Il Monte studia le mosse per fermare l’Opas Intesa

Il board chiede una valutazione di tutte le opzioni prima del cda del 16 luglio. Sullo sfondo prende quota l’accordo di una aggregazione con Banco Bpm, ma tra vincoli normativi e differenze di valore la strada resta stretta

Roberta Paolini

 

Sul tavolo del board di Mps, formalmente, ieri non si sarebbe dovuto discutere di risiko bancario. Il consiglio era chiamato ad affrontare alcuni aspetti tecnici legati all'operazione di fusione per incorporazione di Mediobanca, il progetto che l'amministratore delegato Luigi Lovaglio continua a indicare come obiettivo prioritario da completare entro la fine dell'anno.

Nel corso del board sarebbe stata tuttavia esaminata anche l’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo e il successivo riassetto delineato dagli accordi con Unipol, che prevedono il trasferimento a Bper di 635 filiali, di alcune strutture centrali e del marchio Mps. Un’operazione che porterebbe l’istituto modenese ad assumere la denominazione di Banca Monte dei Paschi.

Il consiglio avrebbe quindi conferito mandato agli advisor di valutare tutti gli scenari attualmente sul tavolo. I consulenti dovranno predisporre una relazione sulle possibili opzioni strategiche da sottoporre al prossimo Cda, che sarebbe convocato per il 16 luglio, quando il board entrerà nel merito delle diverse ipotesi alternative all’offerta di Ca’ de Sass, con l’obiettivo di individuare una soluzione in grado di raccogliere il consenso del mercato.

Lo spazio è strettissimo, lo è sia dal punto di vista normativo che dell’esecuzione di una ipotetica fusione alla pari tra due soggetti che pari non sono, Mps e Banco Bpm. Il tutto con la presenza super ingombrante di un azionista come Crédit Agricole, che sarebbe, secondo alcune indiscrezioni, oltre il 22,9% del capitale dell’istituto di Piazza Meda. Il tema è prima di tutto normativo: la cosiddetta Passivity Rule impone al management di Mps l’astensione da qualsivoglia azione che possa contrastare gli obiettivi dell’offerta in corso (inclusa la stipula di accordi formali e vincolanti per una fusione difensiva con Banco Bpm) in assenza della convocazione e del parere esplicitamente autorizzativo di un’assemblea straordinaria.

Eppure le indiscrezioni continuano a indicare che Lovaglio e l’amministratore delegato di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, avrebbero già formalizzato un accordo di riservatezza (Nda) che consentirebbe alle due banche di avviare una fase di confronto approfondito e di due diligence sulle possibili nozze tra Piazza Meda e Rocca Salimbeni.

Da parte sua Mps ha ribadito, nella comunicazione diffusa l’8 giugno, che valuterà «nel rispetto delle leggi e dei regolamenti» sia la proposta di aggregazione avanzata da Banco Bpm sia l'Opas «non concordata» promossa da Intesa Sanpaolo, precisando contestualmente che tutte le attività di integrazione con Mediobanca proseguono secondo il cronoprogramma annunciato.

Dietro le formule ufficiali, però, il mercato continua a interrogarsi su quale possa essere la strada preferita da Siena. In questo contesto iniziano a circolare anche le prime ipotesi di concambio. Le simulazioni più ricorrenti indicano un rapporto di circa nove azioni Banco Bpm ogni dieci azioni Mps, con il Monte destinato a detenere oltre il 60% del capitale del nuovo soggetto.

E questo è un tema non da poco. Perché nonostante una logica industriale del matrimonio tra le due banche ineccepibile, l’ipotesi un vero “merger of equals” si scontra sin da principio con la differenza di taglia. Il nodo principale deriva dalla marcata discrepanza nelle capitalizzazioni di Borsa delle due entità: Siena ha raggiunto una capitalizzazione di mercato di circa 33,3 miliardi di euro, superando ampiamente i circa 23,8-23,9 miliardi di Bpm.

Di fronte a questo squilibrio, strutturare una fusione alla pari che non appaia come una vera e propria acquisizione inversa (con gli azionisti di Siena chiamati a comandare di fatto l'istituto milanese) richiederebbe l’inserimento di una componente in contanti nell'offerta, un fattore capace di diluire pesantemente i parametri patrimoniali e di erodere il valore generato.

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