Il riassetto di Delfin di nuovo in bilico, Leonardo Jr vuole chiarezza dal cda
Dopo le parole del quartogenito Del Vecchio attesa per le mosse del board: le banche hanno chiesto agli amministratori una lettera di garanzia per il finanziamento a sostegno della liquidazione di Paola e Luca

Mentre venerdì sera ad Agordo Luxottica festeggiava il tradizionale summer party accompagnato dai Pinguini Tattici Nucleari, il Quotidiano Nazionale pubblicava la dura lettera aperta con cui Leonardo Maria Del Vecchio ha deciso di rompere il silenzio sul riassetto di Delfin. Una presa di posizione che, inevitabilmente, ha fatto rumore all'interno della holding di famiglia.
Dicono che Francesco Milleri, leggendo quelle parole, si sia molto rabbuiato. Anche perché il legame e il patto di fiducia tra Leonardo Maria Del Vecchio e il presidente di EssilorLuxottica e Delfin non erano mai stati messi in discussione.
In realtà l'uscita pubblica del quartogenito del fondatore di Luxottica non riguardava Milleri e il chiarimento tra i due, secondo quanto risulta, sarebbe stato pressoché immediato. Anzi risulta che il top manager abbia cercato di far presa anche sugli altri consiglieri, non riuscendo tuttavia a fugare i dubbi degli altri componenti del board. Come sia andata veramente a questo punto ha poca importanza, il fatto resta e entro il 30 di giugno, giorno dell'assemblea della holding un qualche redde rationem dovrà esserci.

Leonardo Jr aveva deciso di assumersi l'onore, oltre che l'onere, di rilevare le quote dei fratelli Luca e Paola Del Vecchio, salendo così al 37,5%, con l'obiettivo di chiudere definitivamente uno dei capitoli più delicati della successione del fondatore di Luxottica, ma quattro anni dalla sua scomparsa la holding che custodisce un impero da circa 50 miliardi si trova nuovamente davanti a un punto cieco.
Formalmente il quartogenito di Del Vecchio intende restare in campo per il riassetto, ma a questo punto chiede che vengano ripristinate «chiarezza, coerenza e sostenibilità finanziaria». Nella lettera pubblicata da QN annuncia che si presenterà all’assemblea per capire «perché, nel momento in cui si poteva finalmente voltare pagina, qualcuno abbia scelto di alzare un muro».
Dietro quelle parole c’è una ricostruzione molto precisa di quanto sarebbe accaduto negli ultimi mesi. Dopo il voto favorevole dell'assemblea al trasferimento delle quote di Luca e Paola Del Vecchio, esercitando Leonardo Maria l'unico diritto di prelazione tra i soci, si è aperta la complessa fase di costruzione del finanziamento con il pool di banche incaricato di sostenere l'operazione.
Da quel momento, secondo quanto emerge, le richieste degli istituti finanziatori si sarebbero progressivamente irrigidite. Sarebbe, infatti, emersa l'ipotesi di una lettera di garanzia da parte del board di Delfin, una sorta di patronage destinato a rafforzare la struttura del finanziamento.
Per licenziare questo documento si sarebbe però aperto il tema delle tutele per gli amministratori della holding. Da principio attraverso una manleva a copertura di eventuali responsabilità legali, patrimoniali, reputazionali e bancarie. La richiesta poi sarebbe evoluta in un richiesta di via libera assembleare da parte di sei soci su otto. E infine con la richiesta dell'unanimità, cioè 8 soci su 8. Ed è lì che Leonardo Jr si è fermato, perché una richiesta di quel tipo significava appunto chiudere definitivamente ad ogni possibilità di proseguire.
Il finanziamento è poi finito nel pieno del risiko bancario italiano, «in un momento in cui gli stessi soggetti potevano trovarsi, a seconda del tavolo, finanziatori, partecipate, controparti, potenziali acquirenti». Pur escludendo qualsiasi commistione impropria, Del Vecchio Jr riconosce che siano emersi interrogativi sulla sostenibilità dell'operazione e sull'allocazione del rischio.
Da qui le richieste delle banche di maggiori certezze sui dividendi, sulla stabilità del capitale e sul futuro della holding. Ma è proprio a questo punto che emerge la frattura. Secondo alcune ricostruzioni, infatti, il board di Delfin, con la sola eccezione del presidente Milleri, non avrebbe mostrato disponibilità a concedere flessibilità sulla gestione delle partecipazioni finanziarie, sostenendo la necessità di un’autorizzazione da parte degli azionisti. Un atteggiamento, avrebbero rimproverato alcuni dell'entourage familiare, diverso rispetto all'impegno in altre partite finanziarie, non ultima quella relativa all'ascesa nel capitale del Monte dei Paschi.
La filosofia con cui Leonardo Del Vecchio ha sempre gestito Delfin, e che Milleri ha poi continuato a interpretare, era che le partecipazioni finanziarie sono sempre state funzionali al vero asset strategico della holding: EssilorLuxottica. Nessuna partecipazione è mai stata considerata intoccabile, ad eccezione del gruppo dell'occhialeria.
E i numeri aiutano a comprendere la portata del tema. Le partecipazioni in Generali e Monte dei Paschi valgono ai prezzi di mercato di venerdì circa 12,5 miliardi di euro. Considerando anche il 2,7% detenuto in UniCredit il valore supera i 15,7 miliardi. Si tratta di asset estremamente liquidi, inseriti peraltro in un settore attraversato da un intenso processo di consolidamento e che continua a esprimere potenziale valore industriale e finanziario.
Certo, l'ipotesi di uno scambio azionario tra carta UniCredit e carta Generali, evocata alcuni giorni fa e poi rapidamente tramontata, non rappresentava la soluzione ideale per una holding che avrebbe preferito la liquidità. Ma resta il fatto che si tratta di titoli che possono essere monetizzati sul mercato in tempi molto rapidi.
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