Caltagirone: «Rinuncio ai poteri di voto in assemblea di Mps e Generali»
L’annuncio del costruttore dopo le perquisizioni dei pm: «Sulle delibere a decidere saranno i cda in modo collegiale»

Francesco Gaetano Caltagirone rinuncia ai poteri delegati per l’esecuzione del voto nelle assemblee di Banca Monte dei Paschi di Siena e di Assicurazioni Generali. Il costruttore romano azionista di peso nel capitale di Mps, con oltre il 10,2%, e di Generali con il 6,2%, sceglie la linea della prudenza. Una decisione formale assunta – come si legge nella nota del board della holding Caltagirone – per «evitare ogni possibile strumentalizzazione dannosa» nella gestione delle partecipazioni strategiche del gruppo.
La decisione è arrivata ieri sera al termine di una riunione del cda convocata per esaminare nel dettaglio il decreto di perquisizione e sequestro notificato il 27 novembre dalla Procura di Milano, nell’ambito delle indagini sull’inchiesta che vede indagato Caltagirone per manipolazione di mercato e ostacolo all’attività di vigilanza, insieme all’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio e a Francesco Milleri, presidente di Delfin - in relazione al presunto concerto nella scalata a Mediobanca. L’analisi che il cda di Caltagirone definisce «approfondita» respinge le contestazioni formulate dagli inquirenti.
Per rafforzare i presidi di governance, afferma il documento, il cda del gruppo Caltagirone ha dunque stabilito che ogni eventuale determinazione di voto nelle assemblee di Mps e Generali venga sottoposta preventivamente al parere del comitato degli amministratori indipendenti, secondo le procedure previste per le operazioni con parti correlate di maggiore rilevanza. Il processo potrà avvalersi anche di consulenti esterni e si concluderà con una delibera collegiale del board. Le decisioni assunte e i pareri espressi dal comitato saranno inoltre comunicati alle società controllate, affinché possano tenerne conto nelle rispettive valutazioni.
Sul piano sostanziale, il cda ha ribadito la correttezza dei comportamenti del presidente. A partire dal capitolo Mediobanca, dove – si legge nella nota – gli acquisti di azioni da parte di Delfin e del Gruppo Caltagirone «non sono stati coordinati», ma si sono differenziati per anni, entità e tempistiche. Stessa linea sull’ipotesi di voto concordato nelle assemblee di Piazzetta Cuccia. Respinta anche l’accusa di omissione dell’Opa su Mediobanca.
Analogamente, il cda contesta la presunta identità delle offerte presentate da Delfin e Caltagirone nell’Accelerated Book-Building con cui il Mef ha ceduto una quota di Mps: diverse le quantità richieste (3,5% contro 2,5%) e diverso il prezzo, con l’offerta del Gruppo Caltagirone a premio di oltre il 5%. Quanto all’Ops di Mps, recita ancora la nota, nel documento si afferma che i consiglieri espressione del gruppo hanno abbandonato volontariamente la seduta decisiva, rinunciando al voto.
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