Generali in forte crescita nel semestre, sale l’impatto di incendi e catastrofi

Il Leone corre in tutti i segmenti di business, +13,7% a 2,5 miliardi l’utile netto. Più che raddoppiato a 820 milioni di euro l’impatto degli eventi naturali. Donnet: «Le autorità vigilino per tutelare indipendenza e integrità del gruppo»

Arianna Salvatori

I risultati semestrali di Generali, Philippe Donnet, amministratore delegato del gruppo assicurativo, li definisce «eccellenti». Ed effettivamente, nei primi sei mesi del 2026 la performance è stata ottima in tutti i segmenti di business e in linea con il raggiungimento dei target prefissati per il 2027. Un risultato che il gruppo è riuscito ad ottenere nonostante il semestre sia stato particolarmente impattato da catastrofi naturali. Eventi estremi che sono sempre più frequenti, ma che secondo il management in Europa non sono ancora sufficientemente coperti dagli assicurati.

In termini numerici, Generali ha chiuso il semestre con premi lordi in crescita del 5,8% su base annua a 53,4 miliardi, trainati sia dal Danni (+6,3%) sia dal Vita (+5,5%). In particolare, la raccolta netta di quest’ultima ha superato gli 8,3 miliardi: un livello record registrato in un primo semestre. Il risultato operativo è salito a 4,5 miliardi di euro (+11,2%), guidato da tutti i segmenti di business. Più nel dettaglio, quello del segmento Vita è aumentato dell’8,8% a 2,2 miliardi, mentre il New Business Value è salito del 21,1% arrivando a 1,9 miliardi. Il segmento Danni, ha superato i 2,1 miliardi (+4,7%), nonostante circa 820 milioni di euro di impatto da catastrofi naturali e causate dall’uomo: circa 425 milioni in più rispetto al primo semestre del 2025. Un andamento che non si è fermato: gli incendi di luglio in tutta Europa hanno determinato un impatto stimato al momento in 300 milioni, ai quali si aggiungono altri 100 milioni di incendi causati dall’uomo. L’evento più rilevante del primo semestre, invece, è stata la tempesta che si è abbattuta in Portogallo a fine gennaio.

Tornando ai numeri, un contributo importante è stato dato dall’Asset & Wealth Management, che ha registrato un risultato operativo di 735 milioni, in crescita del 31,3% guidato dall’andamento positivo sia dell’Asset Management (+17,3% a 334 milioni), sia del Wealth Management (+45,8% a 401 milioni).

L’utile netto normalizzato di gruppo è salito a 2.543 milioni (+13,7%), mentre il risultato netto è cresciuto significativamente a 2.538 milioni (+17,9%). Il coefficente di solvibilità, invece, è sceso dal 219% del primo semestre 2025 al 216%, un risultato comunque molto solido, in lieve calo per motivi principalmente regolamentari. Il Solvency Ratio, tra l’altro, include anche il buyback da 500 milioni annunciato ieri. La società, infatti, ha comunicato l’avvio delle operazioni di riacquisto di azioni proprie per un importo massimo di 500 milioni di euro. Un programma che si pone l'obiettivo di fornire agli azionisti una remunerazione aggiuntiva rispetto alla distribuzione di dividendi, impiegando parte delle risorse liquide disponibili della società.

Philippe Donnet, durante la conferenza stampa di presentazione dei risultati, ha sottolineato che l’approccio strategico di Generali «si fonda su tre pilastri fondamentali». Ovvero: «Le nostre persone, l’intelligenza artificiale e l’uso avanzato dei dati. Infine», ha aggiunto, «la sostenibilità, un ambito a cui la nostra leadership continua ad essere riconosciuta a livello internazionale». Proprio sull’Ai, il piano strategico prevede investimenti complessivi compresi tra 1,2 e 1,3 miliardi di euro.

Ma il piano strategico è anche molto focalizzato sul cambiamento climatico. Il gruppo in questo ambito ha dichiarato di star investendo in prevenzione, selezione tecnica del rischio e riassicurazione. «Noi siamo convinti che ci sia, attraverso tutta l’Europa, un gap di protezione da parte dei nostri clienti e quindi li vogliamo accompagnare a essere più protetti», ha affermato Donnet. «Abbiamo costruito un climate hub centrale per la valutazione e la selezione del rischio, ma anche per gli aspetti più tecnici assicurativi», ha detto il cfo Cristiano Borean.

Sullo sfondo, rimane il possibile cambio azionariato legato all’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps e in generale al risiko bancario in atto. Ma su questo Donnet ha ribadito la linea assunta fin dal primo giorno: «Preferiamo oggi non commentare indiscrezioni o speculazioni di mercato», ha affermato. «Al fine di tutelare l’indipendenza e l’integrità del gruppo, tutte le implicazioni per il nostro business e per il contesto competitivo in cui operiamo devono essere valutate con la massima attenzione e cura anche da parte di tutte le autorità competenti italiane ed europee».

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