Certottica, cervello per il Made in Veneto
La società di certificazione di Longarone amplia la sua sfera d’attività. L’amministratore delegato Corrado Facco: «Aiutiamo lo sviluppo dei nostri distretti». Nel 2025 la società ha realizzato un fatturato di 6 milioni di euro

«Vede questa corda da lavoro? Stiamo facendo un test di annodabilità. Serve per verificare se è facile da annodare e la sua tenuta quando è sotto carico».
Il tecnico di Certottica traffica su una “cella di caduta dall’alto”, un’intelaiatura metallica utilizzata per mettere alla prova caschi, funi, moschettoni e quant’altro serve a chi si arrampica in parete o lavora sospeso nel vuoto.
Il senso dei test è semplice – far cadere le attrezzature dall’alto per vedere se resistono – ma le verifiche devono essere iper precise, per misurare la tenuta dei materiali quando sono sottoposti a pressioni e urti.
Il laboratorio è uno dei molteplici presenti nell’edificio nella zona industriale di Longarone da poco ricostruito dove ha sede la società.
Il nome Certottica rimanda alle origini, a quando nel 1990 gli industriali dell’occhiale – Leonardo Del Vecchio, Vittorio Tabacchi, Giovanni Marcolin e altri padri nobili – intuirono che il boom delle esportazioni in Europa rendesse necessario un organismo in grado di fornire le certificazioni richieste, poi confluite nel marchio “CE”.
La società nacque come un consorzio, ospitato inizialmente nella scuola elementare di Fortogna
«Fu un esempio di lungimiranza, perché permise alle aziende del settore di avere un grande vantaggio competitivo, che poi si è esteso ad altre produzioni radicate in questo territorio», dice Corrado Facco, amministratore delegato di quello che oggi si chiama Certottica Group.
È sufficiente visitare i laboratori di Longarone per vedere sottoposti a test minuziosi i prodotti dei marchi che fanno grande il Made in Italy.

Gli occhiali, naturalmente, e poi tute e caschi da moto, attrezzature per lo sci, scarpette da arrampicata, visiere a prova di proiettile, calzature destinate alle forze armate oppure ai vigili del fuoco.
«Devono naturalmente resistere alle alte temperature», racconta di queste ultime Luana Fullin, responsabile Corporate Affairs & HR di Certottica Group, «ma anche al contatto con agenti chimici, alle perforazioni da parte di metalli incandescenti, alle pressioni elevate causate dalla caduta di travi».
Capita spesso che un prodotto non passi i test? «Abbastanza. Più sono complesse le prove necessarie, maggiore è la frequenza dei fallimenti. Ma succede anche con prodotti apparentemente semplici», risponde Fullin.
Spiega l’ad Facco che per il gruppo - una sessantina di addetti - la credibilità è un fattore fondamentale: «Rigore, integrità e competenza sono essenziali. Tutti i nostri processi vengono sottoposti a verifiche periodiche da parte dell’ente italiano di accreditamento Accredia, e così dobbiamo essere costantemente aggiornati», dice Facco, spiegando che ai test di laboratorio sui prototipi Certottica affianca un’attività continuativa sulla produzione effettiva e la collaborazione con le autorità doganali: «Se necessario andiamo a verificare i siti produttivi all’estero, per accertare la veridicità delle certificazioni».
È proprio grazie alle competenze riconosciute a livello globale che il gruppo ha potuto aprirsi nuove strade.
La prima è la partecipazione a gruppi di lavoro internazionali che interagiscono con l’Ue per evitare norme non giustificate. «Un occhiale normalmente è composto da circa 42 componenti. Immagini che, per ipotesi, venga inserita una norma che blocca una vite in tungsteno se dopo 100 mila ore d’uso rilascia un micron di sostanze chimiche: la nostra attività mira a verificare se un’evenienza del genere è realmente pericolosa oppure no. Attraverso il monitoraggio delle normative e il confronto con le istituzioni, cerchiamo di evitare conseguenze dannose di norme estemporanee», racconta Facco.
Un campo dove la normazione è ancora in via di definizione è quello, ad esempio, degli smart glasses, che in futuro ambiscono a sostituire i telefonini, man mano che ne incorporeranno le funzioni: «Può immaginare la complessità normativa di un passaggio come questo», dice Facco.
Un’altra delle strade che Certottica ha aperto è quella dell’innovazione.
L’esempio è quello degli airbag inseriti nelle tute da motociclismo oppure in quelle da sci per ridurre il rischio di traumi. «Oggi gli airbag sono ad attivazione meccanica. Con l’università di Padova stiamo lavorando su un sistema di sensori che possa attivarli in modo più sicuro, garantendo allo stesso tempo leggerezza ed ergonomia. L’obiettivo è estendere le aree protette da spina dorsale e cassa toracica anche a testa e cervice».
Certottica resta una società consortile, che conta fra i soci l’Anfao, associazioni imprenditoriali, istituzioni.
L’allargamento dell’attività ha fatto crescere il fatturato dai 4 milioni del 2021 ai 6 milioni del 2025, con un Ebitda stabile attorno al 13% che riflette le continue spese di aggiornamento, ma anche una posizione finanziaria netta positiva per 2 milioni e un patrimonio cresciuto in quattro anni da 2,5 a 4,5 milioni.
La domanda è se sia immaginabile una crescita più marcata, visto che nell’accreditamento esistono colossi come l’elvetica Sgs, con fatturati nell’ordine dei 6,7 miliardi di franchi svizzeri.
Facco sottolinea due tipicità di Certottica. La prima è la scelta di non entrare nella consulenza, proprio per garantire il principio della terzietà.
La seconda è la prossimità ai distretti del territorio, che hanno spinto Certottica a non entrare in mercati giganteschi come l’automotive.
«Con il nostro lavoro cerchiamo di dare un contributo alla crescita dei nostri distretti. Ci piace pensare di mettere le nostre competenze al servizio del loro sviluppo», aggiunge l’amministratore delegato. Si può dire che siete il cervello del made in Veneto? «Forse sì, almeno in parte». —
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