Beneteau rilancia sugli yacht: a Monfalcone una nuova linea
Lo stabilimento italiano del brand francese ha sfiorato i 30 milioni di euro di produzione nel 2025

Nel cuore del polo nautico dell’Alto Adriatico, c’è un cantiere che unisce 142 anni di storia alla ricerca di innovazioni in momenti di crisi della cantieristica. Nello stabilimento di Groupe Beneteau Italia, unico sito produttivo del gruppo transalpino nella Penisola, si realizzano le ammiraglie del marchio Prestige. Tra sfide di mercato, dazi e la ricerca di nuovi equilibri, il general manager della business unit motor yachting, Michelangelo Casadei, racconta i numeri e le prospettive di una realtà che a Monfalcone dà lavoro a 150 persone – 250 se si considera l’indotto – e che nel 2025 ha sfiorato i 30 milioni di euro di valore della produzione. All’orizzonte c’è l’ampliamento della produzione con una nuova linea, affrontando un periodo di crisi generale con la ricerca di nuovi sbocchi per il mercato.
Eredità centenaria
Davanti a una folta platea di media del settore giunti da tutto il mondo, questa realtà si racconta e presenta alcune delle sue creazioni, come il nuovo M8 Evo. Il gruppo Beneteau, nato nel 1884, è oggi una delle attività più solide della nautica a queste latitudini: circa 7.500 dipendenti e stabilimenti in tutto il mondo. L’avventura italiana inizia nel 2010, quando il gruppo decide di investire nel settore del lusso attraverso il brand Monte Carlo Yachts. Nel 2022, la società cambia nome in Beneteau Italia, ma il legame con il territorio resta. «Qui c’è un saper fare che altrove è meno sviluppato», ribadisce Casadei. «L’Italia è l’eccellenza mondiale per barche tra i 65 e i 100 piedi». Carpentieri, falegnami, idraulici, elettricisti, esperti di attrezzatura di coperta e verniciatori: un mosaico di competenze che a Monfalcone trova la sua sintesi.
Polo di lusso
Oggi il cantiere nella città bisiaca è il cuore italiano della divisione motor yachting, che insieme a vela e dayboating compone il bilancio del gruppo. Il motor yachting rappresenta circa un quarto del fatturato, 250 milioni di euro su un totale poco sotto il miliardo. A Monfalcone si costruiscono le imbarcazioni più grandi: il Prestige M7 (60 piedi) e l’M8 (70 piedi), oltre al Grand Trawler 63, l’ammiraglia della famiglia dei trawler, barche pensate per lunghe percorrenze.
L’innovazione
La vera scommessa qui è il motoryacht su piattaforma multiscafo, un prodotto unico nel mercato. «Invece di trasformare un catamarano a vela», spiega il manager, «abbiamo preso la forma multiscafo e ci abbiamo costruito sopra un motoryacht di lusso. Più spazio, meno consumi, maggiore stabilità». Un messaggio che il mercato, tradizionalmente conservatore, sta imparando a decifrare. «L’M8, che è un 70 piedi, va confrontato non con un monoscafo di pari lunghezza, ma con uno di 80 o 90 piedi in termini di metri quadri vivibili. E lì, il nostro prezzo diventa competitivo». Per questo il gruppo ha scelto di investire, anche in momenti di rallentamento: nel 2025 è arrivato l’M7, nel 2026 l’M8 Evo, e nel 2027 un nuovo monoscafo più tradizionale, una quarta linea produttiva che verrà svelata a Cannes a settembre e «amplierà l’offerta verso quel segmento dove Monte Carlo Yachts era forte». Il debutto nel mercato, comunque, sarà solo l’anno prossimo.
Tra mercati e dazi
Il contesto, però, non è semplice. Dopo il boom post-Covid, il mercato ha subito una brusca frenata: inflazione, aumento dei costi delle barche, e l’uscita di molti armatori “occasionali” hanno ridotto la domanda. «Il 2024 è stato molto difficile», ammette Casadei. «L’anno scorso abbiamo riorganizzato la produzione e migliorato la qualità. Il 2026 si preannuncia più complicato, a causa dell’incertezza legata al Medio Oriente». La distribuzione geografica dei mercati riflette queste tensioni: il 50% del fatturato del motor yachting viene dall’Europa e dal Mediterraneo (con un buon peso dell’Italia e del Regno Unito), il 35% dagli Stati Uniti e il 15% dal resto del mondo, inclusa l’Asia. «I dazi americani», spiega, «li abbiamo gestiti cercando di non scaricarli sul cliente, ma l’andamento del mercato Usa è legato più alla fiducia dei consumatori che ai dazi stessi». Il gruppo sta dismettendo un sito produttivo negli Stati Uniti per concentrarsi sulla conoscenza diretta degli armatori. Una strategia, spiegano dall’azienda, che punta sulla qualità e sul rapporto con il cliente, piuttosto che sulla presenza industriale in un mercato complesso come quello americano.
Formazione e nuove linee
L’azienda guarda avanti con l’obiettivo di crescere in modo organico. «Ci stiamo preparando per una ripartenza che speriamo arrivi nel 2027», dice ancora Casadei. «In questi due anni abbiamo lavorato per professionalizzare l’organizzazione, ringiovanire le competenze e creare le basi per attrarre nuovi talenti». Ma la difficoltà nel trovare manodopera specializzata è concreta. «C’è un tema generazionale: i giovani tendono a privilegiare lavori più tranquilli, mentre la nautica richiede flessibilità e passione. Sulla progettazione e il design, invece, c’è più mobilità e l’Università di Trieste è un’ottima scuola». Il gruppo è attivo sul territorio con il cluster Mare Fvg, Confindustria e gli atenei, ma il problema delle maestranze rimane. «Spero di poter parlare di un aumento dell’organico a fine 2027», conclude Casadei. Intanto, Monfalcone continua a sfornare ammiraglie. E a scommettere che il mare non sarà sempre in burrasca.
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