UniCredit con Commerz: «Con noi varrebbe di più»
L’amministratore delegato Andrea Orcel delinea obiettivi e sinergie per convincere gli azionisti. Berlino però ribadisce il no all’ipotesi di fusione: «Noi sosteniamo la strategia stand alone». In caso di fusione previsto un utile netto di 21 miliardi nel 2030

Promesse di redditività superiore per convincere gli azionisti dubbiosi, mezze rassicurazioni ai dipendenti sul versante occupazionale, ma anche critiche alla gestione attuale della banca.
Andrea Orcel ha presentato il suo piano per conquistare il controllo di Commerzbank, non tralasciando di parlare anche alle istituzioni tedesche, fin qui fredde verso l’ipotesi di integrazione.
Parlando con gli analisti, il ceo di UniCredit ha ricordato che l’assemblea della banca italiana si riunirà il 4 maggio e il giorno dopo partirà l’Offerta pubblica di scambio (Ops), che potrà avere due esiti.
Due possibili scenari post offerta delineati da Orcel.
Nel primo UniCredit rimane al di sotto della soglia di controllo, una eventualità, dice il banchiere, «che possiamo gestire se raggiungiamo una percentuale che non assicura ritorni superiori al nostro costo del capitale». Ovvero UniCredit non comanda ma la partecipazione acquisita mantiene un valore.
Il secondo scenario, spiega ancora, si raggiunge «una percentuale che assicura ritorni superiori al costo del capitale» e consente «una transazione strategicamente e industrialmente valida»
Entrambi gli scenari - evidenzia il top manager - «rappresentano una vittoria per UniCredit e, a nostro avviso, per gli azionisti di Commerzbank che aderiscono all'offerta».
Anche in caso di adesione massiccia, che consentisse un'integrazione con UniCredit, ha poi ricordato, l’istituto tedesco «rimarrebbe stand alone fino al 2028, visto il tempo e il lavoro necessari per allinearla» con il gruppo di Piazza Gae Aulenti.
Consapevole che uno dei fronti caldi sarà quello occupazionale (le fusioni bancarie si fanno in primis per ridurre i costi), il banchiere romano ha spiegato che, rispetto alle ipotesi di 15 mila uscite nel caso di una combinazione, «la riduzione complessiva su un periodo di cinque anni sarebbe inferiore alla metà di quella suggerita per la Germania».
Il che evidentemente non è bastato al governo federale, dato che la nota diffusa da un portavoce del ministro delle Finanze è stata netta.
«Non commentiamo le parole di UniCredit, ma la posizione dell’esecutivo è nota e non è cambiata. Noi sosteniamo la strategia dell'indipendenza di Commerzbank. Un'acquisizione ostile sarebbe inaccettabile».
Eppure Orcel si era mostrato conciliante, evidenziando che l’integrazione renderebbe la Germania il primo mercato del gruppo (nulla, invece, ha detto in merito all’ipotesi circolata nei giorni scorsi di spostare la sede legale a Francoforte) e aprendo a una possibile revisione dell’offerta.
«Saremo lieti di correggere ciò che deve essere corretto, qualora tali ipotesi si rivelassero errate».
UniCredit prevede un utile netto di circa 21 miliardi di euro nel 2030 a seguito della fusione con Commerzbank.
Stima inoltre ricavi netti per circa 45 miliardi di euro nel 2030 e costi inferiori a 14,5 miliardi di euro nel 2030.
Nella presentazione in cui l’istituto di Piazza Gae Aulenti ha illustrato il piano per la creazione di valore per l'istituto tedesco, la banca afferma che Commerz «non sia adeguatamente preparato per il futuro».
Anzi presenta «una storia di risultati operativi deludenti» ed è «attualmente sopravvalutata rispetto ai fondamentali».
Inoltre afferma ancora il documento presenta «debolezze strutturali» che sono solo «mascherate da fattori finanziari favorevoli, combinati con una crescita internazionale aggressiva e più rischiosa, non correlata alle sue attività in Germania e in Polonia».
UniCredit, con il suo approccio che definisce Commerzbank Unlocked, vede per l'istituto tedesco l' utile salire a 5,1 miliardi nel 2028 e per il 2030 a 6 miliardi con una combinazione.
Le stime di UniCredit indicano poi un rapporto cost/income di 7 punti percentuali più basso nel 2028 rispetto agli obiettivi della banca. Quanto alla sola Germania l'aggregazione con Hvb porterebbe ad un istituto da 8,5 miliardi di utile.
«Hvb e Commerzbank sono altamente complementari: sia dal punto di vista geografico che per quanto riguarda la clientela servita», ha ricordato ieri Orcel.
Per poi aggiungere che entrambe finanzierebbero investimenti significativi e necessari in risorse umane, compresa l'assunzione di talenti più giovani.
Quindi, rispondendo agli analisti, Orcel ha criticato la chiusura fin qui mostrata dai vertici dell’istituto tedesco.
«Abbiamo fatto tutto il possibile, e anche di più, per cercare di instaurare un dialogo costruttivo, sedendoci attorno a un tavolo per costruire insieme qualcosa».
Per poi aggiungere: «Non siamo riusciti ad avere un dialogo».
Quindi l’affondo, a solleticare gli azionisti chiamati a decidere se consegnare i titoli: «Siamo molto preoccupati sul fatto che Commerzbank riesca a ottenere un risultato sostenibile nel 2028 e oltre». —
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