Lovaglio rassicura sulla concordia nel Cda di Mps

L’Ad al consiglio nazionale della Uil dei bancari a Venezia ostenta tranquillità dopo le voci di contrasti ai vertici. E accelera sul tragitto di «combinazione con Mediobanca»

Andrea D’ortenzio
Luigi Lovaglio. amministratore delagto di Mps
Luigi Lovaglio. amministratore delagto di Mps

A un mese dal cda che lo ha confermato amministratore delegato dopo la dibattuta vittoria sulla lista del consiglio in assemblea, Luigi Lovaglio ostenta tranquillità sul futuro della governance e sui rischi di paralisi. Conferma, anzi accelera, il percorso di «combinazione con Mediobanca» e ribadisce il ruolo di protagonista attivo della banca nello scacchiere del risiko dove «tutte le strade portano a Siena».

Al consiglio nazionale della Uilca, la Uil dei bancari, a Venezia il manager assicura la grande disponibilità per mantenere il buon clima di relazioni sindacali e con i dipendenti fin qui visto. Una «concordia», assicura ai cronisti che «c'è» e «c'è» stata anche all'interno del cda nelle ultime riunioni.

Dopo il suo ritorno al vertice di Siena infatti, le dimissioni del consigliere Fabrizio Palermo lo scorso 7 maggio (suo concorrente alla carica di ad) per «divergenze con la governance» avevano alimentato le voci di forti contrasti tra gli otto consiglieri della maggioranza, espressione della lista di Plt Holding, guidata dallo stesso ad e dal presidente Cesare Bisone, e i sei della minoranza espressione della lista del cda uscente (oltre a uno di Assogestioni).

Ora Lovaglio sembra lanciare un messaggio rassicurante anche a Francesco Gaetano Caltagirone che si era schierato per la lista del cda. Questi, in una recente intervista, ha chiesto di «non distruggere» la presenza di Mps a Siena e non cancellare l'ultimo polo bancario del centro Italia attraverso una fusione con Bpm che sposterebbe il baricentro a Milano. «Siamo ben attrezzati per il futuro» e «aggiungerei, mi sento di dirlo, che oramai tutte le strade portano a Siena» scandisce a chiusura del suo intervento Lovaglio.

L'ad crede infatti che in tempi così turbolenti la dimensione sia un valore aggiunto. Questa era la logica alla base anche dell'acquisizione di Mediobanca che ha il vantaggio, dice, di differenziare le fonti di ricavi: aggiungendo quelli da corporate e private a quelli della rete commerciale del Monte e ai 500 milioni di dividendi della quota in Generali. La rete e i dipendenti sono stati alla base del rilancio della banca nel momento più difficile, assicura, e vedrà sempre, pur con nuove tecnologie, il mantenimento delle «relazioni forti con il cliente»Il sostegno dei sindacati, dice il segretario generale Fulvio Furlan, per il piano di rilancio non è mancato e ora si ha «una prospettiva stabile e una garanzia di continuità» importanti. Oltre alla fusione con il BancoBpm, (azionista del Monte e a sua volta partecipato dal Credit Agricole) grandi alternative non sembrano esserci.

Il panorama bancario vede Unicredit impegnato su Commerzbank mentre Bper, reduce da una serrata serie di acquisizioni, l'ultima delle quali è Popolare Sondrio nel 2025, sembra concentrarsi sul consolidamento. L'ad Gianni Franco Papa: non «bisogna mai dire mai».

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