Delfin, Benetton e Girondi al centro del risiko bancario
La famiglia Del Vecchio è uno dei soci decisivi della contesa su Mps. Sullo sfondo anche Edizione, che si prepara a un riassetto interno per l’esercizio del diritto di uscita a cui potrebbe partecipare il ramo legato a Giuliana Benetton, titolare del 25 per cento del capitale

Un’operazione amichevole per gli azionisti, l’ha definita Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo. «Abbiamo ottimi rapporti con Delfin e Caltagirone e la mia aspettativa è che possano avere un atteggiamento positivo», ha poi aggiunto il banchiere. «Mi aspetto che possiamo raggiungere facilmente quel livello e avere il controllo dell'assemblea straordinaria».
Pur riconoscendo che l'operazione non è stata concordata con il management di Siena e può quindi essere considerata tecnicamente non amichevole, secondo Messina gli investitori troverebbero nell'offerta elementi difficilmente trascurabili: una componente cash immediata, assenza di rischi esecutivi e una governance stabile.
La trama di questa partita è tuttavia degna dei migliori scacchisti. Il genio di Agordo aveva immaginato un disegno strategico che passava da Mediobanca e arrivava fino alle Generali. E oggi la cassaforte lussemburghese che custodisce quella fortuna miliardaria resta al centro di un intreccio di partecipazioni che la rende inevitabilmente protagonista di ogni riassetto del sistema finanziario nazionale: circa il 17,5% di Mps, il 10% delle Generali e una quota pari a circa il 2,7% di UniCredit.
Ufficialmente da Delfin arriva soltanto un «no comment».
La cassaforte di Delfin
La holding guidata da Francesco Milleri preferisce osservare gli sviluppi senza esporsi. La prudenza è anche legata anche a una complessa fase interna. Delfin è infatti impegnata nel riassetto dell'eredità Del Vecchio. Leonardo Maria Del Vecchio ha esercitato il diritto di prelazione sulle quote dei fratelli Luca e Paola e punta a salire fino al 37,5% della holding. Un'operazione dal valore stimato di circa 10 miliardi di euro che vede, secondo quanto emerso, il supporto finanziario di UniCredit.
In questo contesto la partecipazione in Mps assume un valore che va ben oltre il semplice peso percentuale. Se UniCredit dovesse decidere di muoversi sul Monte o se Siena tentasse di riattivare il progetto di aggregazione con Banco Bpm — ipotesi che richiederebbe comunque il passaggio assembleare a causa della passivity rule e che dovrebbe fare i conti con la presenza di Crédit Agricole nel capitale di Piazza Meda — per Delfin diventerebbe difficile limitarsi al ruolo di spettatore.
Anche l'aspetto finanziario dell'Opas non è irrilevante. La componente cash prevista dall'offerta consentirebbe infatti a Delfin di incassare immediatamente circa 200 milioni di euro. Una liquidità che potrebbe essere redistribuita o riallocata in funzione delle future scelte strategiche della holding.
Il riassetto di Edizione pone nuove questioni
Ma Delfin non è l'unica cassaforte chiamata a valutare le proprie mosse.
Tra luglio e novembre 2026 si aprirà infatti l'unica finestra prevista dal nuovo statuto di Edizione per consentire agli azionisti di esercitare il diritto di uscita dalla holding della famiglia Benetton. A valutare l'opzione sarebbe il ramo riconducibile a Giuliana Benetton, titolare del 25% del capitale, una quota che ai valori correnti vale circa 3 miliardi di euro.
Nessuna decisione sarebbe stata ancora assunta. Anche Edizione, tuttavia, è coinvolta indirettamente negli equilibri della partita. La holding possiede infatti quasi il 5% delle Generali e l'1,4% del capitale del Monte.
Tra gli altri azionisti veneti della banca senese figurano inoltre l'imprenditore Giorgio Girondi, fondatore di Ufi Filters, con una quota stimata intorno all'1,5%, e Massimo Malvestio attraverso i fondi Praude con circa lo 0,8%.
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