Mps, l’utile a 1,1 miliardi batte le attese. Lovaglio: «Sul tavolo ogni opzione strategica»
L’ad: «Non stiamo parlando di nessuna operazione con Banco Bpm». Su Generali: «Ogni decisione verrà valutata nell’interesse degli stakeholder». Nei sei mesi i ricavi complessivi sono cresciuti del 4,1 per cento a 4,02 miliardi

«Sto pensando se dirvi che ci rivedremo a novembre o prima, credo ci rivedremo prima». Luigi Lovaglio, ad di Mps, è in trincea, mentre racconta i risultati sopra alle attese del primo semestre del Monte. Nel corso della call con gli analisti l'ad dell'istituto di Rocca Salimbeni ha chiuso almeno per ora la rotta verso la fusione con Banco Bpm. Nessuna trattativa, sembra così, dovrebbe esservi neanche con il primo azionista dell'istituto di Piazza Meda, Crédit Agricole che della banca milanese ha oltre il 29%.
«Oggi non stiamo parlando di nessuna operazione con Banco Bpm», ha chiarito l’amministratore delegato durante la conference call sui risultati semestrali. Se però dovessero emergere opzioni strategiche nell’interesse degli azionisti, «le valuteremo come sempre». È la prima dichiarazione del banchiere dopo il fallimento delle trattative per l'operazione, che avrebbe rappresentato l’alternativa industriale all’offerta di Intesa Sanpaolo. «Come nell’Odissea, ormai diventata un film imperdibile, alcune rotte si chiudono e altre si aprono. Dal nostro porto sicuro proseguiremo il nostro viaggio, pienamente impegnati a esplorare ogni opzione strategica in grado di creare valore a lungo termine per i nostri stakeholder». Quel «porto sicuro» sono i conti di Mps, che ha chiuso i primi sei mesi dell’anno con oltre 1,1 miliardi di utile netto, in crescita del 25,3% sullo stesso periodo del 2025. Il secondo trimestre ha contribuito con 610 milioni, il 27,3% in più rispetto a un anno prima e oltre i circa 540 milioni attesi dagli analisti. Il Cet1 ratio fully loaded è salito al 16,3%, con un cuscinetto di circa 680 punti base rispetto ai requisiti regolamentari. Una dotazione che, secondo Lovaglio, consente alla banca di «valutare ogni opzione strategica da una posizione di forza».
Tutte le possibilità verranno esplorate, ha fatto capire il top manager, compresa la quota in Generali o un dividendo straordinario. «Ogni decisione futura» sulla quota nel Leone ha detto «verrà valutata, ovviamente nell'interesse degli azionisti di Monte Paschi, prendendo in considerazione il valore della partecipazione, il capitale, le implicazioni normative, la strategia di gruppo e le condizioni di mercato».
Tornando sull’Opas di Intesa ha poi aggiunto le valutazioni preliminari pubblicate dal consiglio di amministrazione il 16 luglio «rimangono pienamente valide»: l’operazione, ha ribadito Lovaglio, «non sembra attualmente remunerare appieno gli azionisti».
Il punto centrale dell’opposizione di Siena è il progetto che, dopo l’acquisizione, porterebbe alla divisione della banca e alla cessione a Bper di circa metà della rete, nell’ambito dell’accordo raggiunto da Intesa con Unipol. «Monte Paschi è un asset strategico per l’economia italiana», ha rivendicato Lovaglio. Il suo valore sistemico dipende dall’integrità della banca.
Le filiali, nella lettura del banchiere, «non sono muri, sono antenne»: raccolgono i segnali dell’economia reale e trasformano il risparmio locale in credito, investimenti e crescita. Smontare la rete significherebbe quindi indebolire la capacità di finanziare famiglie e imprese, rendendo le decisioni «più lente e costose».
«La questione non è solo quanto valga oggi Mps, ma quale valore la nostra banca possa generare per questo Paese domani». L’operazione di Intesa Sanpaolo su Mps sarebbe rilevante anche nel Nordest. Secondo la presentazione di Intesa, in Veneto il gruppo manterrebbe 90 sportelli acquisiti, 81 di Mps e nove di Mediobanca, portando la propria quota di mercato nella fascia compresa tra il 17,5% e il 20%. In Friuli Venezia Giulia, dove non è indicato il numero delle filiali trattenute, la quota si collocherebbe invece tra il 10% e il 15%. Nel complesso, l’accordo con Unipol prevede la cessione di circa 635 sportelli Mps, mentre Intesa ne conserverebbe 732 tra Mps e Mediobanca. Le filiali del Monte tra le due regioni, secondo i dati di Uilca Mps ha 189 filiali di cui 160 filiali in Veneto e 29 in Fvg.
Lovaglio ha contestato apertamente in call anche la logica con cui Intesa ha presentato l’operazione come la nascita di un nuovo campione nazionale. La sua obiezione è che: «Un campione nazionale dovrebbe rafforzare il tessuto competitivo del Paese, non ridurlo».
Il manager si è poi detto favorevole al consolidamento bancario, ma a condizione che la crescita dimensionale rafforzi gli operatori e non ne riduca necessariamente il numero. «La scala conta, la capacità di investimento conta, la tecnologia conta», ha spiegato, ma ogni integrazione deve essere valutata sulla base della logica industriale e della creazione di valore, non «in un’ottica di frammentazione».
La difesa di Mps poggia anche sulla combinazione già realizzata con Mediobanca. Le attività di integrazione procedono secondo i programmi e dovrebbero essere completate nel quarto trimestre. Per Lovaglio, i risultati del semestre dimostrano «la dimensione industriale raggiunta» e rappresentano «solo l’inizio di ciò che tale business combination può realizzare». Il piano prevede una distribuzione cumulativa agli azionisti di 16 miliardi di euro.
Nel semestre i ricavi complessivi sono cresciuti del 4,1% a 4,02 miliardi. Gli impieghi sono aumentati del 5,6% su base annua, sostenuti da 3,6 miliardi di mutui alle famiglie erogati nel semestre e da 5,5 miliardi di credito al consumo.
Le attività finanziarie della clientela hanno raggiunto circa 300 miliardi, dieci miliardi in più rispetto a marzo e oltre 18 miliardi sopra giugno 2025.
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