Leonardo Jr accelera su Delfin, al lavoro per l’intesa coi fratelli

Il negoziato guarda all’estate, senza ipotesi di cessioni degli asset strategici. Il 27 aprile in programma l’assemblea. Operazione da 10 miliardi di euro per rilevare le quote dei due fratelli Luca e Paola

Roberta Paolini
Leonardo Maria Del Vecchio
Leonardo Maria Del Vecchio

Leonardo Maria Del Vecchio sarebbe ormai in trattative avanzate per rilevare le quote di due fratelli, Luca e Paola, in Delfin.

La cifra circolata è attorno ai 10 miliardi e constirebbe di sbloccare la successione della holding della famiglia a quattro anni dalla scomparsa del fondatore di Luxottica.

Il trentenne avrebbe infatti accelerato, come scriveva ieri il Corriere della Sera, confermato anche da un lancio Bloomberg, i colloqui per acquistare una partecipazione complessiva di circa il 25% nella holding di famiglia Delfin, oggi detenuta dai fratelli e potrebbe raggiungere un accordo preliminare entro poche settimane, secondo fonti vicine al dossier.

L’assemblea degli azionisti di Delfin prevista per lunedì 27 aprile, tuttavia, non si preannuncia conclusiva né determinante. Il confronto tra i soci dovrebbe rappresentare soltanto una tappa intermedia di un dossier più ampio, destinato a svilupparsi nelle prossime settimane, con un orizzonte che guarda all’estate per un possibile allineamento delle diverse posizioni interne alla famiglia.

Sul tavolo resta il riassetto dell’azionariato della cassaforte che custodisce una delle più grandi ricchezze industriali europee.

In ambito finanziario tutto dovrebbe prendere forma progressivamente in itinere, mentre un punto viene indicato come fermo: non sarebbe prevista alcuna dismissione delle principali partecipazioni strategiche.

Se l’operazione andasse in porto, Leonardo Maria salirebbe al 37,5% di Delfin, diventando di gran lunga il principale socio individuale della holding.

Un riassetto di questo tipo avrebbe un peso rilevante nella governance.

Il testamento del fondatore prevede infatti che le decisioni più importanti richiedano l’unanimità tra gli eredi, meccanismo che negli ultimi quattro anni ha contribuito a congelare i principali dossier strategici.

Un blocco unitario di queste dimensioni renderebbe più semplice il raggiungimento del consenso necessario.

Per sostenere l’operazione, Leonardo Maria starebbe discutendo con un pool di istituti di credito.

Tra i nomi emersi figurano UniCredit, BNP Paribas e Crédit Agricole.

Il finanziamento potrebbe assumere la forma di un bridge loan, soluzione ponte utile a chiudere rapidamente il passaggio e lasciare tempo per definire l’assetto definitivo della holding e la futura struttura dei flussi finanziari.

Uno dei nodi centrali resta la politica dei dividendi.

Oggi lo statuto limita la distribuzione al 10% degli utili.

Le cedole incassate dalle partecipazioni di Delfin potrebbero però rappresentare una leva importante per alleggerire il debito contratto per l’acquisto delle quote.

L’obiettivo sarebbe arrivare a una sintesi entro l’estate.

Restano però da sciogliere diversi passaggi: il consenso degli altri soci, la definizione dei nuovi equilibri interni e la gestione di eventuali ulteriori richieste di uscita dal capitale. —

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