Mps, la sfida per il vertice: Palermo verso la guida, ma Lovaglio sarà in cda
ll giudizio di Iss e Glass Lewis pesa sul voto degli istituzionali all’assemblea del 15 aprile. Ieri il giorno di registrazione delle azioni, resta l’incognita Delfin che potrebbe non partecipare

Il rinnovo del Consiglio di Amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena entra nella sua fase decisiva sotto l’osservazione dei proxy advisor internazionali.
Le raccomandazioni di voto di Institutional Shareholder Services (Iss) e di Glass Lewis sono diventate l’ago della bilancia per i grandi fondi istituzionali chiamati a esprimersi nell’assemblea del 15 aprile 2026, che dovrà scegliere il nuovo vertice della banca senese.
Il momento è delicato per Rocca Salimbeni: l’istituto è impegnato nella fase operativa dell’integrazione con Mediobanca e nella gestione della partecipazione in Assicurazioni Generali.
In questo contesto si inserisce lo scontro tra l’amministratore delegato uscente Luigi Lovaglio e il fronte del socio forte Francesco Gaetano Caltagirone.
L’ultimo tassello atteso dal mercato è il giudizio definitivo di Glass Lewis.
Dai rumors emergerebbe però una linea guida chiara: la priorità per gli investitori istituzionali deve essere la stabilità della governance.
Secondo le analisi preliminari diffuse tra i fondi, il proxy advisor di solito non si discosta sensibilmente dagli orientamenti di Iss.
È evidente che nelle valutazione varrà considerato il rischio di un cambio di leadership in una fase in cui la banca deve gestire la complessa integrazione con Mediobanca e realizzare le sinergie promesse al mercato.
Al centro delle valutazioni di Glass Lewis potrebbe anche esserci il giudizio emerso da Iss sul futuro ad.
Il candidato amministratore delegato della lista del Consiglio, Fabrizio Palermo, possiede un profilo manageriale di alto livello – maturato tra Cassa Depositi e Prestiti e Acea – ma la sua esperienza bancaria diretta è stata oggetto di discussione tra gli investitori.
Il nodo per i fondi è stabilire se una leadership più allineata ai soci di riferimento possa compensare l’assenza di una conoscenza approfondita delle dinamiche operative interne di Mps.
La posizione di Iss è già stata resa nota e ha contribuito a rendere il quadro in cui si stanno muovendo i giudizi.
Il proxy, benché abbia raccomandato di votare a favore della lista presentata dal Consiglio uscente di Monte dei Paschi, ha espresso un parere contrario alla riconferma di Nicola Maione alla presidenza.
Si tratta di una posizione che ha creato un evidente paradosso di governance: seguire integralmente l’indicazione di Iss significherebbe sostenere la lista che propone Palermo come amministratore delegato ma senza confermare il presidente indicato dalla stessa lista.
Una configurazione che potrebbe generare un vuoto di leadership proprio nella fase più delicata per la banca.
Le riserve di Iss su Maione riguardano in particolare la gestione delle tensioni interne al board e alcune criticità emerse durante il processo di selezione del nuovo amministratore delegato.
Mentre all'ex ad di Cdp, Iss riconosce «comprovate competenze manageriali» ma pure la mancanza di «un'esperienza manageriale diretta all'interno di un istituto bancario paragonabile» a Mps, per di più alle prese con «l'imminente integrazione con Mediobanca».
Tra gli otto candidati da non sostenere figurano anche i due manager del gruppo Caltagirone in lista, Alessandro Caltagirone ed Elena De Simone, per «considerazioni relative all'indipendenza» .
L’assemblea del 15 aprile si trova quindi davanti a due visioni opposte del futuro di Mps.
Da un lato la lista sostenuta dal Consiglio e dai soci forti – tra cui appunto gruppo Caltagirone – che propone una discontinuità manageriale con la nomina di Palermo e punta a rafforzare l’integrazione istituzionale della banca nel nuovo asse con Mediobanca, ma vede nel 13% del Leone custodito in Piazzetta Cuccia come un asset decisivo e non un “nice to have”, come lo ha definito ormai l'ex ad del Monte.
Il tema è capire come sarà composto questo consiglio, detto che normalmente i proxy orientano, come si è visto in molte altre assemblee il voto degli istituzionali.
L'impressione è, ieri era il record date (cioè il giorno in cui Mps registra lo stato del suo azionariato che ha il diritto di esprimersi in assemblea), che Delfin, che tiene oltre il 17% del capitale, non consegnerà le proprie azioni o comunque si asterrà dal voto.
Il Mef, anche se ancora azionista, sarebbe fuori dai giochi, non intenzionato ad esprimersi anche se un cambio può sempre essere possibile.
Sic stantibus rebus, in assemblea la maggioranza necessaria per la lista vincente dovrebbe essere poco sopra il 40%, pare difficile che con l'indicazione dei proxy Norges Bank, BlackRock e Vanguard, ovvero i tre istituzionali più pesanti, possano far confluire il loro voto verso la lista dell'uscente Lovaglio, nonostante il riconoscimento unanime del suo ruolo nel salvataggio e poi rilancio industriale di Rocca Salimbeni.
Certo è che, comunque vada, con una lista di 15 nomi e le norme della Legge Capitali i due quinti del consiglio saranno formati da minoranze.
A seconda di come andrà la lista di Assogestioni, se quella presentata dalla PLT Holding di Pierluigi Tortora che candida Lovaglio amministratore delegato dovesse essere quella di minoranza con maggiori voti, potrebbe prendersi anche cinque se non sei consiglieri. —
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