Generali da record a Piazza Affari, dopo la scalata di Intesa a Mps
L’annuncio di Carlo Messina che la banca milanese non presenterà liste per il futuro Cda del Leone triestino riaccende la speculazione sulle mosse degli altri soci

«A me quello che interessa è l'utile netto di Generali e che questo cresca. A me non interessa fare liste per il consiglio di amministrazione». Quando lunedì scorso ha presentato l’offerta di Intesa Sanpaolo per il Monte Paschi di Siena, il numero uno dell’istituto milanese Carlo Messina ha subito messo in chiaro quale sarà l’orientamento sulla più prestigiosa tra le partecipazioni dell’istituto toscano, quel 13,2 per cento controllato – via Mediobanca - nelle Generali di Trieste.
«A me interessa che l’azienda generi utile, a me non interessa fare liste per il consiglio di amministrazione», ha detto Messina a proposito di uno dei temi più delicati della finanza italiana, ovvero il comando del Leone, una partita su cui si sono già più volte scottati i soci del Monte – la Delfin della famiglia Del Vecchio e soprattutto il costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone - che per prendere il controllo di Trieste un anno e mezzo fa avevano voluto la scalata a Mediobanca, salvo poi dividersi la prima volta che c’è stato da nominare il cda del Monte stesso, fresco conquistatore di Mediobanca e da lì, in prospettiva, di Generali.
Questa posizione serve a Intesa anche per affrontare un’altra questione, il fatto che il gruppo bancario sia già oggi un importante attore nel settore assicurativo, addirittura il numero due nel settore vita proprio dopo Generali. Come ha ricostruito il Sole 24 Ore, la soluzione individuata è quella di esprimere un unico consigliere nel consiglio di Generali, senza gestire il gruppo: un modo per non sollevare obiezioni da parte delle autorità Antitrust e, allo stesso tempo, per poter far rientrare la partecipazione tra quelle “a influenza notevole”, contabilizzandola in bilancio a patrimonio netto, senza la necessità di consolidarla.
Se questo è l’orientamento della banca di Carlo Messina, l’andamento in Borsa del titolo Generali suggerisce però che il mercato scommetta sul fatto che gli equilibri al vertice del gruppo possano tornare in discussione dopo l’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps. Le azioni anche ieri hanno ritoccato nuovamente i massimi dei due giorni precedenti, chiudendo sopra la soglia dei 41 euro (+ 0,74 per cento a 41,05), ben sopra i 38,81 euro di venerdì scorso, prima che Messina scoprisse le sue carte.
I motivi di questa corsa sono diversi. Da una parte c’è la considerazione che UniCredit, pur impegnata in Germania nella conquista di Commerzbank, non possa essere felice dell’operazione congegnata da Messina, che di fatto rafforza il gruppo Bper – che verrà ribattezzato Monte dei Paschi, perdendo il riferimento a “Siena” – proprio nei territori come Lombardia e Veneto, dove UniCredit aveva mostrato di voler crescere con il tentativo di scalata tentato l’anno scorso su Banco Bpm, e fatto deragliare dal governo con l’uso del golden power. Di qui l’attesa che UniCredit possa reagire con una sua mossa, magari nuovamente con Banco Bpm, e che la presenza di entrambi i colossi nel capitale delle Generali – l’istituto guidato da Andrea Orcel ha quasi il 9 per cento – trasformi il gruppo assicurativo in un ulteriore terreno di confronto fra Intesa e UniCredit stessa.
L’altro motivo è che l’intenzione annunciata da Intesa di “congelare” la propria partecipazione, almeno ai fini della nomina del consiglio di amministrazione, possa finire per rimettere in gioco le ambizioni di altri soci. Delfin, anche se al momento è alle prese con la sistemazione delle quote con il rafforzamento del ruolo di Leonardo Maria Del Vecchio, sostenuto nella sua salita dal 12,5 al 37,5 per cento del capitale della holding con un finanziamento da 11 miliardi che vede anche UniCredit tra gli organizzatori, è ferma da qualche tempo poco sopra il 10 per cento, ma in passato aveva manifestato l’interesse a salire fino a ridosso del 20 per cento. Caltagirone, oggi azionista con il 6,3 per cento, incasserà dall’Opas di Intesa Sanpaolo un controvalore in azioni e in cash di circa 3 miliardi di euro e potrebbe decidere di destinare parte di queste risorse per incrementare ulteriormente la sua partecipazione proprio in Generali, in vista dell’assemblea della primavera 2028 dove a Trieste verrà nominato il nuovo consiglio di amministrazione.
In questo quadro, va detto che la strada da percorrere per arrivare al momento decisivo è ancora lunga, anche perché l’Opas sul Monte Paschi è appena stata annunciata e ci vorranno mesi perché possa arrivare al traguardo. Le partecipazioni, come suggerisce la fibrillazione in Borsa, potrebbero cambiare ancora e delinearsi nuovi schieramenti. Sul fatto che Intesa Sanpaolo intenda comunque giocare fino in fondo il suo ruolo di stabilizzatore dell’azionariato di Generali, al di là della presenza in consiglio di amministrazione, non sembra avere dubbi il padre nobile del gruppo bancario, Giuseppe Guzzetti, che da presidente della Fondazione Cariplo giocò un ruolo decisivo nel suo processo di crescita: «La quota di Generali non verrà venduta e la società non finirà nella bufera», ha detto ieri in un’intervista a La Stampa, spiegando che fino a qualche mese fa, quando Carlo Messina si chiamava fuori dal risiko, «era proprio per evitare tensioni distruttive».
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