Del Vecchio jr svela i debiti: «Ammontano a 950 milioni»
L’erede interviene per fare il punto sull’esposizione sua e della holding Lmdv. «Cinquecento milioni di affidamenti personali. Nessuna posizione scaduta». I fratelli Luca e Paola potrebbero chiedergli il conto delle quote non acquistate

Leonardo Maria Del Vecchio resta al centro dell’attenzione mediatica tra precisazioni sulla propria situazione debitoria, voci di ricomposizione delle tensioni con gli altri eredi e nuove interviste.
Ieri Lmdv Capital, il family office dell'imprenditore, ha pubblicato una nota per fare chiarezza dopo giorni in cui si sono rincorse numerose indiscrezioni sulla sua esposizione finanziaria.
Leonardo Maria dispone di affidamenti nell’ordine di 500 milioni di euro presso primari istituti bancari. Su un patrimonio personale stimato in circa 6 miliardi di euro, la cifra è inferiore al 10% del totale e lontana dalla soglia del 30% che in casi simili viene considerata fisiologica.
Tecnicamente, viene evidenziato, non si tratta di un debito d'impresa da ripagare con flussi di cassa futuri, bensì di un’operazione di “lombardizzazione”, ovvero di liquidità ottenuta dando in garanzia titoli già posseduti.
Per quanto riguarda la sfera aziendale, prosegue la nota, il debito fa capo alle singole società operative in base alla loro capacità di servizio, come nel caso di Lmdv Capital che ha in essere un finanziamento con CA Indosuez integralmente garantito dal portafoglio di investimenti.
«Sommando l’esposizione personale, la linea di credito del family office e le posizioni assistite da beni reali tramite mutui e leasing, l'indebitamento effettivo ammonta complessivamente a 950 milioni», si legge ancora.
La lettera diffusa dalla società evidenzia che le cifre multimiliardarie circolate nei media scaturiscono dall’inclusione errata dei crediti di firma, che sono semplici garanzie e non erogazioni di liquidità, e dall’aver qualificato come “private debt” le quote apportate dai co-investitori privati nelle varie iniziative. La nota aggiunge che tutte le esposizioni sono coperte e non risultano posizioni scadute o non onorate.
Parallelamente alle questioni di bilancio, la situazione familiare attorno alla holding Delfin registra nuove frizioni.
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, i fratelli Luca e Paola Del Vecchio starebbero presentando il conto a Leonardo Maria, richiedendo una somma pari a 500 milioni di euro.
La vicenda nasce dal mancato acquisto da parte di Leonardo Maria delle quote della cassaforte lussemburghese detenute dai due fratelli, un'operazione che non è giunta a conclusione e che ora rischia di trasferirsi nelle sedi arbitrali per l'attivazione delle penali previste.
Delle ragioni alla base di questi tentativi di riassetto e della sua posizione finanziaria ha parlato lo stesso Leonardo Maria sul settimanale Chi.
L'imprenditore ha raccontato di aver combattuto a lungo affinché venisse rispettato «il testamento di suo padre, il quale prevedeva diverse fasi, l'ultima delle quali consisteva proprio nell'opportunità di rilevare le quote degli altri azionisti per garantire una direzione unitaria ed evitare scontri».
Del Vecchio ha spiegato di essersi mostrato pronto a esporsi finanziariamente e di aver tentato di chiudere la trattativa per tre volte senza successo, lamentando di non essere stato messo in condizione di farlo.
«Dopo quattro anni posso dire di aver mantenuto la promessa che ho fatto a mio padre. Perché più di così, più di indebitarmi per 10 miliardi, non potevo fare. E ci avrebbero guadagnato tutti in ogni caso».
La promessa consisteva nel mettere sempre al primo posto il bene dell’azienda, anche a costo di sacrificare la propria vita personale e professionale.
Questa linea di condotta si riflette anche sulle sue recenti dimissioni dagli incarichi operativi all'interno di EssilorLuxottica.
Nell'intervista ha quindi ribadito che l'azienda ha sempre creduto in lui e continua a farlo. «Sono andato via perché non posso essere a capo di strategie che non condivido. L'ho fatto perché nella mia visione il cuore è Agordo, le persone, le generazioni, lì ho visto nascere il successo del gruppo».
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