Il Monte fonderà Mediobanca, Generali resta nel perimetro
Si definiscono i contorni del risiko bancario italiano. Via libera del cda anche al delisting: sinergie per 700 milioni Una nuova società per il brand dell’istituto e la quota nel Leone

C’è un momento in cui la storia smette di essere un archivio e diventa un cantiere.
Per il sistema bancario italiano quel momento è stato ieri, ha il timbro antico di Siena e il nome moderno di una decisione industriale che rompe gli equilibri: Monte dei Paschi ingloba Mediobanca e, così facendo, riscrive la geografia del capitalismo finanziario nazionale.
Il consiglio di amministrazione del gruppo bancario guidato da Luigi Lovaglio ha dato il via libera alla fusione per incorporazione di Piazzetta Cuccia e al conseguente delisting da Piazza Affari.
Non è un’operazione come le altre, per quanto annunciata sin dal principio di questo risiko bancario, ormai oltre 12 mesi or sono.
È la fine, almeno nella forma conosciuta per decenni, di un centro di potere – Piazzetta Cuccia – che ha rappresentato una delle architravi del capitalismo italiano, e insieme l’inizio di un nuovo modello accentrato, dove la banca commerciale si dota in casa di una macchina sofisticata di corporate & investment banking e private banking.
Il progetto ha i contorni già noti: le attività ad alto valore aggiunto – advisory, finanza straordinaria, gestione della clientela più patrimonializzata – confluiranno in una società dedicata, non quotata, controllata al 100% da Mps, che conserverà il nome Mediobanca.
«Un brand di altissimo valore con un patrimonio unico di competenze e sinonimo di eccellenza nei servizi di consulenza alle imprese e ai privati» recita la nota stampa.
Dentro questo perimetro finirà anche la partecipazione del 13% in Assicurazioni Generali.
Mentre uscirà Compass e Premier, il braccio operativo per la clientela affluent di Mediobanca che andrà insieme a Widiba: entrambe le divisioni sono ritenute avere più senso industriale dentro al perimetro del Monte Paschi.
Il senso è massimizzare le sinergie industriali e valorizzare competenze e relazioni in un modello specializzato e integrato.
Ma la lettura non può fermarsi qui. È un cambio di paradigma che chiude una stagione iniziata nel dopoguerra, quando Mediobanca nasceva per sostenere l’industria italiana e ne diventava, nel tempo, il crocevia delle grandi partite.
Oggi quella funzione non scompare, ma cambia logica: da arbitro a ingranaggio.
La banca senese ha concluso l’offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) su Piazzetta Cuccia con una quota molto significativa — circa l’86,3% del capitale — ma non sufficiente a garantire automaticamente il delisting da Piazza Affari.
Per questo la decisione di procedere alla fusione per incorporazione in Siena.
Le sinergie di ricavi, costi e raccolta erano state individuate nel prospetto informativo in 700 milioni: con il delisting di Piazzetta Cuccia e la piena integrazione questi miglioramenti saranno a regime in tempi più rapidi. —
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