Bpm frena sull’offerta Mps: «Non è una fusione tra pari»

Il Cda unanime prende le distanze dall’operazione da oltre 25 miliardi. Compatto anche il fronte Crédit Agricole, primo socio con il 29,3% dell’istituto. Ora tocca al board del Leone valutare l’offerta parallela su Banca Generali

Luigi Dell’olio

 

Non una chiusura netta, ma quanto meno una presa di distanza. Può essere letta così la decisione assunta dal consiglio d’amministrazione di Banco Bpm, riunitosi ieri per esaminare l’Offerta pubblica di scambio avanzata dal Monte Paschi di Siena. Il board fa sapere di aver preso atto «dell’offerta, promossa su iniziativa di Mps senza essere stata previamente concordata con Banco Bpm né da quest’ultima sollecitata», e ha rilevato che l’offerta «per sua natura rappresenta un’operazione strutturalmente diversa da quella proposta da Banco Bpm a Mps con la lettera del 7 giugno 2026 in quanto si configura come un’acquisizione, non una fusione tra le due banche».

La proposta di giugno era strutturata come ipotesi di aggregazione, impostata come una fusione tra pari. L'obiettivo dichiarato era creare un polo bancario italiano di grandi dimensioni e valorizzare le fabbriche prodotto. La proposta non indicava un concambio dettagliato, né una struttura di governance definita o condizioni vincolanti ed era stata letta da alcuni analisti soprattutto come una mossa del Banco per restare nella partita, considerato che di lì a poche ore Intesa Sanpaolo sarebbe uscita allo scoperto con un’Opas sulla stessa Mps. Sta di fatto che da Siena la «lettera d’amore» (per richiamare l’espressione usata dal Ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina) proveniente dal Banco non è stata tenuta in grande considerazione da Siena, che ha deliberato il lancio di un’Offerta pubblica di scambio non sollecitata da oltre 25 miliardi di euro su Banco Bpm (unitamente a un’offerta su Banca Generali). Mps propone un concambio di 1,567 nuove azioni Mps per ogni azione dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna.

Un’offerta che «non presenta un premio per gli azionisti di Banco Bpm», sottolinea la nota diffusa ieri dalla banca nata dalla fusione tra il Banco Popolare di Verona e la Popolare di Milano, a rimarcare la differenza con l’offerta su Banca Generali, che invece valorizza la banca del Leone il 10% in più rispetto alla chiusura di Borsa pre-offerta. «Il consiglio di amministrazione effettuerà le valutazioni di propria competenza sull’offerta e renderà note le proprie determinazioni al riguardo nei termini e con le modalità previsti dalla normativa applicabile», aggiunge la nota, rinviando dunque più in là per la decisione finale.

La delibera, ha detto il consigliere Domenico Siniscalco lasciando la sede della banca, è stata adottata all'unanimità. A un giornalista che gli chiedeva conferma sulla durata ridotta dell’incontro, l’ex-ministro dell’Economia ha risposto: «Sì perché eravamo tutti d'accordo». Un’affermazione sintetica, ma significativa in quanto nel board sono presenti quattro membri dell’azionista francese (tra cui lo stesso Siniscalco), che ha la maggioranza relativa con il 29,3% del capitale. Già in occasione delle avances del Banco a Rocca Salimbeni, i vertici della Banque Verte erano apparsi prudenti. Parlando con la stampa francese in occasione della pubblicazione della semestrale, il Ceo Olivier Gavalda aveva detto di non essere in grado di valutare se un’intesa simile avrebbe creato valore per gli azionisti, mentre il vice ad Jérôme Grivet aveva rivendicato il peso decisionale del gruppo: «Nulla può essere fatto contro di noi o senza di noi».

Se l'Ops di Mps dovesse andare in porto, Crédit Agricole vedrebbe la propria quota diluirsi, diventando il primo socio del nuovo super-gruppo bancario con una partecipazione stimata attorno all'11%, ma dovrebbe rinunciare all’opzione preferita di integrazione tra il Banco e le attività dell'Agricole in Italia. Al momento non vi è in agenda un Cda dell’istituto parigino, mentre nei prossimi giorni è atteso un Cda di Generali, chiamato a verificare non solo se la proposta di Siena valorizza adeguatamente Banca Generali, ma anche eventuali nuove opportunità di business nel bancassurance e il suo ruolo nel polo finanziario che potrebbe nascere.

 

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