Intesa su Mps ridisegna il Nordest Tra sportelli, risparmio e assunzioni

Nell’area 81 filiali integrate nel gruppo guidato da Messina, 73 a Unipol-Bper Il piano punta a creare un colosso da circa 2.000 miliardi di masse Le 6.800 uscite volontarie compensate da altrettanti ingressi di giovani

Luigi Dell’olio

 

 

L'offerta di Intesa Sanpaolo per acquisire il controllo del Montepaschi promette di ridisegnare profondamente non solo gli equilibri finanziari nazionali, ma anche il tessuto economico del Nordest.

L'operazione strategica, che punta alla creazione di un colosso nella gestione dei risparmi capace di gestire circa 2 mila miliardi di euro di attività finanziarie della clientela entro il 2029, include un accordo vincolante con Unipol Assicurazioni per la cessione per cassa di un’entità bancaria contenente circa 635 filiali, le relative strutture centrali e il marchio Mps, per sfuggire alle attese limitazioni dal fronte Antitrust.

Al netto di questo massiccio travaso verso la compagnia assicurativa, la banca guidata da Carlo Messina manterrebbe all'interno del proprio perimetro di gruppo esclusivamente circa 625 sportelli dell’istituto senese e 107 filiali di Mediobanca, innescando ricadute per il territorio del Triveneto.

Un elemento di forte rassicurazione per il tessuto produttivo e sociale del territorio risiede nel richiamo esplicito che i vertici della banca fanno al proprio passato recente.

Nei documenti ufficiali di presentazione del piano, Intesa garantisce che si tratterebbe di un’operazione priva di rischi di integrazione in virtù del suo track record nella gestione di aggregazioni complesse, citando in modo diretto l'esperienza di successo acquisita con l'assorbimento delle banche venete. Il che garantirebbe stabilità operativa al Nordest, in linea con l'obiettivo di rafforzare la leadership nelle aree più dinamiche.

Traducendo la strategia di espansione in numeri concreti, la mappa della nuova rete distributiva non ceduta a Unipol evidenzia un peso specifico notevole per questa specifica area geografica.

Delle filiali del Monte dei Paschi di Siena che verrebbero integrate e mantenute sotto l'insegna di Intesa Sanpaolo, ben 81 si trovano in Veneto (73 finiranno sotto Unipol-Bper). Senza dimenticare le nove filiali di Mediobanca in regione, considerato che Mps ha acquisito nei mesi scorsi il controllo di Piazzetta Cuccia. Con questa mossa la quota di mercato di Intesa Sanpaolo salirebbe nel Veneto tra il 17,5% e il 20%, in Friuli Venezia Giulia tra il 10 e il 15%. Questa capillarità territoriale sarebbe dichiaratamente funzionale a intercettare l'elevato tasso di risparmio del territorio e a conseguire l'obiettivo di valorizzare le eccellenze locali.

L'impatto sul tessuto imprenditoriale triveneto, tradizionalmente caratterizzato da pmi e da grandi patrimoni familiari, sarebbe potenziato dalla convergenza tra i servizi di gestione degli investimenti e le piattaforme di supporto per le aziende. L'integrazione consentirebbe, infatti, di fare leva sul modello di servizio specializzato sviluppato Mediobanca/Mps per gli imprenditori della fascia più facoltosa, incrociando queste competenze con le sinergie attese nel perimetro del wealth management e del corporate & investment banking.

Infine, un aspetto cruciale per il mantenimento dell'equilibrio socio-economico del Triveneto riguarda le ricadute di natura occupazionale. Il piano di aggregazione, pur essendo stato concepito per estrarre circa 2,9 miliardi di euro di sinergie annue a regime entro il 2029, sarebbe strutturato per realizzarsi senza generare alcun costo sociale e senza alcun impatto traumatico. Intesa Sanpaolo avrebbe infatti programmato un massiccio ricambio generazionale basato unicamente su uscite volontarie, stimando l'uscita di ulteriori 6.800 dipendenti a livello nazionale che sarebbero integralmente bilanciate dall'assunzione di altrettanti giovani.

Questa dinamica, secondo quanto assicurato dagli offerenti, apporterebbe nuove energie e un rinnovamento delle competenze a livello locale, confermando l'impegno storico del gruppo bancario nel supportare concretamente l'economia reale, l'impatto sociale e le comunità in cui opera quotidianamente.

Intanto, sul tema sono da segnalare le parole pronunciate dal presidente di Unipol, Carlo Cimbri, in merito alle preoccupazioni espresse dalla Commissione banche del Senato sul destino dei dipendenti di Mps dopo l'Opas di Intesa. «Tutte le domande sul territorio sono premature. Per quanto riguarda le persone che lavorano in filiale, seguiranno le filiali. Sulle centrali avremo necessità di vedere dall'interno chi le prenderà una parte e chi l'altra. Ora non abbiamo elementi per rispondere».

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