Agricoltura tra costi e crisi globale: «Rilanciamo sulla transizione»

Il presidente di Confagricoltura Veneto, Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi: «Dallo stretto di Hormuz passa almeno un terzo ​​​​​​dei fertilizzanti»

Eva Franceschini
Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente di Confagricoltura Veneto
Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente di Confagricoltura Veneto

L’agricoltura veneta si destreggia tra l’aumento del costo dei fertilizzanti e le sfide della transizione energetica.

In questi giorni, in cui la guerra nel Golfo e il blocco dello stretto di Hormuz hanno fatto salire i prezzi dei fertilizzanti azotati, imponendo un cambiamento nei piani colturali delle aziende, il settore primario si confronta con gli stakeholder e le istituzioni protagonisti dell’European Carbon Farming Summit, l’evento internazionale che si svolge al Padova Congress, fino a domani.

Un’occasione per fare il punto della situazione sul ruolo che l’agricoltura della regione ha nella lotta ai cambiamenti climatici: «L’agricoltura è messa al centro delle azioni che possono essere messe in campo per cercare di contrastare i cambiamenti climatici – dice il presidente di Confagricoltura Veneto, Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi -. L’agricoltura ha un ruolo rilevante, perché gestisce gran parte della superficie territoriale, mette in campo molte azioni che tendono a limitare l’inquinamento atmosferico e, davanti ad essa, si pongono delle sfide sempre più urgenti. Questo settore può avere un ruolo anche di tipo economico, perché può essere un soggetto attivo da questo punto di vista ma, per farlo, deve sostenere dei costi aggiuntivi, e il riconoscimento di questi costi è uno dei passaggi che vogliamo affrontare in questa tre giorni».

Il riferimento è anche alle conseguenze che la guerra in Medioriente sta avendo sulla salute delle aziende agricole.

«L’agricoltura italiana e veneta sta affrontando problemi molto importanti, le tensioni internazionali pesano anche nel nostro comparto – prosegue Bonaldi -. Uno dei temi legati alla guerra nel Golfo con l’Iran nasce, ad esempio, rispetto ai fertilizzanti. Dallo stretto di Hormuz passa almeno un terzo dei fertilizzanti commercializzati a livello mondiale e stiamo registrando il raddoppio dei prezzi di questi prodotti che, per noi, oggi sono fondamentali. L’aumento dei costi ha imposto agli agricoltori di trovare nuove soluzioni e passeremo sicuramente da mais a soia, che richiede meno aggiunte di fertilizzante e concime, ma non possiamo pensare di cambiare totalmente i nostri piano colturali”».

Rispetto al tema della carbon farming, il Veneto dispone di un patrimonio naturale e agricolo significativo. I dati parlano chiaro: la regione conta su oltre 800 mila ettari di superficie agricola coltivata (Sau), 470.000 ettari di foreste (su 11 milioni di ettari in Italia), 18.000 ettari di ambienti lagunari e vallivi che rappresentano potenziali pozzi di carbonio (carbon sink) di notevole valore ecosistemico. Già oggi, nel Veneto, sono numerose le aziende agricole che praticano tecniche rigenerative e conservative. I modi più comuni sono: il rimboschimento di terreni agricoli, la riforestazione, l’agroforestazione che coniuga la produzione agricola con la presenza lungo gli appezzamenti di filari alberati. Anche l’agrivoltaico, secondo Bonaldi, è uno strumento che, con il giusto equilibrio, può dare un contributo importante.

«È un modo per diversificare l’attività aziendale e supportare l’agricoltura nella produzione di energia da fonti alternative. Ci sono delle aree che possono essere dedicate a questo, senza interrompere la produzione agricola normale o di pregio e quindi, da questo punto di vista, è opportuno che si cerchi di affrontare con tranquillità questo tema che, altrimenti, vede solo la nascita di comitati che si oppongono, magari anche in maniera pregiudizievole. Dobbiamo guardare al settore con più serenità e proseguire su questa strada, perché la copertura dei soli tetti delle nostre aziende non è sufficiente a supportare la lotta al cambiamento climatico. Il carbon farming rappresenta una sfida importante che guarda al futuro del pianeta, con l’ambizione di coniugare produzione e sostenibilità».

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