L’Antitrust sanziona 16 fonderie. «Restrizioni alla concorrenza»

Multa da 70 milioni. Tra le destinatarie due aziende Fvg, cinque venete e l’associazione Assofond

Giorgia Pacino

Un cartello che sarebbe durato almeno vent’anni, dal 2004 alla metà del 2024. È quanto contestato dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato che mercoledì ha comminato sanzioni per 70 milioni di euro nei confronti di 16 tra le principali fonderie di ghisa italiane e l'associazione di categoria Assofond.

L’istruttoria, chiusa il 31 dicembre, avrebbe accertato un'intesa restrittiva della concorrenza messa in atto in violazione dell'articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue) nel mercato italiano della vendita dei getti di ghisa. Secondo la ricostruzione dell’Agcm, l’intesa sarebbe stata attuata almeno a partire dal 5 febbraio 2004 fino al 30 giugno 2024.

«Per questo motivo - si legge in una nota diffusa dall’Authority - l'Antitrust, a fronte di sanzioni massime applicabili di circa 600 milioni di euro, stante la gravità della condotta, ha irrogato sanzioni per complessivi 70 milioni tenuto conto della significativa crisi del settore interessato».

Tra le fonderie sanzionate, cinque hanno sede in Veneto – oltre alla veronese Zanardi Fonderie, le vicentine C2Mac Group di Montorso Vicentino, Fonderia Corrà di Thiene, Vdp Fonderia di Schio, Fonderia Zardo di Bolzano Vicentino – e due in Friuli Venezia Giulia, Zml Industries di Maniagoe la sua controllante Cividale.

Le altre finite nel mirino dell’Antitrust sono Fonderie Orazio e Fortunato De Riccardis, Fonderie Guido Glisenti e la sua controllata Lead Time, Pilenga Baldassarre Foundry e la sua controllante E.F. Group, Fonderie Mora Gavardo e la sua controllante Camozzi Group, Fonderie Ariotti e Ironcastings.

Il coordinamento tra le parti avrebbe riguardato le politiche commerciali «con l’obiettivo – spiega ancora l’Autorità - di sostenere le richieste di aumento dei prezzi, rafforzando il potere contrattuale nei confronti della domanda, e di preservare una certa marginalità, soprattutto nei momenti in cui la congiuntura economica è stata negativa».

Finalità perseguita «tramite scambi di informazioni sensibili ed elaborando congiuntamente meccanismi di indicizzazione dei prezzi (gli “Indicatori Assofond”) che hanno consentito alle fonderie di aggiornare in maniera coordinata una parte sempre più ampia del prezzo dei getti di ghisa, compreso il margine di vendita».

Una ricostruzione giudicata «del tutto errata» da Assofond, che ha respinto le accuse parlando di «sanzioni mai viste prima per un'associazione di categoria». Quella comminata nei confronti dell’associazione ammonta infatti a due milioni di euro e corrisponde a circa quattro volte il totale dei contributi versato ad Assofond nel 2024 dalle fonderie di ghisa associate. Una sanzione che «mette a forte rischio la stessa sopravvivenza di Assofond, oltre a rappresentare un colpo durissimo per l'intero mondo dell'associazionismo», sottolineano dall’associazione di Confindustria.

Assofond è accusata di aver agito come facilitatrice e coautrice del cartello attraverso la predisposizione, l’aggiornamento e la divulgazione degli Indicatori Assofond, la cui pubblicazione è stata sospesa a partire dal 1° luglio 2024. «Strumenti statistici di monitoraggio dei costi, basati su dati pubblici delle Camere di Commercio e non certo su accordi segreti» è la precisazione arrivata dall’associazione guidata da Fabio Zanardi.

Anche la fonderia di Minerbe ha respinto le contestazioni, «confermando di aver sempre operato in totale autonomia e nel pieno rispetto delle normative vigenti e dei principi di trasparenza, correttezza e libera concorrenza».

Zanardi Fonderie ha fatto, inoltre, sapere di stare esaminando il provvedimento «con l'impegno di intraprendere l'impugnazione al Tar», confermando «la massima collaborazione» con le autorità e rinnovando il proprio impegno nel «garantire comportamenti conformi alle regole del mercato, nel pieno rispetto dei diritti dei propri clienti».

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