Riparte il risiko bancario: Banco Bpm propone un’aggregazione a Mps
Il Cda dell’istituto milanese guidato da Giuseppe Castagna ha approvato all’unanimità la proposta di aggregazione da inviare alla banca di piazza Salimbeni. Obiettivo: dar corpo al secondo player bancario del Paese

Si riapre il risiko bancario italiano. Banco BPM propone a Banca Monte dei Paschi di Siena di avviare un dialogo per un’operazione di aggregazione finalizzata alla creazione di un nuovo gruppo bancario e finanziario di riferimento in Italia, secondo operatore nazionale per dimensioni.
Il consiglio di amministrazione dell’istituto di credito milanese ha deliberato all’unanimità, stamattina, di inviare alla banca senese guidata da Luigi Lovaglio una comunicazione per rappresentare «il proprio interesse – si legge nella nota diffusa nel primo pomeriggio da Banco BPM – ad avviare un dialogo volto a discutere e concordare una potenziale operazione di aggregazione tra i due istituti».
Nessun commento oggi da Banca Monte dei Paschi di Siena, in attesa che si riunisca il consiglio di amministrazione domani, per una seduta già programmata che verosimilmente vedrà approdare sul tavolo del board anche la proposta del Banco. L’auspicio dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna è «di poter avviare in tempi rapidi un confronto con Mps e il suo management, al fine di esplorare l’opportunità e, in presenza di un reciproco interesse, definire i principali elementi di una possibile aggregazione attraverso un percorso strutturato e collaborativo».
L’operazione proposta dovrebbe configurarsi come un merger of equals, una fusione tra società “pari” che «consentirebbe – si legge ancora nella nota – la creazione di un nuovo gruppo bancario e finanziario, capace di competere, per dimensioni, eccellenza di prodotti e potenziali economie di scala, con i principali operatori bancari e finanziari nazionali ed europei, preservando al contempo i punti di forza e le specificità delle due realtà».
L’assetto della futura governance sarebbe a sua volta «improntato su criteri di equilibrio e rappresentatività, volto a riflettere il contributo e le specificità delle due banche e a garantire un adeguato coinvolgimento nei principali processi decisionali, nonché a salvaguardare le sedi storiche e il legame con i territori di riferimento».
Nel comunicato inviato alla stampa, la banca milanese precisa inoltre che «l’operazione si innesterebbe nel processo di integrazione di Mediobanca attualmente in corso in maniera efficiente e complementare, consentendo uno sviluppo coordinato e contestuale delle fabbriche prodotto coinvolte e rafforzandone il contributo industriale all’interno del nuovo gruppo».
La proposta di Banco Bpm a Mps punta, come detto, a creare il secondo operatore nazionale bancario per dimensioni, ma anche a coprire, grazie all’integrazione geografica, tutto il territorio nazionale, con una radicata presenza nelle regioni italiane a maggiore potenziale (primo operatore per numero di filiali in Lombardia, Toscana e Veneto).
Tra gli obiettivi figurano anche la complementarità industriale delle fabbriche prodotto ed un elevato upside derivante dalla loro possibile ottimizzazione, con riferimento sia alle attività storicamente esternalizzate da MPS e recentemente internalizzate da Banco Bpm, sia alle fabbriche prodotto complementari apportate dal polo Mps–Mediobanca.
La banca meneghina prevede inoltre ulteriori benefici derivanti dalla partecipazione in Assicurazioni Generali (di cui, attraverso Mediobanca, Mps detiene il 13,32%), la cui rilevanza consentirebbe di ampliare il perimetro delle opzioni strategiche a disposizione del gruppo, nell’interesse degli azionisti di tutte le entità e dei rispettivi stakeholder.
Passando ai numeri, il canovaccio dell’aggregazione scritto da Mps prevede «un significativo potenziale sinergico a regime superiore a 1,1 miliardi di euro al lordo delle imposte, di cui oltre 650 milioni di sinergie di costo e oltre 450 milioni di sinergie di ricavo, a loro volta generate per circa 250 milioni da maggiori ricavi sulle reti e circa 200 milioni dall’ottimizzazione delle fabbriche prodotto». E ancora, «il raggiungimento di una scala operativa adeguata a sostenere gli investimenti tecnologici e il posizionamento competitivo, consentendo di competere con i principali operatori internazionali e i nuovi player digitali».
Quanto alla capitalizzazione in Borsa, la previsione è stimata potenzialmente oltre i 50 miliardi, con il conseguente rafforzamento del posizionamento nel mercato dei capitali e l’ampliamento della base investitori.
La nuova banca risultante dall’aggregazione vanterebbe infatti «una posizione patrimoniale ai vertici del settore, con un CET1 ratio fully loaded pro-forma pari a circa il 15%», «una creazione di valore pari ad almeno 5,5 miliardi, valorizzando le sinergie sopra indicate al netto dei costi di integrazione, stimati in circa 1,1 miliardi al lordo delle imposte» e «una potenziale generazione di utile netto a regime pari a circa 6 miliardi, con una crescita degli utili per azione a doppia cifra, a sostegno di una significativa capacità distributiva, superiore a quella oggi prevista nei due piani stand-alone, e di una forte generazione organica di capitale».
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