roma, Firenze, Bologna, Venezia.
Il motore europeo
La stima è che in Europa servano 925 mila abitazioni, la prima novità è che l’Europa ha deciso di occuparsi del problema che fino allo scorso anno non aveva mai attirato l’attenzione di Bruxelles, la seconda è che la Commissione guarda alla casa come a una infrastruttura, non solo quindi come un settore di mercato o di welfare.
Vuol dire che il diritto all’abitazione è considerato un fattore abilitante allo sviluppo, alla crescita sociale ed economica. È un cambiamento di visione dalle implicazioni rilevanti nella elaborazione delle policy e nell’attribuzione delle risorse. Anche il governo italiano si sta muovendo e ha individuato risorse attivabili per 7 miliardi di euro. Vedremo.
Due elementi importanti determineranno però il futuro: la capacità di fare tesoro dell’esperienza del Pnrr mantenendone il metodo, la centralità dei risultati e il rigore dei tempi; la finanza. I finanziamenti bancari al settore sono crollati dell’80% dai 52 miliardi del 2007 ai 10 miliardi attuali, a causa della situazione del settore negli anni bui e della regolamentazione europea che impone alle banche accantonamenti superiori alle erogazioni.
Questo crollo offre però anche una diversa lettura, a fronte dei bilanci assai migliori di molte aziende il rubinetto potrebbe riaprirsi e fornire le risorse per dare respiro al Piano casa e agli altri investimenti, per i quali il contributo di risorse private è determinante.
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